Ucraina o Liguria?La sinistra europea sfida l’imperialismo russo, Schlein si occupa di Imperia

Mentre i leader del gruppo S&D accoglievano a Bruxelles il presidente ucraino Zelensky, solo pochi rappresentanti dem hanno mostrato lo stesso calore. Per la segretaria Pd, il risultato di Genova conta più della sopravvivenza di Kyjiv

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Iratxe García Pérez, la capogruppo dei socialisti europei, ieri ha incontrato a Bruxelles Volodymyr Zelensky e gli ha espresso «pieno sostegno». Ecco le sue inequivocabili parole: «L’Unione europea deve aumentare sostanzialmente il proprio sostegno militare, consentendo all’Ucraina di colpire obiettivi militari sul territorio russo». «Mi riconosco appieno», ha invece affermato il senatore Filippo Sensi (non si rilevano altri pareri). La vicepresidente del Parlamento europeo Pino Picierno ha accolto con Roberta Metsola il presidente ucraino a Bruxelles.

Sono posizioni molto diverse da quella dei “timidoni” del Partito democratico, o almeno della maggioranza di loro. Elly Schlein non è favorevole ad alcun tipo di aumento del sostegno militare ed è contraria a consentire l’uso delle armi in dotazione alla resistenza ucraina contro le basi russe.

Come si ricorderà, la questione divise gli eurodeputati del Partito democratico quando a settembre a Strasburgo si trattò di votare proprio su quest’ultimo punto e i parlamentari vicini alla leader dissero no, un altro pezzo uscì dall’aula e solo Pina Picierno e Elisabetta Gualmini votarono a favore.

L’esternazione della capogruppo García Pérez suona dunque come una nuova plateale sconfessione del Partito democratico, che pure in quel gruppo vanta la delegazione più numerosa, che sul punto più importante della politica europea è spaccata tra gli anti-ucraini Cecilia Strada e Marco Tarquinio e gli anti imperialisti Picierno e Gualmini, con in mezzo una “palude”, si sarebbe detto durante la Rivoluzione francese, anch’essa variegata al proprio interno – ed è un peccato che Schlein, che ha partecipato alla consueta riunione del gruppo che precede il Consiglio europeo, non si sia fermata per salutare il presidente ucraino, sarebbe stato un piccolo segnale.

L’impressione è che la leader del Partito democratico non metta le questioni europee in cima ai suoi pensieri, e quanto alla spaccatura nella delegazione dem, lei lascia che se la sbrighi il capodelegazione Nicola Zingaretti, il quale non fa altro che pattinare su un terreno scivoloso consentendo che ognuno faccia un po’ come gli pare. Anzi, potrebbe anche darsi che il dissenso riformista pro-Ucraina della Picierno torni in qualche modo utile alla segretaria perché consente di non scendere in polemica su questo punto con i socialisti spagnoli e i socialdemocratici tedeschi che sono i più forti amici di Kyjiv.

Detto tutto ciò, non i democratici italiani non stanno dando a Bruxelles una grandissima prova. Ma per Schlein è l’ultimo dei problemi. Il principale dei quali ha un nome preciso, Liguria, dove si vota tra una settimana e l’esito è incertissimo. Genova conta molto più di Kyjiv, al Nazareno.

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