Ci sono situazioni nelle quali un grande leader può e sa compiere qualcosa di imprevisto: un colpo d’ala, uno scarto, una novità. Davanti a Giorgia Meloni, della quale è lecito chiedersi se rientri nella categoria dei grandi leader, ora si para davanti una Grande Occasione (le maiuscole ci vogliono): entrare nelle file dell’europeismo vero. Dicendo basta a Viktor Orbán, Santiago Abascal, Marine Le Pen e patrioti vari. E basta pure con la sudditanza a Donald Trump, Elon Musk, J.D. Vance. Uno strappo. Che può essere fatto anche con un certo gradualismo, salvaguardando l’obbligo istituzionale che, per quanto riguarda gli Stati Uniti, non può non prevedere un rapporto comunque solido.
Ma la direzione di marcia porterebbe a Varsavia, o a Parigi, Londra, Berlino, Copenhagen. Nel cuore dell’Europa ieri anti-sovietica e oggi anti-russa, una direzione di marcia, soprattutto, opposta alla freccia indicante Mar-a-Lago, che sin qui ha orientato i passi della premier italiana.
Una svolta europeista della Presidente del Consiglio rafforzerebbe l’unità di un’Europa che non intende diventare un’espressione geografica mentre tre uomini pericolosi, Trump, Vladimir Putin e Xi Jinping, governano il pianeta disprezzando la libertà e i valori del Vecchio Continente: a questa svolta italiana tutta l’Europa democratica dovrebbe rendere omaggio.
Una Giorgia Meloni che preferisse Donald Tusk a Donald Trump, alleata di Friedrich Merz e Keir Starmer, e persino di Emmanuel Macron, sarebbe in condizione di aprire una pagina nuova anche nella politica italiana ponendosi davvero come centrale.
Una piccola Angela Merkel più conservatrice, certo, e mai di quel livello: ma insomma pur sempre a diversi anni luce da Matteo Salvini e anche da diversi personaggi di Fratelli d’Italia (possiamo dire più Guido Crosetto e meno Ignazio La Russa?).
Il suo partito sarebbe automaticamente sospinto verso l’ispirazione di fondo europeista di Forza Italia con la quale potrebbe costituire, forse anche formalmente, un asse quattro volte più forte della Lega. E in grado di imbastire un rapporto diverso anche con le opposizioni, o parti rilevanti di esse.
Fantapolitica? Forse sì. Dipende dal grado di lungimiranza e coraggio di cui la premier dispone. Certo, dovrebbe rompere con un pezzo della sua cultura politica e della sua narrazione, emanciparsi dai nuovi amici amerikani evitando di esporre il Paese al rischio di affidare le comunicazioni satellitari a Elon Musk in un quadro di tensione con gli Stati Uniti. Dovrebbe poi ingaggiare una durissima competizione con un Matteo Salvini più patriota che mai, e ripulire il suo partito delle tonnellate di scorie reazionarie che tuttora vi albergano. In cambio però otterrebbe una centralità politica di respiro veramente nazionale che altrimenti non avrà mai se restasse sempre l’underdog della Garbatella. La Grande Occasione ce l’ha. Avrà anche la forza intellettuale e morale per coglierla? Questo è un interrogativo cui solo lei potrà rispondere.