Flag awarenessIl cibo ci piace italiano

Secondo una classifica dell’Osservatorio Immagino di GS1 Italy, stilata su dati NielsenIQ, la bandiera tricolore è il primo claim per valore di sell-out, con quasi sette miliardi di euro di vendite nella grande distribuzione

Foto di Franki Chamaki su Unsplash
Foto di Franki Chamaki su Unsplash

“Senza conservanti”, “senza olio di palma”, “senza zuccheri aggiunti”, ma anche “integrale”, “made in Italy” oppure semplicemente “croccante”. I claim sulle etichette dei prodotti alimentari possono avere un’influenza importante sulle scelte dei consumatori, incontrando il loro sguardo nel momento in cui studiano gli scaffali. Sulla base dei dati raccolti da NielsenIQ, l’Osservatorio Immagino di GS1 Italy ha rilevato l’andamento delle vendite di più di 138.000 prodotti nei supermercati e negli ipermercati italiani tra giugno 2023 e giugno 2024, classificandoli in base alla presenza in etichetta di oltre cento tra claim, certificazioni, pittogrammi e indicazioni geografiche. Il risultato è che l’appeal maggiore è esercitato proprio dall’origine italiana delle produzioni.
Al primo posto si colloca infatti l’icona della bandiera italiana con quasi sette miliardi di euro di vendite, generate dai 15.414 prodotti che riportano il tricolore sull’etichetta. In seconda posizione la certificazione Fsc (Forest Stewardship Council), con oltre 4,9 miliardi di euro di vendite, seguita dall’indicazione “100% italiano”, anch’essa con più di 4,9 miliardi di euro.

L’analisi della graduatoria per valore delle vendite evidenzia anche un insieme di claim e certificazioni che si concentrano in alcuni dei macro-fenomeni di consumo, come ad esempio quello delle intolleranze alimentari. Ne fanno parte i claim come “senza glutine” e “senza lattosio” e l’universo del free from, come “senza conservanti”, “pochi grassi”, “pochi zuccheri”, “senza olio di palma”, “senza coloranti”, “senza zuccheri aggiunti”; ma c’è anche la categoria del rich-in, con le segnalazioni del contenuto in proteine, fibre e vitamine, inclusa l’indicazione “integrale”.

A dominare questa macro-area in termini di vendite c’è il claim “senza conservanti”, con 2,6 miliardi di euro di vendite nel canale supermercati e ipermercati, seguito dal claim “pochi grassi”, con un giro d’affari di quasi 1,8 miliardi di euro. Totalizza invece un giro d’affari di quasi 1,5 miliardi di euro, la dicitura “pochi zuccheri”, mentre “senza zuccheri aggiunti” registra oltre 814 milioni di euro di sell-out. Due indicazioni di cui si osserva anche la crescita, la prima con un giro d’affari aumentato del 9,4 per cento a valore e la seconda dell’8,7 per cento. In calo invece, seppur ben presente, l’interesse per il claim “senza olio di palma” con quasi 1,4 miliardi di euro di vendite.

La classifica dei 25 claim con il maggior incasso in gdo tra giugno 2023 e giugno 2024 (credits Osservatorio Immagino di GS1 Italy)
La classifica dei 25 claim con il maggior incasso in gdo tra giugno 2023 e giugno 2024 (credits Osservatorio Immagino di GS1 Italy)

Dal monitoraggio continuativo condotto dall’Osservatorio Immagino emergono anche i claim relativi alle tendenze emergenti del largo consumo in Italia e tra queste c’è la sostenibilità, a cui si ricollegano il claim “meno plastica”, la certificazione “Sustainable cleaning” e quella biologica. Ma ci sono anche i nuovi stili alimentari, che emergono con claim come “vegetariano”, “vegano” e la certificazione kosher, oppure le modalità di produzione, evidenziate da claim come “filiera” e “prodotto in Italia”. Infine, non manca il lato edonistico dell’alimentazione, che si identifica nei gusti e nelle texture, ad esempio con le diciture “cacao” e “croccante”.

Così, le etichette suggeriscono l’andamento delle preferenze tra gli acquisti italiani.

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