Fede e malafedeQuegli ”esperti” di Gaza che non convincono Bergoglio

Il Papa reclama che si indaghi sulle accuse di genocidio da parte della Corte Internazionale di Giustizia. Ma sa che non è la cristianità delle sue istanze di giustizia a chiedere che Israele sia perseguito, ma ben altra propensione

Il Papa della Chiesa cattolica non ignora che presso la Corte Internazionale di Giustizia, su ricorso del Sud Africa e con l’intervento adesivo di un buon numero di Stati, ha corso un procedimento in cui è evocata un’ipotesi di responsabilità per genocidio a carico di Israele.

Se il Papa reclama che si indaghi in argomento mentre si indaga in argomento, dunque, significa alternativamente che non si fida di quell’indagine o che, in realtà, non intende sollecitarne ma orientarne lo svolgimento.

Non ignora poi, il Papa, che gli “esperti” cui egli si riferisce, i quali argomenterebbero che “ciò che sta accadendo a Gaza ha le caratteristiche di un genocidio”, sono signori che non hanno mai fatto imparziali richieste di accertamento, ma militanti anti-israeliani che hanno posto alla base delle proprie accuse notizie false e dati non verificati. Si tratta di esperti che, con cartiglio delle Nazioni Unite, mesi addietro compilavano un pamphlet intitolato “Anatomia di un genocidio”.

Un elaborato in cui non si sosteneva neppure che Israele avesse intrapreso un’azione militare senza curarsi delle vittime civili che essa avrebbe provocato, ma che avesse ordinato evacuazioni della popolazione da concentrare in “aree sicure” trasformate deliberatamente in “aree di sterminio”. Quegli “esperti”, cioè, argomentavano che quegli ordini di evacuazione e la realizzazione di aree sicure servivano affinché Israele potesse uccidere quanti più civili fosse possibile.

E a prova dell’assunto – questo certamente il Santo Padre non può saperlo – quegli esperti ponevano un articolo di Al Jazeera. Quegli esperti argomentavano che Israele aveva “perfidamente” (è testuale) creato corridoi umanitari per poi bombardarli in modo sistematico trasformandoli in “corridoi della morte”. Quegli esperti argomentavano che Israele avrebbe ingiustamente accusato Hamas di usare le strutture civili, come per esempio quelle ospedaliere, onde trasformarle impunitamente in “zone di morte”, e a riprova dell’assunto allegavano un articolo del giornale britannico The Guardian.

Potremmo continuare, per esempio evocando i numeri che quegli “esperti” hanno via via adoperato per sostenere che il genocidio si sarebbe sviluppato ponendo la popolazione di Gaza condizioni di carestia, con decessi per fame che oggi dovrebbero ammontare a centinaia di migliaia mentre, letteralmente – per quanto la situazione umanitaria sia tremenda – nessuno muore di fame a Gaza. Ma non continuiamo.

Ci permettiamo di aggiungere solo questo. Non può ignorare il Papa, infine, che non è l’indiscutibile cristianità delle sue istanze di giustizia – ma ben altra propensione – a eccitare presso tanti la pretesa che Israele sia perseguito per quel crimine immane. E, tra quei tanti, non ultimi quelli che in modo blasfemo ispiravano a un altro Dio il programma di far affogare Israele in un mare di sangue palestinese.

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