E meno male che sono bravi sul piano internazionale. I fatti dicono il contrario. L’arringa di Carlo Nordio in Parlamento ha aperto un conflitto con la Corte penale internazionale che certo non può aver tollerato di essere dipinta dal guardasigilli italiano come un’accolita di pasticcioni. In più c’è una denuncia di un rifugiato sudanese che già nel 2019 aveva raccontato agli investigatori internazionali le torture che lui e la moglie avevano subito dal libico Almasri, il macellaio fatto fuggire dal governo italiano per non chiarite «ragioni di sicurezza nazionale» che però tutti immaginano. Lo scoop è di Nello Scavo, inviato di Avvenire.
Palazzo Chigi ha fatto sapere che non c’è nessuna istruttoria aperta ma certo la polemica tra L’Aja e Roma non è destinata a chiudersi: l’affare Meloni-Nordio-Piantedosi non rientra e il caso Almasri resta sul tavolo della politica italiana.
Ecco dunque che, per una sorta di nemesi del tutto imprevista, Giorgia Meloni si ritrova nei guai proprio sul piano internazionale, quello sul quale, secondo la grancassa mediatica, si troverebbe più a suo agio. Ma un conto è volare a Mar-a-Lago per ingraziarsi un Donald Trump che nel frattempo è andato totalmente fuori controllo, un altro è saper maneggiare pratiche delicatissime che richiedono freddezza e professionalità, due qualità che «il gatto e la volpe», come Matteo Renzi ha ribattezzato Carlo Nordio e Matteo Piantedosi, evidentemente non hanno.
Meloni, Nordio e Piantedosi, secondo la denuncia presentata a L’Aja, «hanno abusato dei loro poteri esecutivi per disobbedire ai loro obblighi internazionali e nazionali». Com’è noto i tre, più Alfredo Mantovano, sono indagati. La presidente del Consiglio, nel bunker di palazzo Chigi, deve essere a metà strada tra il furioso e l’affranto per i pasticci che i due ministri hanno combinato e persino inconsapevolmente rivendicato in Parlamento, adducendo scuse di vario tipo, alla John Belushi, per giustificare la liberazione di un assassino.
Soprattutto Nordio, cioè il ministro che tra tanti dilettanti si sarebbe dovuto stagliare per cultura e dottrina, ha fatto una brutta figura con il suo latinorum un po’ troppo su di giri – preferisce il Negroni allo spritz, ha fatto sapere ieri – ed è probabile che Meloni non abbia tollerato una pagina penosa che poteva essere evitata. Pensava, la premier, di immolare il gatto e la volpe e far passare così la nottata, chiuderla lì, insomma, senza sporcarsi, lei, le manine. E invece si ritrova con la Cpi e forse addirittura le Nazioni Unite sul piede di guerra.
Niente da fare, le opposizioni, che hanno sentito l’odore del sangue, tornano a reclamarla in Aula, puntano al bersaglio grosso capendo che lei non ha armi da utilizzare, una volta che i due ministri hanno spuntato le loro: «Basta nascondersi», ha intimato Elly Schlein riferendosi alla premier.
Come se non bastasse, c’è questa storia tutta da chiarire dello spionaggio di alcuni cittadini italiani tra cui il direttore di Fanpage Francesco Cancellato e Luca Casarini. E a completare in modo che non si sa se definire grottesco o a suo modo drammatico ci si è messa la fida Augusta Montaruli con l’ormai nota performance a La7 basata sul fare «bau bau» a un incredulo Marco Furfaro, del Partito democratico, che si è ritrovato in una scena surreale – subito virale sui social – nella quale la deputata è chiaramente uscita dai binari della razionalità umana. Già l’hanno richiamata in altri talk show, hai visto mai che è nata una stella della comicità. Ma certo tutto questo dà l’idea di un gruppo di scappati di casa intorno a Meloni che forse neanche Meloni merita.