«Tu ed io, io e te»Alla ricerca di un’umanità perduta con l’elettronica disturbante di EMMA

Rendere comunicabile un’euforia paralizzante e un caotico dolore. Un progetto musicale che gioca sugli estremi, e che racconta sentimenti che stanno apparentemente agli antipodi, per descrivere il conflitto perenne di un’intera generazione

EMMA, Courtesy of FulmineFest. Ph. Marika Tanzi

Ascoltato per la prima volta al FumineFest, EMMA prima della sua esibizione si aggirava tra le poltrone rosse dello Spazio Gloria di Como, discreto, nascosto nel suo cappuccio nero. Sale sul palco e succede qualcosa a metà tra un’allucinazione e un incubo, o entrambi. Attacca la voce di un computer, forse quella di un traduttore automatico, un timbro robotico che inizia a raccontare una storia, e si presenta. «Ciao, sono EMMA e sono appena nato».

Courtesy of FulmineFest. Ph. Marika Tanzi

Buio, un secondo di silenzio. E un attimo dopo una luce bianca, suoni glitchati, graffiati, stridenti, dei rumori quasi fastidiosi. Nel pubblico si diffonde presto un senso di sgomento e incredulità. Le persone si girano verso le altre, cercando conforto e rassicurazione nello sguardo altrui. Un ragazzo si gira, e tra le luci intermittenti si intravedono i suoi occhi sgranati, persi a metà tra l’euforia e lo spavento. «Ma che cos’è?», chiede. La confusione aumenta con il passare dei brani, come anche il coinvolgimento per quello che si sta ascoltando. Vorresti che la performance finisse subito e che al tempo stesso non finisse mai.

La poetica dei brani è romantica e drammatica, e accosta immagini di tenerezza a scene violente di profondo dolore. Sofferenza che permea soprattutto dalla presenza scenica dell’artista, elemento chiave attorno a cui si è strutturata l’intera esibizione: uno sfondo bianco e luminoso, davanti solo EMMA. A petto nudo si contorce, urla, ride, sussurra e piange. A una scenografia sobria e minimale si contrappone un repertorio pregno di linguaggi, suoni e movimenti. A fine esibizione non si capisce bene se quelle che scendono dal suo viso siano lacrime o sudore, o entrambe.

Courtesy of FulmineFest. Ph. Marika Tanzi

Sul palco è sdraiato, seduto, rannicchiato. E poi un salto giù, si mischia tra le persone che prese dallo slancio iniziano a saltare e pogare su un testo che dice «Io non sono più in grado / di dire / “che bello”». Un attimo dopo si nasconde tra le poltrone del cinema, e continua a cantare da lì. L’energia è densa, qualcuno si abbraccia, qualcun altro si bacia, altri si limitano a guardare. Dopo l’euforia iniziale, ad ascoltare bene i testi, ci si accorge di un piccolo dettaglio passato inosservato: più di duecento persone stavano ballando su frasi disperate e strazianti. Ma non stavano ascoltando?

È proprio questo l’ossimoro artistico che contraddistingue la cifra stilistica dell’intero progetto musicale di EMMA. «Nessuno sa / quanto fa male / essere una canzone triste / usata per ballare», recita il testo del brano “:perballare”. EMMA sono gli estremi che convivono e che trovano una sintesi in una persona che racconta la sua disperazione e il suo slancio d’euforia mettendo i sentimenti a disposizione di tutti, senza censurarli. Un urlo bianco, la richiesta di essere visto. Una comunione di sentimenti da esorcizzare, da urlare forte, per farla uscire. Una performance disturbante, totalizzante e terapeutica: in quello che EMMA stava cantando c’era un pezzettino di ognuno di noi, che eravamo lì ad ascoltare.

Courtesy of FulmineFest. Ph. Marika Tanzi

EMMA non è solo un musicista che spazia tra suoni di elettronica distorti e sperimentazioni vocali, è innanzitutto un performer: dopo aver vissuto il live, ascoltando le sue tracce online il messaggio risulta incompleto, quasi depotenziato, slegato dalla carica emotiva della corporalità dell’artista. EMMA è chi canta, ma è anche il pubblico, che è parte integrante dello show. «EMMA siamo tu ed io». Alla fine della performance il pubblico era sconvolto, commosso e fisicamente stanco da tutto quel ballare.

L’artista racconta della solitudine e dello spaesamento di una generazione che si sente figlia di nessuno, orfana di origine e di storia, che da una parte vive il soffocante il rapporto con i padri, e dall’altro lo smarrimento dato dalla mancanza di una chiara traiettoria, dalla prospettiva di un domani incerto. Intrappolata tra la responsabilità per un mondo che verrà e l’impotenza davanti alle grandi sfide della vita odierna, EMMA canta dei modi in cui il futuro ha smesso di farci sognare e di farci paura, e di come ora ci faccia spesso solo paura. Su questa angoscia non resta che ballare.

Courtesy of FulmineFest. Ph. Marika Tanzi

«Mi sembra di perdere tutto ogni giorno. Ogni giorno quello che con forza ho abbracciato il giorno prima e il secondo prima. E l’unica cosa che rimane sei tu. È tutta la vita che provo a fare questa cosa, tutta la mia vita l’ho dedicata a te. Tutta la mia vita l’ho data a te. Tutte le mie cose le ho date a te. Tutta la mia felicità l’ho data a te. Tutta la mia tristezza l’ho data a te. Mi è rimasto solo il vuoto e anche questo lo sto dando a te. Perché? Perché? Perché? Volevo cambiare le cose, ma non so se lo posso fare».

Courtesy of FulmineFest. Ph. Marika Tanzi

X