Ricercatori per un giornoProteggere i delfini anche attraverso la citizen science

La Jonian Dolphin Conservation coinvolge i cittadini nelle campagne di avvistamento e analisi dei cetacei, utilizzando mezzi nautici equipaggiati con sonde multiparametriche, sistemi di ripresa video e idrofoni per approfondimenti di bioacustica

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Nel mar Mediterraneo sono presenti otto specie diverse di cetacei. Almeno sei si possono avvistare nel golfo di Taranto, in Puglia. Capodoglio, zifio, grampo, stenella striata, tursiope e delfino comune popolano le acque tarantine a partire dai venti metri di profondità. «Tursiope ore due», così un membro dell’associazione di ricerca Jonian Dolphin Conservation avverte la sua squadra che guarda il mare in silenzio a bordo di un catamarano. 

L’attesa è tutta riservata al rumore del soffio che arriva dallo sfiatatoio di un esemplare emerso in superficie per respirare. Per tursiope si intende una delle specie di delfino più iconiche al mondo. Abita nelle acque costiere della maggior parte dei paesi che si affacciano sul Mediterraneo, ma è presente anche al largo. Il team ha seguito l’animale mentre cacciava, riconoscendo dalla prua la sua pinna con i cannocchiali.

L’avvistamento infrange il silenzio sulla barca e ciascuno allora è impegnato in qualche attività. C’è chi fotografa la pinna dorsale dell’animale per stabilirne l’identità, chi monitora l’andamento della sua respirazione, chi prende nota del suo comportamento e chi registra le sue vocalizzazioni. Dopo qualche secondo, l’esemplare dà un colpo di coda, inarca il dorso, alza la pinna facendola uscire dall’acqua (l’occasione per scoprire la sua identità) e va via, riprendendo la sua caccia nei fondali.

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Si tratta di una giornata tipica della Jonian Dolphin Conservation, che dal 2009 è specializzata nello studio e nella salvaguardia dell’ambiente marino nello Ionio settentrionale. Non è detto che l’avvistamento dei cetacei avvenga durante ogni uscita in mare: l’osservazione avviene infatti in un contesto di libertà per gli animali, che non vengono avvicinati con la promessa di una ricompensa. Dopotutto il ricatto alimentare è alla base del concetto di cattività nei delfinari e nei parchi acquatici. Uno dei progetti che ha permesso al gruppo di ricerca di farsi conoscere dal grande pubblico si chiama “Ricercatori per un giorno”. 

Questa iniziativa di citizen science coinvolge i cittadini nelle campagne di avvistamento e analisi dei cetacei, utilizzando mezzi nautici equipaggiati con ecoscandaglio, strumento utile per individuare i banchi di pesci, sonde multiparametriche per lo studio dell’acqua, sistemi di ripresa video e idrofoni per approfondimenti di bioacustica. L’associazione è anche impegnata nella costruzione del Taranto dolphin sanctuary, il primo rifugio per i delfini provenienti da situazioni di cattività nel Mediterraneo, nonché il secondo al mondo dopo quello di Bali in Indonesia. 

Parliamo di un luogo per restituire ai cetacei che per anni hanno vissuto in cattività, una vita il più possibile simile a quella che avrebbero condotto nel loro habitat naturale. In quanto a delfinari, l’Europa detiene ancora un record in controtendenza rispetto alle scelte fatte in altre realtà internazionali. In Canada, per esempio, nel 2019 è stata approvata la cosiddetta Free Willy Law, che garantisce che l’attuale generazione di cetacei sarà l’ultima a vivere nei delfinari del paese. E anche la Francia si è mossa in questa direzione. Nel Regno Unito l’ultimo delfinario è stato chiuso nel 1993. 

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In Messico un anno fa è stato approvato un emendamento per modificare la legge sulla fauna selvatica nazionale e proibire lo sfruttamento di qualsiasi esemplare di mammifero marino. Allo stesso modo in altri paesi come Brasile, Norvegia e Lussemburgo, le condizioni stabilite dalla legislazione per tenere i cetacei in cattività sono così complesse da dissuadere ogni attività del genere. In Spagna e nelle sue isole, invece, al momento sono undici i parchi acquatici in attività dove i delfini vengono catturati in mare per essere confinati in vasche, nutriti con prodotti ittici scadenti, imbottiti con farmaci e costretti a esibirsi in performance innaturali. La stessa legge spagnola per la tutela dei diritti e del benessere animale, approvata lo scorso anno, escludeva proprio i cetacei e i cani da caccia dal suo intervento.

La Jonian Dolphin Conservation svolge un’attività di tutela della diversità biologica del Mediterraneo lavorando in rete con istituzioni nazionali ed internazionali, come sta accadendo per il progetto Dolph-kin con il Muséum national d’histoire naturelle di Parigi e con il Dipartimento di Biologia dell’Università di Bari. Con questo dipartimento inoltre, e in stretto rapporto con l’Institute of intelligent systems for automation del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr), è in allestimento un sistema di analisi dei cataloghi fotografici dei cetacei utili alla foto identificazione per migliorare le informazioni a disposizione sui loro aspetti comportamentali. 

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A supportare le iniziative dell’associazione ci sono anche gli spazi di Ketos, il centro euromediterraneo del mare e dei cetacei che rappresenta un punto di riferimento per la blue economy e la riqualificazione di luoghi abbandonati (come la sua sede Palazzo Amati, ndr) nel centro storico di Taranto. Nelle sale di Ketos, tra le altre cose, è possibile partecipare a sessioni di realtà virtuale e approfondimento al microscopio in laboratorio. 

Al termine della missione di avvistamento lungo le coste tarantine, i piccoli ricercatori per un giorno amano ripetere “esplorare gli animali con rispetto aiuta a comprenderli”. Una lezione che vale per tutte e tutti quelli che la Jonian Dolphin Conservation incontra ogni giorno, rendendo anche le comunità locali e le istituzioni complici nella tutela del mare.

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