Tra pochi giorni verrà inaugurata la settima edizione di Gente di Lago e di Fiume, il festival enogastronomico che, dal 2018, anima l’autunno del Verbano Cusio Ossola. Un evento molto sentito sia dal grande pubblico che dai professionisti del settore; infatti, anno dopo anno, l’omonima associazione culturale è riuscita ad attirare a Verbania, Mergozzo, Stresa e sull’Isola dei Pescatori chef stellati e grandi personalità a livello internazionale.
L’obiettivo è ambizioso ed è espresso dal pay-off della manifestazione: «Coltivare l’acqua dolce», un guanto di sfida lanciato verso tutti coloro che sono disposti a raccoglierlo, lavoratori o semplici appassionati, una dichiarazione di intenti che sottolinea l’assoluta necessità di fare rete, educazione e formazione sul tema dell’acqua dolce per impedire lo sfruttamento e l’impoverimento di questi habitat preziosi.
Il Festival di quest’anno andrà in scena da sabato 12 a martedì 15 ottobre e vedrà coinvolti oltre un centinaio di professionisti del settore, da chef stellati a giovani promesse, chiamati a raccolta verso l’Isola dei Pescatori, la più caratteristica delle Isole Borromee, per proporre piatti della tradizione trasformati in base alla loro personalissima visione. Domenica 13 ottobre le diverse portate verranno proposte ai visitatori, in un’atmosfera di condivisione, leggerezza e allegria.
Il programma della manifestazione comprende altri appuntamenti importanti, questa volta sulla terraferma, come quello dedicato alla mixology, che si terrà sabato 12 ottobre sul lungolago di Pallanza, le due esclusive cene stellate al ristorante Piccolo Lago a Mergozzo, domenica 13 e lunedì 14 ottobre, e gli appuntamenti educational che si svolgeranno martedì 15 presso il Teatro Maggiore di Verbania.
Gente di Lago e di Fiume attira ogni anno frotte di visitatori che, attratti dal buon cibo e dalle personalità di spicco presenti, si accalcano sugli imbarcaderi e affollano i vicoli della piccola isola. Un meritato successo da attribuire anche a importanti ambasciatori del territorio come lo chef Marco Sacco che, oltre al ristorante due stelle Michelin sul Lago di Mergozzo, possiede anche Piano35 a Torino e un locale situato proprio sull’Isola dei Pescatori: l’Albergo Ristorante Il Verbano. Un rispettato professionista che ha improntato la sua gloriosa carriera su luoghi e sapori ben definiti, continuando ad aprire nuove attività nel suo territorio natio.
Ma cosa succede quanto la festa finisce? Quando i turisti e gli chef stellati abbandonano l’isola, per tornare a casa? Oltre l’atmosfera gioiosa e la simpatica confusione che regna durante il Festival, da sperimentare almeno una volta, abbiamo voluto provare a immergerci — metaforicamente — nella pigra bellezza del lago, anche in tempo di quiete.
La domanda da farsi ora è: «Da che lago cominciare?», e anche qui torna in nostro aiuto chef Marco Sacco e la sua dimora storica, il Piccolo Lago, situata sulle sponde del Lago di Mergozzo, noto come lo specchio d’acqua dolce più pulito d’Europa. Oltre al ristorante stellato, di cui abbiamo scritto e scriveremo sicuramente in futuro, altre attività sono state nel tempo fondate a Mergozzo e meritano una visita. Se, come in questo caso, la ricerca è rivolta a posti sinceri, tranquilli e in simbiosi con la natura, la scelta ricadrà probabilmente su Casa della Capra, una graziosa struttura situata a pochi metri di distanza dal lido cittadino.

Casa della Capra è una boutique guest house, ma non solo: è anche una residenza d’artista, un rifugio per appassionati di bicicletta e una meta per i gourmand della zona, affezionati clienti del ristorante interno Fuoco e Brace. Ma, più di tutto questo, la struttura è la casa di Felipe Giavina Bianchi e Patricia Cose De Orem, figli — anzi nipoti — dell’emigrazione italiana di metà Novecento verso il Sud America. Dopo l’infanzia passata in Brasile e la giovinezza impiegata a girare l’Europa, i due hanno deciso, insieme, di fare ritorno nella terra dei loro nonni scegliendo non semplicemente l’Italia, bensì l’Ossola, chiudendo il cerchio e tornando a vivere in quel territorio che i loro antenati avevano abbandonato tanto tempo prima. Qui Felipe e Patricia hanno potuto dedicarsi alle loro passioni: l’arte, la bicicletta e la cucina, combinando e bilanciando ogni aspetto nel concept della loro struttura.
Casa della Capra ha aperto nel 2019 e sorge sulle fondamenta di un vecchio casolare che in passato è stato un ricovero per gli animali da cui prende il nome. In soli cinque anni è diventata un punto di riferimento per gli appassionati di bici da strada ed e-bike e una rinomata residenza per artisti, avendo ospitato già oltre una ventina di creativi provenienti da tutto il mondo. E, oltre a questo, laboratori di ceramica, corsi di mindfulness, sessioni di forestbathing e chi più ne ha, più ne metta. Tutti trovano un motivo per andare a trovare Felipe e Patricia e tutti finiscono per innamorarsi del loro piccolo rifugio in riva al lago.
Ma non di sola contemplazione può vivere l’uomo, ecco perché la Casa della Capra offre ai suoi ospiti, e non solo, un servizio di ristorazione aperto a pranzo e cena nel weekend e tutte le sere durante i giorni feriali. La cucina di Fuoco e Brace rispecchia la personalità di Felipe e della sua brigata, sposando i sapori dell’Ossola con tecniche di cottura e ingredienti brasiliani. Non può mancare la picanha, rigorosamente para compartilhar, ma anche la battuta di Fassona su cialda di tapioca fritta o il gambero di fiume tuffato in una salsa a base di latte di cocco, lime e lemongrass.
Un luogo unico insomma, capitanato da due liberi pensatori con idee in continuo fermento. La novità che caratterizzerà l’anno 2025 è il progetto Cook In the Wild che avrà come protagonista un Land Rover Defender, progettato da Felipe per trasportare fino a sei passeggeri e, al contempo, una cucina da campo equipaggiata, perfetta per preparare gustosi pasti nella natura selvaggia. L’idea è quella di proporre un turismo lento, destinato a pochi e in posti inaccessibili ai più. Un modo per dedicare tempo a sé stessi guardando con attenzione cosa abbiamo dentro e cosa c’è fuori, riuscendo ad assaporare il vero gusto delle cose.

In attesa di esplorare la Val d’Ossola a bordo del Defender di Felipe, è arrivato il momento di cambiare lago. Prima di muovere verso Verbania però, il consiglio è quello di deviare leggermente dal percorso ordinario e, raggiungere Albagnano di Bee, piccola frazione in cui, inaspettatamente, si trova uno dei templi buddhisti più grandi d’Europa: Borobudur, il Tempio del Cielo sulla Terra, costruito sul finire degli anni Novanta da Lama Gangchen Rinpoche. L’imponente struttura circolare ricorda un mandala ed è sempre aperta ad accogliere chiunque abbia bisogno di pregare, meditare o semplicemente rilassarsi. Merita la visita.
Dopo circa venti minuti si raggiunge Verbania che, come spiegano i locali, è una città finta, nata dall’unione dei paesi di Intra e Pallanza e diventata capoluogo di provincia suo malgrado. Il suo punto di forza è l’esposizione, infatti, rispetto a Stresa o Baveno, può godere della luce del Sole per molte più ore e questo fatto, soprattutto nelle vicinanze della pungente umidità lacustre, ha i suoi indubbi vantaggi. Come tante altre località è principalmente un luogo di passaggio, un porto, per quanto piccolo, da cui imbarcarsi per raggiungere le Isole Borromee.
Una volta preso l’imbarcadero, la scelta migliore è sicuramente prendersi del tempo per fare il tour completo: l’Isola dei Pescatori (anche detta Superiore), l’Isola Bella e l’Isola Madre, per poi concedersi una segreta scappatella sulla sponda magra del lago, quella lombarda, per visitare la Rocca d’Angera o l’Eremo di Santa Caterina del Sasso, ma per questa volta la meta è una e una sola: L’Isola di pescador. Il modo migliore per apprezzare l’atmosfera dell’isolotto, soprattutto dopo averlo vissuto durante il festival Gente di Lago e di Fiume, è arrivarci nel tardo pomeriggio, quando i traghetti stanno per lasciare il molo. Dopo la partenza dell’ultimo imbarcadero, l’isola sembra spegnersi e, girando tra le sue vie, si ha l’impressione di tornare indietro nel tempo, a prima dei turisti e delle crociere sul lago.
L’Isola Superiore è l’unica delle Borromee ad essere stabilmente abitata, sono diciannove gli irriducibili che ci vivono e che solo all’imbrunire escono per una passeggiata e una parvenza di socialità. Sulle scale e sugli stretti balconcini, si sentono gli schiamazzi e le risate dei cuochi e dei camerieri che si concedono un momento di serenità prima dell’inizio del servizio.
Ed è proprio passeggiando fino alla punta sud che si incontra l’Albergo e Ristorante Il Verbano, una graziosa struttura che affaccia sull’Isola Bella. Al suo interno, l’atmosfera intima e rilassata rispecchia quella dell’isola stessa, non si svela tutta e subito, vuole essere scoperta lentamente e senza fretta. La luce, nelle camere, cambia continuamente e invita il visitatore ad aprire le finestre e guardare, rapito, gli ultimi raggi di sole impegnati a giocare e riflettersi sulla superficie del Maggiore. L’ondeggiare dell’acqua è delicato e costante, molto diverso da quello marino, e lo stesso vale per il suono che produce, più limpido e melodioso, del tutto diverso dal pesante e potente incedere del mare. Un ambiente che invita alla contemplazione e alla tranquillità.

È ormai sera e luci diverse si accendono sulla riva del lago, sono quelle delle sale dei ristoranti che invitano i loro ospiti a sedersi a tavola e a indulgere in un altro tipo di piacere. Il menu de Il Verbano comprende quattro differenti percorsi dai nomi piuttosto eloquenti: In Piemonte, Giro d’Italia, Né carne né pesce e, dulcis in fundo, Gente di Lago, caldamente raccomandato per continuare l’immersione nei sapori e nella cultura del posto, tra la trota affumicata al faggio e ginepro e il luccio mantecato con polenta.

Le tante pietanze e combinazioni possibili fanno del Verbano una meta in cui tornare ancora e ancora, godendo ogni volta di un’esperienza differente e diversamente appagante. Tutti i piatti sono ideati da Marco Sacco e magistralmente eseguiti dallo chef resident Mauro Pesca, mentre in sala è Simone Sacco, figlio di Marco, a dirigere l’orchestra con classe e delicatezza.
Al termine del pasto, la notte sembra aver inghiottito l’acqua, le tante lucine riflesse sono l’unica prova della sua presenza, insieme al rumore delle onde, lento e costante.
Se il festival Gente di Lago e di Fiume, in scena da questo weekend, offre ai visitatori la possibilità di godere di un’esperienza inedita, una celebrazione dell’acqua dolce in chiave festante e internazionale, l’invito è quindi quello di non fermarvi lì, ma andare oltre per scoprire il Verbano Cusio Ossola nella sua estrosa, romantica, decadente ed estatica quotidianità.
