Tirare il cordoneIl futuro di AfD dipenderà dalla stabilità della prossima coalizione di governo

I sondaggi danno avanti la Cdu di Merz, che avrà necessariamente bisogno di almeno un alleato (se non due) per governare: il partito di estrema destra potrebbe capitalizzare consensi approfittando delle difficoltà inevitabili del nuovo esecutivo

Alle elezioni tedesche di domenica, stando ai sondaggi, la novità principale sarà la crescita dell’estrema destra di Alternative für Deutschland, che sembra destinata a diventare secondo partito. Ma questa notizia, su cui da tempo si concentrano le attenzioni, va messa nella giusta prospettiva. A oggi, sembra improbabile che AfD acceda al governo: nonostante la Cdu di Friedrich Merz ne abbia accettato i voti per far passare al Bundestag una risoluzione favorevole a una stretta sull’immigrazione (poi bocciata in disegno di legge), il Brandmauer, il cordone sanitario tra forze democratiche, non sembra in discussione per le trattative di governo.

Afd, pertanto, diventerà “soltanto” il principale partito di opposizione. Proprio qui, però, c’è il punto nevralgico della questione, nonché quello prospettico da cui guardare ai risultati elettorali. In base alle medie dei sondaggi, la Cdu di Merz sarà in testa, con il trenta percento circa, AfD al venti percento, la Spd al quindici, i Verdi poco sotto, al quattordici. Nelle ultime settimane, però, anche la sinistra della Linke sembra sempre più in grado di superare lo sbarramento.

L’ingresso della Linke (o di chiunque altro) in parlamento avrebbe effetti profondi, perché la redistribuzione dei seggi potrebbe costringere Merz a cercare non uno, ma due alleati di governo. Nessuno scenario sarebbe più conveniente di questo, per Afd. Nessuno scenario realistico, quantomeno: perché il punto è che, in un sistema proporzionale come quello tedesco, se l’estrema destra andasse al governo lo farebbe come parte di una coalizione. Il che vuol dire che ciò non avverrà finché i suoi numeri non saranno così determinanti da rendere AfD l’unico interlocutore possibile in ottica di maggioranza.

Per quanto improbabili, ci sono almeno due strade possibili perché questo scenario inizi, lentamente, a crearsi dopo il voto di domenica. Per capire come, è utile partire dalla situazione che si avrebbe qualora per Merz fosse effettivamente necessaria una coalizione di tre partiti. Finché alla Cdu può bastare un solo alleato (realisticamente, i socialdemocratici), Merz può trattare da una posizione di forza la formazione di una maggioranza, tanto più se ciò avviene con la Spd, un partito in piena crisi di consenso. Per giunta, avere due possibili partner tra cui scegliere permette a Merz di mettere Spd e Verdi l’una contro gli altri, spingendoli ad accettare alcune condizioni per impedire che la Cdu si rivolga altrove. Con una coalizione a tre, i ruoli si capovolgono: verdi e socialdemocratici, compatibili su molte proposte, potrebbero creare un blocco in grado di indebolire la posizione negoziale di Merz.

A questo punto, si aprono due alternative. La prima è che i tre partiti riescano a trovare un accordo, e a formare una maggioranza. AfD sarebbe così la principale forza d’opposizione, e nei successivi quattro anni potrebbe capitalizzare in termini di consenso ogni insuccesso del governo. Del resto, la coalizione tra Verdi, Spd e Cdu rischia di essere caratterizzata da una forte conflittualità interna: sull’immigrazione e le politiche ambientali, Cdu e Verdi hanno posizioni antitetiche; sulla politica estera si intendono di più, ma la Spd è più titubante sulla linea da tenere sull’Ucraina e verso la Russia; sul sociale, la Cdu sarebbe incalzata dai due alleati. Ogni instabilità della maggioranza o incapacità di agire in maniera incisiva, dunque, si tradurrebbe in un malcontento che Afd potrebbe intercettare, crescendo in vista delle prossime elezioni.

Se invece le trattative dovessero andar male, il guadagno dell’estrema destra sarebbe immediato, perché potrebbe insistere sulla retorica che vede AfD vittima di un complotto delle altre forze politiche, tutte coalizzate per tenerla fuori dal governo. In caso di ritorno alle urne, potrebbe crescere ulteriormente. Se invece lo stallo si protraesse, potrebbe emergere nell’Union una componente che, stremata dall’incertezza, si dichiarasse favorevole al dialogo con AfD in ottica di governabilità, con tutto quello che ne conseguirebbe.

Ovviamente, c’è un modo per evitare che questi due scenari si realizzino. Cdu, Spd e Verdi potrebbero raggiungere un accordo di governo, trovando compromessi su diverse questioni, e governando in maniera tale da affrontare i temi caldi (recessione, politica estera, perdita del potere d’acquisto della classe media) in maniera coordinata. Non è facile, anche perché potrebbe voler dire che, in certe fasi, i singoli partiti dovrebbero cedere consapevolmente su alcune rivendicazioni, per permettere ad altri partner di coalizione di intercettare consenso.

Non si tratta, ovviamente, di un “volemose bene”, ma di un preciso progetto che, pur senza far venir meno la necessaria dialettica tra forze politiche, la inquadri in un’operazione di contenimento delle forze anti-establishment. Perché in Germania come altrove, il futuro dell’estrema destra dipende anche dalla capacità delle forze democratiche di cooperare fruttuosamente tra loro.

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