Il mondo enologico è in continua evoluzione, complice un quadro climatico altamente instabile e problematico che sta costringendo i viticoltori a prendere decisioni complesse, spesso senza disporre degli strumenti necessari per affrontarle con la dovuta consapevolezza. Sebbene la conoscenza analitica di un vitigno rappresenti un’imprescindibile punto di partenza, non è sufficiente a prevedere l’effetto di certe scelte sul risultato finale. Di qui l’importanza di verificare la correttezza delle ipotesi che emergono da un pregevole mix di esperienza e competenza attraverso la vinificazione su piccola scala, con l’obiettivo di riprodurre – nel modo più fedele possibile – ciò che avviene nelle grandi cantine, imitandone tanto le tecniche quanto le attrezzature.
Il 5 ottobre è stato inaugurato a Erbusco un laboratorio di microvinificazione che nasce dalla collaborazione tra l’Accademia Symposium e il Consorzio Franciacorta, finanziato nell’ambito del bando Pnrr per il potenziamento dei laboratori degli Istituti Tecnologici Superiori. Negli spazi messi a disposizione dall’Istituto Oeno Italia sarà svolta l’attività di microvinificazione, in cui verrà utilizzata l’uva proveniente dai vigneti sperimentali avviati nel 2016 nella località Cà Marone, nell’areale Docg. Un’opportunità per lo sviluppo di tecniche vitivinicole avanzate e al contempo un supporto concreto per la formazione delle future generazioni di professionisti del settore.
Nell’area destinata alla cantina sperimentale è stata infatti allestita una linea di sboccatura e confezionamento, che coinvolgerà gli allievi dell’Accademia in prima persona: le cantine partner forniranno il vino necessario alle esercitazioni, durante le quali gli studenti avranno l’occasione di apprendere direttamente sul campo le fasi più critiche del ciclo di produzione del Franciacorta.
Con la vendemmia 2024, anche le operazioni di microvinificazione si sono trasferite nel laboratorio di Erbusco, dove sono previste centinaia di prove che daranno seguito agli studi avviati presso il Centro di Ricerca della Fondazione Edmund Mach di San Michele all’Adige, che ha sostenuto le sperimentazioni del Consorzio fino all’apertura di questo nuovo spazio strategico su suolo franciacortino. Le selezioni clonali e il miglioramento genetico dell’Erbamat, insieme agli studi sui vitigni “tolleranti”, continueranno a rappresentare una priorità per il gruppo R&D guidato da Mario Falcetti.
Sono proprio le ricerche condotte su scala ridotta ad aver giocato un ruolo chiave nella salvaguardia dell’Erbamat, il vitigno autoctono che nel 2017 è entrato a far parte del disciplinare di produzione della Docg bresciana. Il lavoro di selezione clonale avviato nel 2010 ha così contribuito a preservare questo vitigno autoctono, migliorando al contempo il profilo aromatico del metodo classico, che ha guadagnato maggiore complessità olfattiva e una freschezza gustativa più marcata.
La naturale evoluzione di questo importante traguardo nella storia della denominazione è stato il progetto di miglioramento genetico dell’Erbamat, avviato nel 2015 con l’obiettivo di renderlo più adatto alle sfide del cambiamento climatico. Sono state condotte tre annate di autofecondazione, accompagnate parallelamente da un piano di incroci con lo Chardonnay per combinare i punti di forza di entrambe le varietà, per avvicinarsi agli standard qualitativi di una base Franciacorta. Le piante che hanno mostrato le caratteristiche migliori sono state selezionate per la realizzazione del vigneto sperimentale di Erbusco che oggi conta più di cinquanta genotipi, in costante monitoraggio anche grazie alle attività di microvinificazione, che da quest’anno si svolgeranno in loco.
Gli incroci possono rivelarsi cruciali anche nella lotta contro le malattie fungine, come la peronospora e l’oidio. Nell’ottica di rendere i vigneti sempre più sostenibili, i produttori stanno infatti valutando l’introduzione di vitigni noti come PIWI – dal tedesco pilzwiderstandfähig, ovvero resistenti ai funghi – che consentirebbe di ridurre le applicazioni dei fungicidi fino al settanta per cento, a seconda delle condizioni climatiche.
Queste varietà derivano da incroci con vitigni di origine americana e asiatica resistenti in modo geneticamente innato, il cui genoma viene però diluito in modo esponenziale nel corso delle generazioni successive, lasciando negli individui selezionati il carattere di tolleranza (alcuni interventi mirati contro le principali malattie fungine restano comunque necessari) e poche altre caratteristiche, tendenzialmente trascurabili.
In Franciacorta sono attualmente in fase di test nove selezioni “tolleranti”, frutto della collaborazione tra il Consorzio e la Fondazione Edmund Mach, che ha realizzato una campagna di incrocio tra l’Erbamat e diversi genitori portatori di resistenza. Un lavoro di ricerca lungo e complesso che ha bisogno di anni per rivelare pienamente il suo potenziale. Un motivo in più per agire senza indugio, perché il futuro dell’ambiente e del vino dipende dalla ricerca scientifica più di quanto si tenda a immaginare.
