Guardia scopertaLe contraddizioni di un governo sovranista che non difende la patria dai trumpiani

Meloni e Salvini parlano di Nazione, poi restano imbambolati di fronte alle dichiarazioni di Bannon e Musk che polverizzano la dignità italiana. Forse toccherà alle opposizioni tutelare l’immagine del Paese

AP/Lapresse

Signora Presidente del Consiglio, e la Nazione? Dov’è finita? Signor ministro dei Trasporti, e la difesa della Patria, dove la mettiamo? Non capite che qui la Patria, la Nazione, è seriamente in pericolo, ma non per i ventisette e poi i sette profughi che hanno fatto il viaggetto Brindisi-Albania-Brindisi, ma perché sono gli americani ora al potere a fare dell’Italia una repubblica della banane? E lei, presidente Giorgia Meloni, questo non dovrebbe consentirlo (lasciamo stare Matteo Salvini che è uno convinto che basta mettersi la cravatta rossa, la giacca blu e la camicia bianca per diventare un leader).

Sì, perché l’uno-due sferrato da Steve Bannon e Elon Musk polverizza la dignità nazionale. Poi si può benissimo sostenere che il primo è un pazzoide uscito di galera pochi giorni fa, e il secondo un egocentrico megalomane: però il fatto spiacevole è che entrambi sono, soprattutto Musk, due volti del trumpismo che governerà il pianeta per i prossimi quattro anni. Reazionari amici dei reazionari europei tra i quali, storicamente, vanno annoverati Meloni e Salvini.

Per quale ragione gli italiani dovrebbero essere le vittime di questa lotta a chi è più reazionario? Bannon è un fascista di tipo nuovo, che disprezza i valori su cui l’Occidente e l’America si fondano, cose tipo i diritti dei popoli, la libertà, l’uguaglianza, e dunque considera esclusivamente il denaro (al pari di Musk ma senza la visionarietà di quest’ultimo) come motore immobile della Storia, il denaro come unico interesse della sua Nazione, per cui al diavolo l’Europa (viva i dazi), all’inferno l’Ucraina. E Meloni «si ricordi di quando Fratelli d’Italia era al tre per cento», cioè quando era almeno para-fascista: e dunque non un soldo per Kyjiv.

Nell’allucinante intervista al Corriere della Sera, il tono è minaccioso, mafiosetto: Meloni «è stata tra i più grandi sostenitori della continuazione della guerra in Ucraina. Però l’Italia non ha fatto abbastanza per tenere il canale di Suez aperto per il commercio: tra i gruppi tattici di portaerei là, credo che ci sia solo una corvetta italiana. Comunque penso che il suo atteggiamento cambierà con l’arrivo del presidente Trump, che la convincerà. E che i Paesi della Nato saliranno a bordo abbastanza rapidamente. Altrimenti, se crede davvero a quello che ha detto negli ultimi anni, dovrebbe essere pronta con gli altri in Europa a metterci i soldi, a staccare assegni grandi quanto i discorsi. Noi del movimento Maga siamo irremovibili, vogliamo tagliare al cento per cento i fondi per l’Ucraina alla Camera».

Trattata come una scolaretta, ma neanche, come una serva sciocca: rientri nei ranghi. Altrimenti… La minaccia non è esplicitata. Né probabilmente lui, Bannon, sarebbe in grado di reimpostare i rapporti tra Stati Uniti e Italia: è uno che millanta a tutto spiano.

Eppure Giorgia Meloni deve stare attenta. È possibile che nel suo piccolo mondo antico, fatto di nazionalismo a buon mercato, queste invasioni americane siano già vissute con fastidio. Questo Musk che su X – toh – intima ai giudici italiani che hanno bloccato il farsesco decreto sulla “deportazione” degli immigrati di andarsene («These judges need to go») non dovrebbe essere tollerabile non tanto per un Carlo Nordio, un ministro confuso e impolitico, quanto per un Alfredo Mantovano, uno che ben conosce la dignità istituzionale della magistratura. E il Tajani-don Abbondio dovrebbe protestare ufficialmente.

Arriviamo a dire che se fosse necessario sarebbe importante un’unità delle forze parlamentari per difendere l’autonomia del nostro Paese. Magari toccherà alle opposizioni difendere la dignità nazionale. Per una incredibile nemesi storica, Giorgia Meloni potrebbe non reggere l’offensiva anti-italiana e anti-europea della dottrina Trump, come nella Rivoluzione che mangia i suoi figli potrebbe finire vittima dello Stregone americano pronto a stritolare l’eroica Ucraina e chiunque sia al suo fianco. Il 5 novembre 2024 per Giorgia Meloni forse non è stato un giorno felice.

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