Roma-a-LagoMeloni libera Sala, ma si posiziona come la facilitatrice di Trump e Musk in Europa

La premier incassa con merito gli applausi per aver riportato in Italia la giornalista imprigionata in Iran, ma le sue ultime mosse sembrano suggerire una sorta di vassallaggio italiano rispetto al prossimo presidente americano

Ufficio Stampa Palazzo Chigi

Cecilia Sala è tornata e quello di ieri è stato un giorno di festa grande. Bravi tutti quelli che hanno raggiunto l’obiettivo: Giorgia Meloni, servizi, diplomazia (tra parentesi, bravi anche a evitare la spettacolarizzazione in diretta tv del ritorno a Ciampino). Tutta l’Italia applaude, giustamente.

Come sono andate le cose non si sa e non si saprà chissà per quanto tempo. Non si tratta di fare dietrologie ma è diritto farsi delle domande perché, chiusa positivamente la vicenda della giornalista italiana, si pongono serie questioni di politica internazionale. Sulla vicenda, dettagli a parte, non sembra ci sia molto da dire. A quanto si capisce, malgrado le tardive smentite di Teheran, esiste un nesso indissolubile tra l’arresto di Sala e quello di tre giorni prima di Mohammad Abedini Najafabadi. Si è trattato dunque di realizzare questo scambio perché come sempre in questi casi questa era l’unica strada percorribile: vedremo quando sarà liberato l’iraniano ma tutto porta a dire che questo accadrà appena le acque si calmeranno.

Poi bisognava coinvolgere Donald Trump per favorire una soluzione, d’intesa con Joe Biden, e il viaggio-lampo di Meloni in Florida, al resort Mar-a-Lago, ha avuto in questo senso un peso decisivo. A maggior ragione non si capisce come la missione della premier si sia intrecciata con la notizia dell’affarone con Elon Musk per Starlink. Secondo quanto ha riportato ieri il Post, inoltre, «sembra possibile che nelle complesse trattative per la liberazione di Sala abbia avuto un ruolo anche Musk, anche se ancora non è chiarissimo quale esattamente». Il miliardario non era fisicamente presente a Mar-a-Lago ma è chiaro che è stato un protagonista della vicenda. E questa è un’altra cosa che andrebbe chiarita.

Comunque è emerso senza ombra di dubbio che il peso politico e l’influenza di Meloni su Donald Trump sono davvero notevoli, probabilmente accompagnati dall’impegno della premier italiana a facilitare i disegni del nuovo presidente americano: avremo una Meloni “facilitatrice” di Trump in Europa se non addirittura portatrice dei suoi interessi, qualcosa di molto più pesante e diverso da quel ruolo di mediatrice tra Unione europea e Stati Uniti che le si era attribuito sinora? Se così fosse, saremmo davanti a un grande mutamento del ruolo dell’Italia nel contesto mondiale: da Paese certamente filoatlantico a Paese portatore degli interessi di Trump, il che non è esattamente la stessa cosa.

Visti i deliri del prossimo presidente americano, cosa dirà l’Italia sulle mire di quest’ultimo sulla Groenlandia (che è in zona Nato), Canada, Panama? O sulle sue mosse sull’Ucraina? Ci sarà tempo per verificare l’ipotesi di una sorta di vassallaggio italiano rispetto alla coppia Trump-Musk che, se dimostrato, cambierebbe completamente il ruolo geopolitico del nostro Paese, inserendolo di fatto nella lista della nuova Internazionale della destra, e in posizione di vertice. E scusate se è poco.

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