Aspettiamoci giorni caldissimi man mano che si avvicina il voto di domenica in Liguria. Quando è in campo Ignazio La Russa vuole dire che il gioco si fa duro. Senza peraltro entrare nel merito, ha detto a Repubblica che bisogna cambiare la Costituzione per fare «maggiore chiarezza nel rapporto tra politica e magistratura», ed è il segnale che la destra, partita all’attacco, non intende fermarsi e che potrebbe aprire un capitolo costituzionale sull’ordine giudiziario: per ora è solo una suggestione ma chissà.
Che sia il presidente del Senato a dare la linea ormai non impressiona più nessuno, l’uomo è riuscito senza che nessuno protesti a fare il capo partito malgrado la sua altissima carica istituzionale. Ovvio che La Russa proceda d’intesa con la presidente del Consiglio che ha deciso di scatenare una stagione di contrapposizione con la magistratura arrivando a copia-incollare il WhatsApp del giudice Marco Patarnello pubblicato dal giornale amico Il Tempo che lo aveva tagliato distorcendone il senso (il che tra l’altro dovrebbe sconsigliare i magistrati dall’intrattenere queste corrispondenze, ancorché private). Addirittura Ilaria Cucchi ha denunciato Il Tempo e il suo estroso direttore, Tommaso Cerno, e non è uno spettacolo edificante.
Dunque siamo nel pieno dell’attacco del governo alle toghe, dopo la sentenza che ha annullato il trasferimento dei migranti in Albania: per ovviare al danno il governo ha varato un decreto per chiarire questa questione dei “Paesi sicuri” affidando al governo il potere di decidere quali siano.
Dopodiché la vicenda specifica potrebbe perdere intensità lasciando intatto il contrasto “ultraberlusconiano” tra governo e giustizia. Elly Schlein ha definito «gravi» le frasi di La Russa dicendo che egli punta a «cancellare il principio di separazione dei poteri»: il che in verità non è stato detto. Una replica che evidenza quanto il clima tra governo e opposizioni sia pessimo. Perché siamo entrati in un una settimana elettorale, domenica si vota in Liguria, un test che oggettivamente rappresenta uno snodo di questa prima parte della legislatura.
Meloni e la destra stanno alzando i toni nazionali nella convinzione che ciò possa portargli un po’ di voti pescati dal mare dell’astensione, mentre Andrea Orlando sembra più voler stare sul terreno ligure insistendo sulla continuità tra la lunga stagione di Giovanni Toti, finita com’è finita, e la candidatura di Marco Bucci. Quanto impatteranno le polemiche di questi giorni sul voto ligure? Nella regione c’è in questi giorni Schlein, che poi venerdì sarà sul palco con gli altri leader dell’ex campo largo mentre nella stessa giornata parleranno anche i leader della destra. Quasi sicuramente ci sarà anche Giorgia Meloni. Perché quello ligure è in buona misura un voto sul governo. E lei lo sa. Per questo esaspera il clima.