Supercalifragi-whiskyC’è una ragazza campana che porta lo Scotch in giro per il mondo

Da Partenope alle isole del Nord, la storia di Mariella Romano, innamorata del distillato scozzese, che spiega in cosa consiste il suo lavoro di global brand ambassador e brand manager

Mariella Romano, global brand ambassador di Isle of Arran Distillers (credits Mariella Romano)
Mariella Romano, global brand ambassador di Isle of Arran Distillers (credits Mariella Romano)

Solare, loquace, appassionata. Da dietro il banco del Milano Whisky Festival, Mariella Romano ti versa un dram di Scotch proveniente dall’isola di Arran e te lo racconta.

Mentre la guardi non sai se appena mezz’ora fa stava entrando in fiera dopo essersi cambiata la giacca sull’auto di un collega, presa di corsa, dopo che l’aereo a Londra aveva tardato a decollare, facendola attendere due ore dopo l’atterraggio. Il primo volo era partito da Glasgow e nell’attesa magari le hanno pure perso la valigia. Quella arriverà domattina, ma poco importa, Mariella ha un cambio nello zaino. Dopo il festival c’è una cena con dei clienti, domani una masterclass, poi un pranzo, un paio di incontri e di nuovo a cena, per abbinare drink base whisky ai piatti di uno chef. Il giorno dopo da Milano si sposta in un’altra città e via così, verso una serie di giornate che Mariella ha organizzato per settimane. Lei ti guarda, sorride e ti chiede cosa ne pensi di quel Single Malt.

Tutto ciò che sta dietro quel gesto così semplice, glielo abbiamo chiesto per raccontare un po’ cosa ci fa una campana a girare il mondo per il whisky e un po’ in cosa consiste il suo lavoro di global brand ambassador per la Isle of Arran Distillers.

Da Massa Lubrense alla Scozia
La storia inizia a Sant’Agata sui Due Golfi, Massa Lubrense, paesino della provincia di Napoli a picco sul mare. È il paese natale di Mariella Romano, oggi al lavoro per un’azienda che possiede due distillerie e produce whisky con due brand, Lagg e Arran, sull’omonima isola scozzese nel Firth of Clyde, specchio di mare a ovest di Glasgow. «Dopo un anno di università, ho voluto provare qualcosa di diverso. Non avevo trovato la mia strada e, come molti altri italiani, sono partita per Londra e ho cominciato a lavorare in un bar», racconta. Solo che per lavorare nel bar deve sapere cosa vende e i corsi fatti fin lì non bastano.

«Arriva il giorno in cui assaggio Lagavulin 16 per la prima volta e non so spiegare come, ma qualcosa succede all’interno del mio cervello. Non avevo mai assaggiato qualcosa di più piacevole e interessante prima di quel momento e mi innamoro del whisky scozzese. Magari mi ossessiono pure un po’ – sorride – comincio a voler assaggiare sempre di più, visitare whisky bar sempre di più, a leggere online, a imparare, a scoprire. Poi mi rendo conto che forse dovrei fare di quest’hobby anche la mia carriera». Nel 2013 invia curricula a whisky bar e rivendite di tutta Londra e trova lavoro al Whisky Exchange di Vinopolis, che era uno dei negozi gestiti da Sukhinder e Rajbir Singh, prima della chiusura del centro nel 2015. «Lì scopro tutto il mondo del whisky e dei distillati in generale, lavoro con persone che sanno e condividono moltissimo. Incontro i miei primi brand ambassador e mi rendo conto che quella è la strada che vorrei percorrere: viaggiare nel mondo e parlare della mia passione. La mia carriera nel whisky inizia lì. Cambio lavoro spesso per poi raggiungere il mio sogno, nel 2019, quando divento global brand ambassador per Isle of Arran Distillers».

Lochranza, la distilleria di Arran Whisky (credits Mariella Romano)
Lochranza, la distilleria di Arran Whisky (credits Mariella Romano)

Cosa fa una global brand ambassador
Quando Mariella inizia il nuovo lavoro, sull’isola di Arran c’è solo una distilleria, Isle of Arran. Fondata nel 1995 a Lochranza, località a nord dell’isola di cui negli ultimi anni ha assunto il nome, questa distilleria dà il via a un’ondata di aperture di nuove distillerie che non si è ancora fermata. Nel 2017 alla proprietà si aggiunge un’altra distilleria, Lagg, che era già stata attiva sull’isola tra gli anni Venti e Trenta dell’Ottocento. «Questo mi dà l’opportunità di parlare di due entità completamente diverse e di due stili di whisky completamente diversi», dice Mariella, che adesso vive a Glasgow con il marito – scozzese – e che quest’anno festeggia undici anni di lavoro in questo settore.

«Non c’è un giorno uguale a un altro – racconta – ed è anche quello che mi piace. Se non sto viaggiando tra un treno e un aeroporto, incontrando distributori, colleghi, clienti in giro per il mondo, sono a casa a fare tutta la parte di lavoro che sta prima e dopo il viaggio, quella organizzativa e di follow up. Inoltre, ricoprendo anche il ruolo di brand manager, la mia figura fa parte del marketing, quindi svolgo molte attività diverse assieme al marketing team. Oggi seguo uno shooting fotografico per un nuovo prodotto, domani assaggio dei whisky e scrivo tasting notes, dopodomani sto lavorando su nuovi materiali di vendita o parlando con un distributore di nuove campagne e idee pubblicitarie». Una sorta di connessione tra le attività di vendita e di promozione. «Sono una figura che conosce sia l’azienda che i mercati, non mi occupo di vendite, ma parlo con i sales manager e sono aggiornata. Posso aiutare un po’ tutti e risolvere problemi anche inaspettati. È l’aspetto che mi piace di più del mio lavoro».

Vita da Mary Poppins
Ovviamente essere un jolly richiede una certa varietà di capacità. «Ci vuole molta flessibilità, che magari col tempo cresce. Il mio lavoro appare molto “glamorous”, soprattutto sui social media come Instagram – su cui Mariella è @whiskymari – È bellissimo vedere i miei viaggi, quello che mangio, quello che bevo. Ovviamente anche a me piace condividere tutto questo. Ma c’è una parte che è invisibile e che è fatta di tante mail, tanti file Excel e organizzazione. Deve esserci molta elasticità, spesso perdi un bagaglio, a volte perdi un aereo o l’aereo è cancellato o in ritardo. Spesso scendi dall’aereo, sali in taxi o in macchina di un collega e in cinque minuti devi essere pronta, preparata a parlare con entusiasmo e passione, anche quando sei stanchissima. È una parte del lavoro che non sempre si vede ed è certamente difficile. Spesso non sai chi ti troverai di fronte e devi riuscire a modulare le parole in base all’audience. Però è anche un aspetto che mi appassiona e che mi dà sicurezza». E in questi casi la preparazione è tutto (e anche una borsa molto capiente). «Mi piace essere super organizzata, avere di tutto in borsa e in valigia per qualsiasi evenienza, cambio di vestiti, spazzolino… Gli amici mi prendono in giro. Ormai conosco tutte le modalità per coprire le spese se perdo una valigia».

Mariella Romano durante una serata al Pub Matricola di Milano (credits Mariella Romano)
Mariella Romano durante una serata al Pub Matricola di Milano (credits Mariella Romano)

Il mondo visto da Arran
Tra un viaggio e l’altro si impara molto sui diversi paesi e, ovviamente, su come si approcciano al whisky. «Viaggio molto anche al di fuori dell’Europa. Giappone e Corea del Sud sono realtà completamente diverse dalle nostre rispetto al whisky, con un audience e un modo di bere e di apprezzare il prodotto differente dal nostro, così come lo sono Stati Uniti, Canada, Nuova Zelanda e Australia». In Giappone ad esempio, non è strano pasteggiare con drink a base whisky. «C’è chi apprezza il whisky in modo puro e chi non ha paura di mettere un whisky, pure di un certo prezzo, in un cocktail oppure di servirlo con un pairing diverso. Poi c’è chi vede il whisky come una bevanda per un classico Japanese Whisky Highball da abbinare al pasto – Whisky & Soda – Come noi in Italia beviamo un bel bicchiere di vino rosso a pranzo, in Giappone capita che ci si beva un Highball».

La chiave è anche studiare sia prima che durante il viaggio. «Mi piace molto studiare il mercato che visiterà prima di partire. Imparare un paio di frasi in lingua viene molto apprezzato, soprattutto nei Paesi asiatici. Cerco di capire qualcosa della cultura e come creare una connessione con persone nuove tramite un paio di dram e tante altre storie».

E l’Italia? «Per l’esperienza che ho, vedo che in Italia c’è e cresce la voglia di bere whisky, principalmente liscio. C’è interesse anche per imbottigliamenti particolari come Single Cask e Small Batch, per aziende un po’ più piccole e indipendenti come la nostra. Poi, essendo amanti del cibo, è molto apprezzato il pairing». Poi c’è il lato produttivo, a Mariella piace scoprire i whisky italiani. «Al mio matrimonio abbiamo fatto un blend con un whisky scozzese di Arran e un whisky italiano di Puni. Mi piace berlo ancora oggi». Perché in genere non ha senso fossilizzarsi su un solo stile. «Quello che non mi manca e che penso non dovrebbe mancare mai è la voglia di imparare e di scoprire, perché non si finisce mai di imparare, quindi mi piace spaziare negli assaggi e non restare focalizzata solo sulla Scozia, ma aprire la mente e il palato a whisky prodotto in tutto il mondo».

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