C’è una menzogna nella menzogna che accompagna le attività dei propagandisti italiani che diffondono il verbo del Cremlino nella sfera digitale italiana, ed è costituito dalle modalità di finanziamento. Come avevamo già raccontato qualche settimana fa, criptovalute e bitcoin servono per aggirare i blocchi economici derivati dalle sanzioni che vanno a ingrossare le fila di società con piattaforme in Paesi terzi non toccate dalle restrizioni – come ad esempio Turchia, Azerbaijan e Cina – che riversano poi a società europee, fatturando servizi e consulenze che non avvengono mai.
Un dossier che da qualche tempo è sotto la lente d’ingrandimento dell’Unità di Informazione Finanziaria per l’Italia (Uif) e della Guardia di Finanza che cercano di tracciare i movimenti finanziari intorno a entità giornalistiche, a influencer e a società di comunicazione che da anni divulgano la propaganda del Cremlino.
Il finanziamento illegale – secondo quanto trapela dagli investigatori come prassi – non avviene mai coinvolgendo direttamente il divulgatore o il giornalista interessato, ma attraverso una terza società committente cui i propagandisti emettono regolare fattura.
Le testate, le associazioni culturali, le Srl semplificate che ricevono i finanziamenti da entità straniere li trattengono per il funzionamento delle proprie strutture, e poi girano somme a coloro che producono contenuti. Ovviamente il requisito principale che accomuna queste testate è la narrazione del «ci sosteniamo grazie alle donazioni dei lettori».
Un frame che mescola una zona di verità a una di menzogna. Ci sono persone fisiche, associazioni o entità terze che finanziano con i propri soldi la rete, ma queste rappresentano circa il trenta per cento degli introiti; il rimanente viene raccolto con cene di finanziamento «che spesso – come rivela al nostro giornale un funzionario dei servizi di intelligence – sono lo strumento ideale per versare una buona quantità di liquidità illegale nel circuito pulito», oppure tramite le piattaforme di donazione che permettono la proliferazione di utenti fake generati da bot che riversano piccole cifre (dai cinque euro in su) che passano, appunto, come donazioni liberali, ma che non sono altro che elargizioni di entità straniere che foraggiano la propaganda.
Per verificare in prima persona questa modalità operativa, grazie all’aiuto di alcuni esperti di criptovalute e reti digitali, abbiamo effettuato un’operazione similare nella giornata di domenica, creando alcuni account falsi che hanno movimentato denaro verso alcune piattaforme come Telegram e Buymeacoffee, e siamo riusciti a versare piccole cifre creando account diversi e associando conti digitali creati ad hoc. Nel giro di un’ora oltre trenta profili hanno finanziato content creator e reporter vicini al Cremlino.
Queste tattiche ormai non passano più inosservate e, come ci rivela la nostra fonte, «molte strutture stanno lavorando in modo congiunto e presto avremo anche degli strumenti operativi per congelare beni, emettere fogli di via e proibire l’ingresso nei Paesi europei dei propagandisti e dei media».
Lo strumento operativo nuovo in realtà c’è da qualche settimana, ed è stato annunciato senza far troppa notizia lo scorso 8 ottobre al termine del Consiglio europeo. Come si legge sul sito della Commissione Europea, «l’Ue ha adottato un quadro di sanzioni contro i responsabili di attività destabilizzanti contro l’Ue e i suoi Stati membri. Il quadro consente all’Ue di colpire persone ed entità coinvolte in azioni e politiche del governo della Federazione Russa che minano i valori fondamentali dell’Ue e dei suoi Stati membri, la loro sicurezza, indipendenza e integrità, nonché quelli delle organizzazioni internazionali e dei Paesi terzi. Grazie al nuovo regime di sanzioni, l’Ue può affrontare una serie di minacce ibride, quali: l’indebolimento dei processi elettorali e del funzionamento delle istituzioni democratiche; minacce e sabotaggi di attività economiche, servizi di interesse pubblico o infrastrutture critiche; l’uso di disinformazione coordinata, manipolazione dell’informazione straniera e interferenza (Fimi); attività informatiche dannose; la strumentalizzazione dei migranti. Le misure restrittive relative agli attacchi ibridi provenienti dalla Russia includono il divieto di viaggio per gli individui, il congelamento dei beni di individui ed entità e il divieto di mettere fondi o risorse economiche a disposizione dei soggetti elencati».
L’Europa sembra muoversi, e i propagandisti nostrani sono sempre più agitati.