Amnesie architettonicheRiscoprirsi comunità attraverso le storie degli spazi che abbiamo dimenticato

Stazioni di servizio, discoteche, villaggi vacanza, case e playground. La nostalgia e le memorie condivise dei luoghi del passato, quando riaffiorano alla memoria, possono diventare un collante per una nuova collettività

Ken Isaacs, Beach Matrix, Westport, Connecticut, 1967. IMAGE CREDITS: Archivio Vittorio Giorgini, Camilla Messini, Giovanni Presutti

Nel 2019 Bianca Felicori stava lavorando alla sua tesi in storia dell’architettura quando si è resa conto che nei manuali del suo corso mancava qualcosa: il lavoro di creatori straordinari, uomini ma anche molte donne, che non avevano mai seguito gli schemi di progettazione divenuti di maggiore successo. Così, ha deciso di integrare il racconto mancante presentando questi inventivi eretici e le loro architetture dimenticate su Facebook.

Giuseppe Perugini with Uga De Plaisant and Raynaldo Perugini, Casa Albero, Fregene, 1968-1975.  Courtesy of Archivio Studio Perugini

La sua pagina, dal nome Forgotten Architecture, è rapidamente cresciuta fino a includere trentamila contributors e piano piano una scoperta individuale ha generato un movimento collettivo in cui «il dialogo tra pari, basato però su informazioni scientificamente verificate, si è sostituito a una narrazione dell’architettura verticale, ovvero dall’alto (dei grandi maestri) in basso», ci racconta Felicori, oggi dottoranda presso l’UCLouvain di Bruxelles. «Ogni partecipante poteva postare il nome o l’immagine di un progetto che considerava dimenticato, sia per chiedere informazioni sia per farlo conoscere agli altri. E alla fine abbiamo creato insieme un archivio ricchissimo».

Rkomi x TNS aka The Night Skinny, “Fuck Tomorrow,” 2016. Screenshots from the video of “Fuck Tomorrow,” 2016. Courtesy of Federico Torra

Così progetti prima mai visti sono comparsi quasi ogni giorno sulla pagina di Facebook. E Bianca stessa ha condiviso alcune riscoperte clamorose: come la Casa Sperimentale – anche nota come Casa Albero –, progettata da Giuseppe Perugini, Uga De Plaisant e Raynaldo Perugini, tra il 1968 e il 1975.  Era stata vandalizzata, ma Bianca, oltre a ricostruirne la storia, ha trovato gli sponsor che ne hanno finanziato la pulizia, l’illuminazione notturna e il sistema di allarme, restituendo alla collettività (e al figlio di Perugini) la conservazione di quella che è una vera opera d’arte.

Un’altra chicca scovata da Bianca è stata la Casa di Pomodoro progettata a Milano da Ettore Sottsass. Dopo aver postato un articolo su questa costruzione su Facebook, sono piovuti messaggi: «Io ci sono stata!»; «Io ho partecipato a una festa lì! Finché sono arrivata alla proprietaria della casa, che mi ha invitato a vederla di persona e poi ha organizzato delle visite pubbliche», ricorda Felicori.

LIBERATO, “TU T’E SCURDAT’ ‘E ME,” 2017. Screenshot from the music video “TU T’E SCURDAT’ ‘E ME,” 2017. Photographs of the architectural complex courtesy of Fabrizio Vatieri

Dopo tre anni, Forgotten Architecture da fenomeno sociale è diventato un libro, curato dalla stessa Bianca, pubblicato da Nero editions e realizzato grazie al sostegno della Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura nell’ambito di Italian Council (dodicesima edizione, 2023) e a RESIDENZA 725 . «La cosa più difficile è stata dare una struttura al volume da libro di architettura senza che lo fosse veramente. Ci sono introduzione e saggi critici, ma ogni capitolo ha un autore diverso e un suo apparato iconografico», spiega la curatrice. E le categorie non sono tutte canoniche, ma seguono temi più particolari: come l’architettura cimiteriale, quella zoomorfica, l’architettura di strada o il leisure, composto da club, bar, navi da crociera.

Cesare Leonardi, Casa Mescoli-Goich, Modena, Italy, 1984-93. Courtesy of Archivio Cesare Leonardi Progetti

Ma soprattutto l’approccio orizzontale, non gerarchico, si ritrova anche nella fruizione del volume: «Mi piace che ognuno decida come accostarsi al libro», spiega Bianca. «Io sono una storica, ma capisco la velocità del nostro tempo. Quindi puoi leggerlo dall’inizio alla fine o guardare solo i singoli progetti. Conosco persone che lo hanno comprato, ma non hanno mai letto manco una riga e altri che hanno messo note ovunque», ammette salomonica.

Luigi Ciapparella, Extension of the Cemetery of Busto Arsizio, Italy, ca. 1970
Courtesy of Stefano Perego

L’obiettivo è considerare questi progetti come un tool a disposizione degli studenti di architettura. Grazie al libro, un passato rimosso si è trasformato in una gamma di riferimenti per gli architetti del futuro, o per quelli, perlomeno, che non si riconoscono nei soliti maestri che compaiono in tutti i manuali di architettura. Perché ci sono grandi autori i cui lavori sono stati trascurati, ma che tuttora risultano attuali. Per esempio, conclude Felicori, «la mia tesi si basava su Hamilton e alcuni suoi progetti datati 1959. Eppure, quando li guardo, non sento più la distanza temporale: a me sembrano eterni. E lo stesso credo che si possa dire di gran parte dell’architettura dimenticata».

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