Tra le novità inserite nella bozza della legge di bilancio approvata dal governo, c’è l’allungamento da due a tre dei mesi di congedo parentale indennizzati all’80 per cento dello stipendio. Parliamo dei congedi facoltativi per madri e padri – oltre a quelli obbligatori – che di norma vengono pagati al 30 per cento. Quest’anno, per effetto della scorsa manovra, i mesi pagati all’80 per cento – solo per i lavoratori dipendenti – sono saliti a due. Nel 2025 dovrebbero quindi aumentare a tre, diventando strutturali. Da usare entro i primi sei anni del bimbo o bimba.
La logica dietro queste misure è favorire il bilanciamento tra lavoro e vita privata, ma soprattutto incentivare l’uso del congedo facoltativo da parte dei padri, che in Italia hanno un congedo obbligatorio di soli dieci giorni rispetto ai cinque mesi delle donne. E infatti, se il padre utilizza almeno tre mesi di congedo facoltativo, il totale per la coppia sale da dieci a undici mesi.
Tutto in teoria Nella realtà, però, i padri usano pochissimo il congedo facoltativo e sono ancora soprattutto le madri che continuano a chiederlo. L’uomo che si assenta dal lavoro per dedicarsi alla famiglia, insomma, resta un’eccezione.
Lavoce.info ha analizzato i dati di chi ha chiesto il congedo facoltativo prima e dopo l’aumento dell’indennità all’80 per cento. La percentuale delle madri che lo ha chiesto nel primo anno di vita del figlio è passata dal 53,68 al 57,45 per cento. I padri sono passati invece dal 3,29 al 4,11 per cento. Un aumento sì, ma piccolissimo, senza grandi effetti.
Guardando i dati Inps, viene fuori in effetti che nel 2023, tra i dipendenti, hanno chiesto il congedo facoltativo oltre 262mila donne contro i 95.945 uomini. I padri, tra l’altro, chiedono in media meno giorni: gli uomini si assentano 23 giorni all’anno contro una media di 54 giorni per le donne. Ma c’è anche una ragione economica: visto che il congedo parentale non è retribuito al cento per cento, per una famiglia è economicamente più conveniente che venga preso dal percettore di reddito più basso, generalmente la madre.
Nel 2022 quattro deputati di centrosinistra, Alessandro Fusacchia, Erasmo Palazzotto, Rossella Muroni e Lia Quartapelle, avevano presentato una proposta di legge per estendere il congedo di paternità obbligatorio pagato al cento per cento a tre mesi. Ma la legge, depositata alla Camera, non è stata mai approvata.
Non affollatevi Ci sono anche aziende che hanno aggiunto giorni di congedo nel pacchetto welfare per i padri. Ma anche in questi casi non si sono viste folle di papà in coda per fare domanda.
Il think tank Tortuga ha intervistato i papà assunti in 24 grandi aziende italiane che hanno introdotto la possibilità di chiedere congedi di paternità più lunghi rispetto ai dieci giorni obbligatori previsti. Ma solo il 71% ha chiesto il congedo aggiuntivo. E l’età fa la differenza: aderisce il 75% dei padri tra 30 e 39 anni, contro il 65% di quelli tra 40 e 49 anni. E la maggior parte non usa neanche tutti i giorni a disposizione. Il motivo principale sono le pressioni dei colleghi che non hanno usufruito del congedo, seguite dalla paura di ripercussioni negative sulla carriera.
La questione svedese Quest’anno ha compiuto cinquant’anni l’introduzione del congedo parentale paritario in Svezia, di cui avevamo parlato qualche mese fa qui su Forzalavoro. Nel 2023, nel Paese scandinavo solo il 18 per cento dei padri che hanno avuto figli nati nel 2017 non ha utilizzato alcuna indennità di congedo parentale.
«Ora c’è addirittura un po’ di stigmatizzazione sugli uomini che non prendono il congedo. È così radicato che essere un buon padre, un padre moderno, significa prendersi almeno un po’ di congedo», spiega a Bbc l’economista Ylva Moberg della Stockholm University.
Ma non è stato un passaggio immediato. Ci è voluto tempo. E anche in Svezia non è tutto rose e fiori, visto che i padri svedesi prendono ancora solo il 30 per cento dei giorni di congedo disponibili.
Lo stigma del congedo Oltre alle questioni culturali, che portano soprattutto le madri ad assentarsi dal lavoro e a fare lavori part-time persino nei Paesi più avanzati, esistono pressioni di genere anche per i padri.
Joan C. Williams, direttrice del Center for Work-Life Law dell’Università della California, ha parlato di stigma della flessibilità, che ha conseguenze diverse su uomini e donne.
In pratica, socialmente, ci si aspetta che le donne utilizzino di più soluzioni flessibili di lavoro e congedi per conciliare meglio gli impegni familiari e domestici. Ma se la richiesta arriva da parte degli uomini, viene spesso interpretata dai capi come una mancanza di impegno nel lavoro. Gli uomini che chiedono la flessibilità possono essere penalizzati, perché visti come più femminili, deviando dal loro ruolo tradizionale di capifamiglia impegnati fuori di casa. Secondo diversi studi, inoltre, gli uomini che prendono un congedo dopo la nascita di un figlio hanno maggiori probabilità di essere penalizzati e meno probabilità di essere promossi o ricevere aumenti.
In pratica: se le pressioni e le aspettative sulle donne non sono cambiate, lo stesso è successo per gli uomini.
A febbraio è circolata la notizia di un padre licenziato dopo aver preso tre giorni di congedo per permettere alla moglie infermiera di tornare al lavoro. L’azienda contestava che l’operaio, oltre a portare e ad andare a prendere la figlia a scuola, si era fermato al bar e a fare la spesa. Il tribunale di Perugia, con una delle prime pronunce che mette in luce la funzione del congedo parentale per la condivisione delle responsabilità di cura tra uomini e donne, ha condannato l’azienda a reintegrarlo e risarcirlo. Stabilendo che il congedo parentale prevede pure che il padre si occupi di comprare da mangiare per la famiglia. Benvenuti nel 2024.
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