Dolce a otto puntePandoro, storia di una ricetta che ogni Natale incontra il design

Dalla tradizione veronese alle collaborazioni artistiche contemporanee, la storia di un’icona che unisce sapore e bellezza

Manifesto pubblicitario anni Sessanta, courtesy Melegatti

Buono, ma anche bello. Anzi, un capolavoro del food design. L’immagine del pandoro, con la sua iconica forma a stella a otto punte, è stata e continua tuttora a essere reinterpretata da architetti, artisti e designer. Questa unione tra design e gusto ha radici profonde e si deve alla visione di Domenico Melegatti che nel 1894 brevetta non solo una ricetta, ma anche una forma destinata a rimanere impressa nell’immaginario collettivo.

Per creare il pandoro, Melegatti si ispira all’antica tradizione veronese della levà, un dolce lievitato arricchito con burro e zucchero, preparato secondo le antiche usanze delle donne che nella notte della vigilia di Natale si riunivano. Melegatti rivisita la ricetta: aumenta la quantità di lievito, burro e uova, eliminando qualsiasi ingrediente superfluo che potesse compromettere la lievitazione. Il risultato? Un impasto soffice, delicato, unico.

Ma per un gusto così speciale, serviva un’immagine all’altezza. Melegatti si affida quindi al pittore impressionista veronese Angelo Dall’Oca Bianca, molto apprezzato all’epoca sia dal pubblico che dalla critica. Dall’Oca Bianca inizia a progettare la forma e la trova: quella stellata che tutti conosciamo, ispirata al nadalin, un dolce tradizionale veronese creato nel 1262 per celebrare la famiglia Della Scala, signori della città. Compatto e poco lievitato, il nadalin era decorato con pinoli e mandorle, ma soprattutto aveva una bella forma a stella – a otto punte – in omaggio alle principali famiglie della città.

Dall’Oca Bianca reinterpreta questa forma, trasformandola in un tronco di piramide a sezione ottagonale. Lato tecnico, intuisce che gli stampi tradizionali di carta, usati per il panettone, non sarebbero stati sufficienti a sostenere la struttura del pandoro, e ne progetta uno in metallo chiamato “Vespa”. Secondo una leggenda tramandata dalla famiglia Melegatti, fu un garzone a battezzare il dolce: vedendo una fetta illuminata dal sole, esclamò: «L’è proprio un pan de oro».

Nel tempo, il pandoro si è evoluto non solo nella ricetta ma anche nel packaging. Nel 1959 si ha l’idea per un contenitore blu, composto da due elementi a tronco di piramide a sezione quadrata, con un esagono parzialmente visibile nella parte superiore, che funge da manico.

Il design, impreziosito da eleganti strisce dorate verticali, esalta il prodotto ma prima di tutto custodisce la sua preziosità: si tratta pur sempre di un dolce da forno lievitato, che ha bisogno di protezione da luce, umidità e agenti esterni per mantenere la sua fragranza e le sue qualità distintive il più a lungo possibile.

Negli anni Sessanta e Settanta, con la crescente competizione tra marchi, Melegatti si trova a fronteggiare giganti come Motta e Alemagna che nel frattempo si sono affermate nel mercato con il loro prodotto di punta, il panettone. Bauli, sotto la guida dei figli del fondatore Alberto, Adriano e Carlo, sceglie di adottare uno stile moderno, con il viola che contorna il logo e diventa il suo tratto distintivo. Melegatti risponde investendo in campagne pubblicitarie su scala nazionale: debutta sui quotidiani nel 1974 e, nel 1976, in televisione, in prima serata durante il celebre Carosello.

Con il suo ingresso nel mondo dello spettacolo, il pandoro si trasforma da simbolo di maestria pasticcera a icona di creatività e comunicazione, grazie anche agli spot degli anni successivi. Tra quelli che hanno fatto scuola e consolidato il pandoro come protagonista delle festività italiane, gli spot con Franca Valeri e Milena Vukotic negli anni Ottanta e, successivamente, quelli con Franca Valeri e Angela Finocchiaro nei primi anni Novanta.

In tempi più recenti, il pandoro è stato elevato a prodotto di lusso grazie a collaborazioni con creativi di fama internazionale. Nel 2020, gli artisti Domenico Pellegrino e Ligama firmano le confezioni in edizione limitata per la pasticceria siciliana Di Stefano. L’anno successivo, Molino Pasini commissiona all’architetto Piero Lissoni una latta d’autore limited edition, decorata con una fotografia di Luigi Ghirri concessa dall’Archivio Ghirri e contenente il pandoro stellare firmato dal pastry chef Andrea Tortora. «Luigi ha sempre amato il dialogo tra linguaggi diversi, tra artisti di campi differenti ma con visioni comuni», dichiarò ai tempi Adele Ghirri, responsabile dell’Archivio, «e siamo felici di mantenere questo scambio vivo, raccontando una storia attraverso le sue immagini».

Luigi Ghirri per Molino Pasini 2021, ph. courtesy Molino Pasini
Luigi Ghirri per Molino Pasini 2021, ph. courtesy Molino Pasini

Armani ha reinterpretato i packaging del pandoro di Guido Gobino, offrendo a questi dolci rivestiti del suo tipico cioccolato artigianale una confezione raffinata, che si ispira alla collezione privé della stagione, con un motivo geometrico nei delicati toni del madreperla e dell’oro.

Armani e Guido Gobino, ph. courtesy Armani Dolci
Armani e Guido Gobino, ph. courtesy Armani Dolci

Etro, invece, ha collaborato con il ristorante stellato Il Luogo di Aimo e Nadia, guidato dagli chef Fabio Pisani e Alessandro Negrini, per creare un’elegante scatola in metallo satinato. Entrambe queste collaborazioni sono state rinnovate anche per il Natale 2024. E per i prossimi connubi tra immagine e gusto? Non resta che aspettare.

Etro per AimoNadia, ph. courtesy Etro
Etro per AimoNadia, ph. courtesy Etro

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