Font di energiaI caratteri forti resistono a tutte le rivoluzioni

Siamo sempre più analfabeti, anche a livello visivo. Nel passaggio dalla carta al digitale si è persa la profondità delle storie che raccontiamo, ma la tipografia resiste all’appiattimento della comunicazione

Il lavoro della Tipoteca di Cornuda. Courtesy of Tipoteca di Cornuda

Questo è un articolo del nuovo numero di Linkiesta Etc dedicato al tema del tabù, in edicola a Milano e Roma e negli aeroporti e nelle stazioni di tutta Italia. E ordinabile qui.

«La tipografia non è qualcosa di confinato alla carta: è una forma di design che si prefigge la massima leggibilità di un testo, sia esso su riviste, su pannelli autostradali o nei musei». Sandro Berra, da 20 anni collaboratore di Tipoteca di Cornuda (TV), fondazione promossa dai proprietari di Grafiche Antiga (già stampatori dei primi calendari Pirelli), è convinto che la tipografia sia più viva che mai. E i numeri lo confermano: ogni anno dodici mila studenti visitano questo spazio multifunzionale (che è, insieme, museo, archivio, stamperia e auditorium), centinaia di studiosi arrivano dall’estero e il workshop per designer previsto per giugno 2025 è già tutto prenotato.

Courtesy of Tipoteca di Cornuda

«Il fatto è che, con il passaggio dalla carta al digitale, l’interesse per i font è rinato e si è esteso a ciò che si può leggere su uno schermo», riassume Berra. Ed è qui, dove possono godere di una sterminata collezione di caratteri di legno e piombo, che i creativi di tutto il mondo cercano ispirazione: «Negli ultimi anni dall’archivio di Tipoteca sono usciti tre caratteri inclusi nel set di Adobe. E una riedizione di Forma, il font disegnato negli anni 60 dal geniale Aldo Novarese, è stata scelta per l’edizione made in Hong Kong del magazine Tatler e poi adottata dalla Hewlett Packard per la sua brand communication», continua Berra, «il problema è che la facilità con cui oggi chiunque dispone di migliaia di font sulle piattaforme porta a un loro uso indiscriminato, a un appiattimento visivo dettato dalle mode, a un’analfabetizzazione visiva che è un paradosso in un’epoca dominata dalle immagini».

Invece i caratteri non sono delle commodities qualunque: conservano tracce di memoria storica, raccontano il gusto e l’estetica del periodo in cui sono nati. Ecco perché conoscere la loro storia equivale a cogliere più profondamente la voce del pensiero e del tempo a cui appartengono. Per fortuna la Tipoteca continua ad attrarre giovani talenti, e a insegnare loro che i font non sono intercambiabili, ma hanno la stessa funzione ineludibile di una firma: esprimere un’identità e tutti i valori che vi corrispondono, senza scimmiottare una grafia trovata per caso da qualche parte.

La matrice del carattere tipografico “Semplicità”

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