Il grande incuboLa frammentata opposizione in Georgia rafforza le chance del partito filorusso

Il 26 ottobre Tbilisi andrà alle urne per eleggere il nuovo parlamento. Secondo un sondaggio, il partito al governo sarebbe in testa con il 32,3 per cento dei consensi, ma il sessantotto per cento degli aventi diritto potrebbe votare per un altro schieramento politico

AP/Lapresse

Per la quattordicesima volta dall’inizio dell’anno, il 24 settembre, un cittadino georgiano è stato arrestato illegalmente sulla linea di confine con la regione a nord del Paese dell’Ossezia del Sud, di fatto controllata dalle truppe russe, nella cittadina di Artsevi. Solo dieci giorni prima, a poco più di venti chilometri di distanza, a Gori, il leader e fondatore del partito in carica Sogno Georgiano, Bidzina Ivanishvili, ha tenuto un discorso in cui ha assicurato alla popolazione osseta che subito dopo le elezioni, programmate per il 26 ottobre, la sua nazione «troverà il coraggio di scusarsi» per la Guerra dei cinque giorni, durante la quale ad agosto 2008 le due regioni separatiste di Abkhazia e Ossezia del Sud sono state illegalmente occupate da Mosca. 

La stessa narrazione è stata ribadita dal primo ministro Irakli Kobakhidze durante la settantanovesima Assemblea Generale delle Nazioni Unite: nonostante il Pm abbia fatto riferimento al fatto che «il venti per cento dei territori del Paese siano occupati illegalmente», la Russia non è mai stata esplicitamente nominata nel discorso. La responsabilità degli scontri, dunque, secondo Ivanishvili e Kobakhidze sarebbe da attribuire interamente al partito di opposizione United National Movement (Unm), all’epoca guidato da Mikheil Saakashvili, mentre il Cremlino sarebbe completamente innocente. 

Le dichiarazioni dei due politici hanno destato scalpore non solo a Tbilisi, ma anche a Washington: il presidente Joe Biden ha infatti ritirato l’invito al ricevimento tenutosi il 25 settembre dedicato ai capi di Stato in occasione dell’Ungaper Kobakhidze. 

La decisione si aggiunge all’adozione di sanzioni da parte degli Stati Uniti contro più di sessanta cittadini georgiani accusati di aver agito contro lo sviluppo democratico di Tbilisi, e in particolare dopo l’annuncio di un pacchetto di sanzioni dirette proprio contro Ivanishvili che congelerebbe i suoi asset negli Stati Uniti, proporrebbe alle aziende americane di stringere rapporti commerciali con lui, e lo taglierebbe fuori dal sistema finanziario globale.

In realtà, il pacchetto non è ancora stato attivato, contrariamente a quanto riportato da alcune agenzie locali, secondo cui i figli dell’ex oligarca sarebbero già stati colpiti dalle sanzioni: l’ambasciata statunitense in Georgia ha immediatamente smentito le voci, spiegando che al momento gli Ivanishvili non sono soggetti ad alcun tipo di sanzione.

Il Primo Ministro, comunque,  è prontamente corso in aiuto di Ivanishvili, sostenendo che l’ex oligarca starebbe subendo un ricatto per costringerlo a «prendere delle decisioni che vadano contro gli interessi nazionali della Georgia», e che questo meccanismo non funzionerà. 

Secondo l’ex Segretario del Consiglio nazionale di sicurezza georgiano Giga Bokeria, però, Ivanishvili avrebbe «incentivato l’infiltrazione russa nell’economia, nelle strutture di sicurezza e nella vita politica georgiana, e preso di mira le istituzioni filo-occidentali e i suoi avversari politici». Inoltre, aggiunge Bokeria, dall’inizio della campagna elettorale, Ivanishvili sostiene che «l’Occidente e gli Stati Uniti usino la Georgia come pedine per i loro interessi, e che per sopravvivere si debba accettare il dominio russo nella regione». 

In effetti, l’Autorità Anticorruzione di Tbilisi, il cui direttore è nominato personalmente dal Primo Ministro, ha recentemente dichiarato che numerose Organizzazioni della Società Civile (Osc) saranno considerate «attori politici» a causa del loro presunto obiettivo di indebolire la reputazione di Sogno Georgiano, e quindi saranno monitorate al pari dei partiti politici in corsa per le elezioni. 

Tra le Osc colpite anche Transparency International (Ti) Georgia, che solo una settimana fa si è esposta per difendere le agenzie di informazione Mtavari TV, TV Pirveli, e Formula, multate per essersi rifiutate di mandare in onda un filmato elettorale in cui diversi esponenti delle maggiori Osc georgiane venivano incolpati della «degradazione morale della società» georgiana, visto come un tentativo di incitamento all’odio e di minacciare la sicurezza delle persone mostrate in video. 

Sogno Georgiano ha già dimostrato di essere disposto a usare metodi violenti per mettere a tacere l’opposizione: il 19 settembre, la leader del settore di Unm della città di Zugdidi, Ana Tsilidze, e alcuni suoi colleghi sono stati attaccati da un gruppo di sostenitori del partito in carica mentre distribuivano volantini elettorali. Tsilidze ha poi dimostrato, il giorno successivo, che tutti gli aggressori sono in diversa misura legati al governo di Tbilisi. 

Ancora, il 16 settembre, l’attivista contro la legge sugli agenti stranieri ed ex combattente arruolato in Ucraina Giorgi Shanidze è stato condannato a quattro anni di carcere per coltivazione di stupefacenti. Shanidze non è il primo oppositore del governo a essere arrestato con accuse per reati legati alla droga, che sono puniti con pene estremamente severe: in questo modo Sogno Georgiano non può essere incolpato di reprimere la libertà di pensiero e di espressione degli attivisti, riuscendo comunque a mettere a tacere l’opposizione. 

Il processo a Shanidze, infatti, è stato accompagnato da numerose proteste, con i manifestanti che hanno costantemente sottolineato come il condannato sia stato usato dalle autorità per far sì che «con la sua punizione esemplare ed emblematica potessero intimidire le persone, aumentare il senso di impotenza e ingiustizia, oltre che rafforzare la loro posizione alla vigilia delle elezioni». 

La propaganda di Sogno Georgiano è particolarmente pericolosa data la grande frammentazione dei partiti di opposizione, che faticano a trovare punti di contatto per unire le diverse coalizioni. L’ultimo fallimento su questo fronte è arrivato il 19 settembre, quando la presidente Salome Zurabishvili ha annunciato il mancato accordo (proposto proprio da Zurabishvili) tra l’alleanza Strong Georgia e il partito For Georgia, guidato da Giorgi Gakharia, ex Primo Ministro. 

È probabile che alcuni membri di Strong Georgia siano stati riluttanti ad accogliere Gakharia tra le loro fila dato il passato controverso del Ministro, che nel 2019 è stato accusato di aver organizzato la repressione violenta delle proteste scoppiate dopo la cosiddetta «Notte di Gavrilov» e di essere alleato di Mosca, e per questo potrebbe dissuadere gli elettori dal votare per la coalizione.

Secondo un sondaggio commissionato da Formula al centro di ricerca Edison, a oggi il sessantotto per cento degli aventi diritto voterebbe per uno dei partiti di opposizione, ma Sogno Georgiano rimane in testa con un consenso del 32,3 per cento. Proprio per questo Zurabishvili sta esortando l’opposizione a unirsi sotto una «Carta georgiana», presentata dalla Presidente il 27 maggio, in occasione del giorno dell’indipendenza del Paese. 

La Carta, ha spiegato Zurabishvili, è «necessaria per favorire non solo l’integrazione europea, ma anche lo sviluppo democratico del Paese e l’istituzione di uno Stato giusto». Nonostante abbiano avuto un esito negativo, le trattative tra Strong Georgia e Gakharia funzioneranno da precedente per dimostrare ai partiti minori che è possibile unirsi per contrastare il governo in carica.  La presidente è ormai da mesi la principale oppositrice di Sogno Georgiano, e il 23 settembre ha ribadito come il partito di Ivanishvili stia diventando «giorno dopo giorno non più filo-russo, ma semplicemente russo» e ha esortato gli elettori a scegliere, il giorno delle elezioni un partito che rispecchi l’idea di futuro europeo che la Georgia insegue da anni. 

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