
Negli ultimi anni, in molti paesi Ue si è osservato un notevole deterioramento della libertà e del pluralismo della stampa. Tra questi l’Ungheria, la Polonia durante i due mandati di governo del partito PiS, e, più di recente, Slovacchia e Italia sono i casi che hanno ricevuto più attenzione dall’opinione pubblica continentale. C’è un altro paese membro dove la libertà di stampa vive un costante declino da anni, rimasto però finora fuori dai radar: la Grecia. Un inizio simbolico di questo declino può essere rintracciato già nell’omicidio del reporter Sokratis Giolias nel 2010, ma è solo negli ultimi cinque anni che la salute della stampa libera greca si è deteriorata in modo drammatico.
Tra il 2019, anno dell’ascesa al potere dell’attuale primo ministro, Kyriakos Mitsotakis (Nuova democrazia), e il 2023 il paese ha perso quarantadue posizioni nella classifica sulla libertà di stampa curata da Reporters sans frontières. Nonostante un lieve miglioramento registrato quest’anno, la Grecia resta comunque in ottantottesima posizione, la peggiore tra i ventisette paesi Ue – l’Ungheria è sessantasettesima. La fiducia della popolazione nei media è molto bassa in entrambi i paesi: ventitré per cento.
Questi numeri sono naturalmente indicatori arbitrari e limitati. Segnalano, però, una crisi reale della libertà di stampa in Grecia, visibile in molti episodi differenti uniti dal comune effetto che hanno sul diritto della popolazione a ricevere informazione di qualità. Tra questi, l’episodio più allarmante è stato l’uccisione del giornalista Giorgos Karaivaz nell’aprile del 2021 ad Atene, uccisione rimasta ancora senza colpevoli visto il recente proscioglimento degli unici due indagati lo scorso agosto.
Da quando al potere c’è Mitsotakis, tuttavia, ci sono stati molti altri episodi preoccupanti. Nell’estate del 2022 era emerso lo scandalo delle intercettazioni. I servizi segreti, che in Grecia dipendono direttamente dall’ufficio del primo ministro, erano stati accusati di aver spiato politici di opposizione e giornalisti, soprattutto quelli che si occupano di temi finanziari e di immigrazione.
Proprio l’immigrazione è uno degli argomenti dove Mitsotakis e i suoi sembrano voler mano libera. La Grecia, paese di primo accesso per molte persone provenienti dal Medio oriente, ha subito ondate imponenti di migranti nell’ultimo decennio, trovandosi spesso impreparata a gestire flussi così ingenti.
Secondo molti report giornalistici, le autorità greche hanno quindi effettuato numerosi respingimenti e deportazioni illegali, non di rado coadiuvate dalle agenzie europee come Frontex, spesso lasciando anche le persone alla deriva in mare aperto. Nel 2022 era circolato molto il video di uno scambio molto acceso tra il premier Mitsotakis e la giornalista olandese Ingeborg Beugel, che lo aveva accusato di mentire sul trattamento dei migranti.
Questa volontà di sottrarre le proprie azioni allo scrutinio pubblico da parte del premier e della sua cerchia è anche molto visibile dalla frequenza con cui ricorrono alle Slapp: Grigoris Dimitriadis, ex segretario generale del premier Mitsotakis (nonché suo nipote), figura nella gallery of shame compilata dalla Coalizione contro le Slapp in Europa (Case).
Infine, un momento dolorosamente rivelatore, in primis dello stato delle infrastrutture pubbliche ma anche di quello del giornalismo indipendente, è stato il grave incidente ferroviario avvenuto il 28 febbraio dell’anno scorso. Nei giorni seguenti, un’associazione di giornalisti greci aveva pubblicato una lettera autocritica, ammettendo che molti giornali ellenici avevano deliberatamente deciso di dare poco spazio alle avvisaglie sullo stato delle infrastrutture ferroviarie del paese. E non a caso. «Quando i media si distaccano dalla propria missione di monitorare il potere, quando la gerarchia delle notizie segue criteri slegati dall’interesse pubblico, quando i giornali si limitano a operare come aziende, quando ai giornalisti viene impedito di investigare, i meccanismi di controllo istituzionali necessari al funzionamento dello stato vengono indeboliti», si leggeva nella lettera.