Vietato l’accesso ai non addetti ai lavori Dieci cose che rendono molto nervoso il cuoco domestico

Ci sono cose che un ospite dovrebbe evitare di fare in casa altrui, e soprattutto nell’altrui cucina, dal toccacciare in giro al dare pareri non richiesti. Ecco un vademecum di cose che possono irritare chi ci ha invitato a cena

Foto di Kelli McClintock su Unsplash

Immaginiamo. Un invito a cena. Gli ospiti appena arrivati. La padrona (o il padrone) di casa sorridente. Un delizioso profumo che arriva dalla cucina, profumo di cose buone preparate con amore. La padrona (o il padrone) deve terminare alcuni passaggi di ricette che non possono essere pronte prima: far saltare qualcosa in padella, far dorare qualcos’altro al grill, impiattare un’ultima cosetta. Il suo sorriso ci dice che il lavoro è venuto bene, che è felice di vedere i suoi ospiti. E gli ospiti non glielo vogliono rovinare, quel sorriso: amici, parenti o semplici conoscenti, non c’è grado di confidenza che tenga. La cucina è un affare privato, e non sempre è gradito che ci si metta piede, mano o becco. Soprattutto ci sono gesti che possono portare davvero all’estenuazione il cuoco, anche se fatti completamente in buona fede.

Ho portato l’antipasto
No. Non hai portato l’antipasto, hai manifestato un comportamento impositivo sfogando un’ostilità latente nei confronti di chi cucina. Di chi ha studiato un menu calibrato, pensato in ogni dettaglio per essere equilibrato, perché ogni portata ceda il posto alla successiva in un naturale crescendo di sapori, in un tripudio di gioia per il palato. Tu non hai portato l’antipasto, hai dichiarato guerra. Potevi portare il dolce, una bottiglia di vino (in realtà è già scelto anche quello, con la guida di un sommelier), o meglio ancora un mazzo di fiori, innocuo. Potevi chiedere cosa portare, ma no, ti sei dovuto lasciar andare a una indesiderata manifestazione di personalità passivo-aggressiva.

Ho portato l’antipasto bis
Non solo l’hai portato, ma lo devi completare coram populo in casa del tuo ospite o, peggio ancora, nella sua cucina. Hai portato un salmone intero e del pancarrè. E ora vaghi chiedendo un angolino di spazio, un coltello ben affilato (e chiedi anche «Ma come fai a lavorare con questo?»), del burro («Non hai quello di centrifuga?»), un tostapane, un arricciaburro e un vassoio. Molte amicizie sono finite per molto meno.

Taglio i pomodori
Ma il problema non sono i pomodori in sé. È quella cosa che succede quando un ospite entra in cucina mentre il cuoco (o la cuoca) sta tagliando i pomodori: si guarda in giro, chiede «Posso dare una mano?» (e già partiamo con il piede sbagliato), il cuoco (o la cuoca) risponde «No grazie» (sintetico e chiaro), e l’ospite, tra quindicimila cose che potrebbe fare dice «Ti aiuto a tagliare i pomodori». «Lo sto già facendo io, non lo vedi? Ci sono altre cinquecento cose da fare, qui lo spazio è poco, mi daresti decisamente fastidio. Se proprio vuoi renderti utile porta fuori l’umido, così esci dalla mia cucina». La frase resta sospesa sulle labbra del cuoco(a) che non la pronuncia e con uno sforzo sovrumano sorride e sibila un «Grazie».

Ti faccio un po’ di compagnia
Michelangelo non socializzava mentre scolpiva la Pietà: partiamo quindi dall’assunto che il nostro anfitrione non abbia nessuna necessità di conversare mentre spadella. Se proprio vogliamo imporre la nostra presenza nel suo regno evitiamo di toccacciare ovunque, di mescolare le preparazioni sul fuoco, di abbassare la fiamma sotto la pentola o di alzarla, di togliere e mettere coperchi e soprattutto di offrire pareri non richiesti.

Io farei così
Pareri non richiesti, si diceva. Al padrone di casa non interessa come cucinava il purè tua nonna, e neanche come faceva il sugo tua zia, non vuole sapere niente delle tue teorie sull’uso del grill e non ha piacere a sentir decantare le lodi della carne che hai preparato l’altro ieri mentre lei, o lui, affetta l’arrosto. Non vuole indicazioni sullo spessore ideale delle fette del medesimo e neppure consigli su come renderlo più morbido (più morbido di cosa? Stai insinuando che questo è duro?). E chiedere se non è ora di scolare la pasta (o se non è meglio aspettare ancora un minuto) renderà molto nervoso chi cucina.

Solo un assaggino
Ripetiamolo tutti insieme: non si entra in cucina per assaggiare. Una fetta di salame tolta dal tagliere lascerà uno sgradevole buco nella disposizione artistica creata dallo chef. Un pezzetto di pane intinto nel sugo lascerà una scia di odiose briciole. Non si danno ditate alla mousse, non si staccano pezzettini di crosta dalla torta salata, non si ruba una patatina dal contorno dell’arrosto. Ma poi assaggiare perché? Aspetta e assaggia il piatto finito.

Vado io a prenderlo
Finalmente a tavola, si mangia, si conversa, si brinda, ci si rilassa. Ma. Ma qualcuno vuole aggiungere qualcosa alla creazione del cuoco. In genere è sale, ma i più arditi (e qui si aprirebbe un altro capitolo su ciò che è o non è opportuno fare a tavola) chiedono un po’ di peperoncino da aggiungere alla soupe à l’oignon, o della maionese per il filetto alla Wellington. Il padrone di casa, già innervosito dalla mancanza di rispetto per le sue ricette, nega di averne… «Ma… forse… qualcosa in frigo, ma non credo…». Scuse, chiaramente. Quindi non alzatevi dicendo «Vado io a prendere la maionese», non fareste che accrescere il suo disappunto. Senza tener conto del fatto che, se la cucina è uno spazio privato, il frigo è un’area sacra e inviolabile: nessuno vuole che ci si guardi dentro, o peggio ancora che ci si frughi dentro, spostando, smanacciando, curiosando e magari commentando.

Sparecchio io
Grazie, ma no, grazie. Perché? Perché non sai dove mettere la roba, perché scambieresti di posto inevitabilmente a oggetti che poi non si troveranno mai più, perché il grana non va nella portiera del frigo come in casa tua e il tuo mettere ordine, in una cucina altrui, si trasformerebbe fatalmente in un generare entropia.

Lavo io i piatti
Figlio dello sparecchio io è il «Lavo i piatti» o il suo gemello «Carico la lavastoviglie»: forchette, coltelli, piatti, bicchieri, tutto ha una disposizione che tu non conosci e che con il tuo volenteroso gesto scombineresti.

Faccio il caffè
Va bene, fai. Ma sai dove sono le tazzine? E la zuccheriera? E i cucchiaini? Sai come funziona la mia macchina nuova per l’espresso? No, non funziona come la tua, e nemmeno come una moka. E se qualcuno vuole un liquore dopo il caffè sai dove trovarlo? Quindi, fai un ultimo favore: stai fermo a tavola e goditi la tazzina servita fumante.

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