Non solo ingegneriIl lavoro dei filosofi al servizio dell’intelligenza artificiale

Randstad Italia ha lanciato la Fondazione “Ai & Humanities”, con l’obiettivo di studiare e promuovere il contributo degli studi filosofici, psicologici, sociali e storici nello sviluppo e integrazione dell’Ai nella nostra vita e nel nostro lavoro. Previste borse di studio e residenze per ricercatori

(Unsplash)

Non solo algoritmi, machine learning e analisi dei dati. Se l’intelligenza artificiale sta trasformando il modo di lavorare, prendere decisioni e vivere la quotidianità, la sola lettura tecnica della tecnologia non basta. E oltre alle sempre evocate competenze Stem (Science, technology, engineering and mathematics), diventano centrali anche le competenze umanistiche per guidare questa nuova integrazione tra “intelligenze” differenti e affrontare le sfide etiche. Servono filosofi, storici, psicologi, sociologi al servizio dell’Ai, oltre a ingegneri e data scientist.

Da questa necessità è nata la Fondazione di Randstad “Ai & Humanities”, con l’obiettivo di studiare e promuovere il contributo degli studi filosofici, psicologici, sociali e storici nello sviluppo e integrazione dell’intelligenza artificiale nella nostra vita e nel nostro lavoro.

Creata da Randstad Italia con un investimento economico cospiscuo, la fondazione punta a promuovere la ricerca internazionale e la formazione con esperti di Ai e professionisti delle scienze umane, fornendo borse di studio e residenze per chi voglia studiare questi aspetti dell’innovazione. Un focus, in particolare, sarà dedicato all’impatto dell’intelligenza artificiale sul mondo del lavoro.

L’obiettivo, poi, è anche stimolare il dialogo tra il mondo accademico, imprenditoriale e istituzionale attraverso incontri e seminari multidisciplinari con scienziati, filosofi, storici, artisti e leader aziendali. Con l’aggiunta di appuntamenti di divulgazione aperti al pubblico, chiamati “unconference”, il primo dei quali  si terrà il 30 gennaio 2025 con il titolo “Per un’apologia del futuro”.

«Serve portare “la filosofia agli ingegneri e l’ingegneria ai filosofi” per sviluppare e utilizzare tecnologie etiche e sostenibili», spiega Fabio Costantini, amministratore delegato di Randstad Hr Solutions e consigliere della Fondazione. Fenomeni come il “servilismo delle macchine”, ovvero la tendenza dell’Ai a confermare le convinzioni degli utenti, o i bias discriminatori presenti negli algoritmi, richiedono un approccio critico.

L’advisory board è presieduto da Paola Pisano, ex ministra dell’Innovazione tecnologica del governo Conte II e professoressa di economia e gestione delle imprese all’Università di Torino. Affiancata da Gianni Letta, con la carica di presidente emerito. Del board fanno parte anche Mirja Cartia d’Asero, ad del Gruppo 24 Ore; Pamela Morassi, capo segreteria del ministro dell’Economia; Massimiliano Patacchiola, ricercatore di Tools for Humanity e Cambridge; Guido Saracco, professore ed ex rettore del Politecnico di Torino; ed Ersilia Vaudo, chief diversity officer dell’Agenzia spaziale europea.

La Fondazione ha già attivato due alleanze con università straniere. Una con il “Center for the Future of Artificial Intelligence” della Cambridge University per realizzare ricerche congiunte e scambi accademici sull’impatto dell’Ai nel lavoro, l’educazione e la società. L’altra con l’Unesco, attraverso la Queen Mary University of London, con cui lavorerà su progetti interdisciplinari sul contributo delle scienze umane nello sviluppo etico e inclusivo dell’Ai.

Secondo un’indagine di Harvard Business School e Boston Consulting, i professionisti che utilizzano l’intelligenza artificiale generativa risultano più produttivi, perché completano in media il 12,2 per cento di attività in più e il 25,1 per cento più rapidamente, con una qualità superiore percepita del 40 per cento. Ma ci sono alcuni compiti non alla portata dell’Ai e per questi chi la usa ha il 19 per cento di probabilità in meno di produrre risultati corretti.

L’intelligenza artificiale, insomma, rappresenta una leva di efficienza, ma per garantire un’applicazione veramente efficace va affiancata sempre dal pensiero critico umano. Non solo a monte, quando viene creata, ma anche a valle quando viene usata. Ingegneri affiancati dai filosofi. Dalle competenze Stem alle competenze Steam. Dove la “a” in più è quella delle arti, del pensiero critico e della creatività.

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