Concavo e convessoFitto fa il democristiano per farsi votare in Ue, e i sovranisti non glielo perdonano

Il commissario italiano sta facendo innervosire il governo perché, in vista delle audizioni a Strasburgo, parla come un politico rigorista del Nord Europa. Meloni e Salvini saranno infuriati, Weber invece prepara la tessera del Partito Popolare per lui

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Di questo passo Raffaele Fitto si iscriverà al Partito Popolare. Arriverà il momento in cui ad attaccarlo saranno i Patrioti amici di Matteo Salvini, e lo stesso Salvini. E chissà, prima o poi potrebbe accadere che il commissario italiano farà innervosire pure chi lo ha voluto fortissimamente nella Commissione europea ovvero Giorgia Meloni, approdata diversi anni fa ai Conservatori proprio grazie a Fitto. La traiettoria dell’ex governatore pugliese presenta già connotati preoccupanti per la destra di governo. Meno per Forza Italia, partito al quale apparteneva l’ex ministro per gli Affari europei, che il 12 novembre dovrà sottoporsi alle audizioni e poi alla votazione in commissione a Strasburgo. Ma l’uomo di Maglie inviato a Bruxelles già regala un antipasto croccante con le sue risposte scritte, pubblicate ieri dal Parlamento europeo, alle domande degli eurodeputati.

Intanto, il piatto forte dei fondi del Pnrr che per l’Italia è l’unica vera fonte di grandi investimenti e di crescita. I fondi del Pnrr dovranno essere utilizzati «nel modo più efficace», scrive Fitto. L’Unione europea dovrà «aiutare gli Stati membri a rispettare pienamente i propri impegni entro il 2026». Ecco, il candidato italiano alla Commissione europea e vicepresidente esecutivo della nuova squadra di Ursula von der Leyen tocca un nervo scoperto. Sostiene e promette di lavorare per far rispettare questa scadenza: esattamente l’opposto di quanto a più riprese il governo di Roma ha chiesto a Bruxelles, cioè di poter farla slittare almeno di un anno perché sarà molto difficile rispettarla.

Considerato che finora è stato speso circa il ventisei per cento dei fondi europei assegnati, la Commissione valuterà costantemente se gli Stati membri rispetteranno i propri impegni e se sia probabile che le ultime tappe e gli obiettivi siano raggiunti entro quella data. In caso contrario, garantisce Fitto, «mi impegnerò con gli Stati membri interessati su come modificare i loro piani e garantire che i fondi siano concentrati su investimenti alternativi altrettanto ambiziosi che possano essere completati entro la durata dello strumento». E se all’Italia non bastasse neanche questo? «Il corrispondente esborso non verrà effettuato», è stata l’algida risposta di Fitto, che ha già assunto la postura di un commissario rigorista del Nord Europa.

Possiamo immaginare, leggendo le parole dell’amico Raffaele, come si sono attorcigliate le budella di Meloni e di tutti i ministri che pescano a piene mani nel Pnrr. A cominciare da quello leghista delle Infrastrutture, che ne usufruisce largamente per vendere elettoralmente tutte le opere pubbliche che sta realizzando grazie ai soldi “avvelenati” della malefica Europa.

Ora, è chiaro che Fitto deve farsi votare dalla maggioranza che regge la Commissione di Ursula von der Leyen, e quindi anche da coloro che non fanno sconti all’Italia farraginosa, burocratica e lenta nella spesa dei fondi del Pnrr. Deve scongiurare che nella commissione parlamentare lo impallinino al momento del voto, soprattutto liberali e socialisti che, insieme ai Verdi, sono sul piede di guerra per via del progetto italiano in Albania. La presidente del gruppo dei Socialisti, la spagnola Iratxe García Pérez, ha tuonato un voto contrario a von der Leyen, che si è esposta a favore di Meloni, ma la sua è una pistola scarica.

Intanto Fitto si era portato avanti con il lavoro pitonesco di inghiottire chiunque potesse mettersi di traverso. E guarda caso la scorsa settimana ha preso un caffè zuccheratissimo proprio con la fumantina Iratxe García Pérez, nei corridoi dell’Eurocamera in cui Raffaele è di casa.

Fitto, concavo e convesso, perfetto per la coabitazione in una coalizione che va da Meloni fino a Sánchez, finirà per dispiacere ai suoi amici italiani. Anche i suoi Fratelli d’Italia, che non cita tra i suoi riferimenti politici. Una dimenticanza? A pensare male degli altri si fa peccato, diceva un caposcuola democristiano come Giulio Andreotti, ma spesso si indovina. Fitto, rispondendo sempre per iscritto agli eurodeputati, si rappresenta come moderato e convinto europeista. E tanto per essere preciso e puntuale, ricorda le sue origini politiche. «Ho iniziato la mia carriera politica nel partito di cui condividevo i valori, compresa la vocazione europea: la Democrazia Cristiana». Se non bastasse con gli zuccherini, aggiunge che la sua formazione «si è ispirata al rispetto dei valori e dei principi sanciti dai Trattati europei: libertà, democrazia, Stato di diritto, pluralismo, uguaglianza, rispetto della dignità umana, difesa dei diritti civili, parità tra donne e uomini».

Fratelli d’Italia? Non pervenuti. I Patrioti, vade retro. La destra e i sovranisti, lontani anni luce. Per Fitto la tessera del Partito Popolare, Manfred Weber l’ha già firmata. Lo spettacolo è garantito.

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