Reazione a catenaCome l’invasione su vasta scala dell’Ucraina ha cambiato la difesa dell’Estonia

L’esercito di Tallinn fa tutto il possibile per prepararsi a un eventuale attacco della Russia, specialmente dopo il 24 febbraio 2022. Gli aumenti al budget della Difesa e i notevoli miglioramenti nell’equipaggiamento erano necessari, ma ancora non garantiscono sicurezza di fronte alla minaccia del Cremlino

AP/Lapresse

La data dell’invasione dell’Ucraina è significativa anche per l’Estonia. Il 24 febbraio è il giorno in cui il Paese ha dichiarato per la prima volta la propria indipendenza dall’Impero russo. Quel giorno, nel 2022, ero a casa a festeggiare il Giorno dell’Indipendenza, e quando sono tornato alla base militare dopo il weekend lungo la cosa più sorprendente per me è stata la mancanza di qualsiasi cambiamento rispetto alla quotidianità precedente. È vero, l’invasione è stata una sorpresa, in un certo senso, perfino per gli ufficiali più esperti. Ma per gli estoni la sorpresa non è stata tanto nell’intento, quanto nell’audacia della condotta.

L’Estonia si prepara da tempo a uno scontro con la Russia. È sempre stato chiaro che vivere avendo accanto un vicino così grande avrebbe comportato un certo rischio. E con la guerra in Cecenia e Georgia è sempre stato chiaro che la Russia emersa dal caos degli anni Novanta non era sulla via della democrazia e della cooperazione.

L’invasione della Crimea nel 2014 ha mostrato una nuova tattica della Russia e Tallinn è stata reattiva nell’adattarsi. Quando mi sono unito alle forze di difesa nel 2021, le esercitazioni a cui ho partecipato si concentravano sulla lotta contro i “piccoli uomini verdi” nella guerra irregolare e sulla conduzione di operazioni segrete in aree “grigie” dominate dal nemico, non molto diverse da quel che accadeva a Donetsk e Luhansk nei primi giorni della guerra russo-ucraina.

Quando sono diventato un riservista invece è stato tutto molto diverso: l’ultima esercitazione di addestramento mi ha ricordato un po’ quei primi giorni. Invece di piccole squadre di un paio di uomini, abbiamo affrontato colonne di carri armati, spesso guidati da unità corazzate appena arrivate dalla Danimarca e dal Regno Unito, che pattugliavano autostrade e sentieri forestali nell’Estonia meridionale. Eravamo passati dai combattimenti nelle foreste ai combattimenti nelle trincee e nei villaggi.

Ci sono stati diversi tipi cambiamenti per i riservisti. L’Estonia, a differenza della maggior parte dell’Europa, ha un gruppo di riservisti ben nutrito, ma è stato messo in moto solo dopo gli eventi in Ucraina. I riservisti che avevano ricevuto l’addestramento un decennio prima sono stati riattivati per ricevere un ulteriore addestramento e sono stati poi inseriti in nuove unità di difesa territoriale. Quasi da un giorno all’altro, circa l’un per cento della popolazione è stato attivato per un nuovo addestramento e per l’esercitazione militare “Parseltongue” – in Italia, per capirci, l’un per cento corrisponde a circa cinquecentonovantamila persone.

Purtroppo i grandi cambiamenti apportati alla strategia e alle forze di riserva, gli aumenti extra nel bilancio della Difesa e i notevoli miglioramenti nell’equipaggiamento, potrebbero non essere sufficienti. Alla fine degli anni Trenta, la spesa per la difesa dell’Estonia era pari a circa il venticinque per cento del bilancio dello Stato e, nonostante questa cifra, il Paese fu costretto a sottomettersi alle minacce dell’Unione Sovietica.

C’è ancora molto da imparare dalle esperienze della guerra russo-ucraina e i preparativi per la difesa sono appena iniziati. L’Estonia, come tutti gli alleati occidentali, è ancora molto indietro nell’implementazione dei droni nella sua tattica militare e, nonostante qualche miglioramento in questo senso, non ha ancora la flessibilità e la duttilità richieste da un conflitto moderno. Proprio per questi motivi l’Estonia e gli altri Paesi baltici hanno iniziato a costruire lungo i loro confini, pianificando circa seicento bunker e un firewall anti-drone. Solo che si tratta di processi molto lenti e verosimilmente queste implementazioni non potranno garantire difesa e sicurezza dei tre Paesi prima di qualche anno.

A differenza della maggior parte dei Paesi occidentali, e di Paesi vicini come la Lettonia, le strutture di difesa estoni erano pronte per un’aggressione della Russia, avendo tenuto attive le forze di riserva e della popolazione generale almeno dalla guerra georgiana del 2008. Ma anche così, la portata della guerra ha reso necessari molti cambiamenti nei piani di Difesa del Paese – e a maggior ragione nei piani difensivi, più ampi, della Nato. Questa nuova crisi ci ha offerto un’opportunità senza precedenti per imparare e, per un Paese in una posizione precaria come l’Estonia, non possiamo permetterci di dare per scontata questa opportunità.

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