In una delirante conferenza stampa nella sua residenza di Mar-a-Lago a Palm Beach, in Florida, Donald Trump ha dichiarato che l’Ucraina avrebbe dovuto «fare un accordo» per evitare il conflitto con la Russia, attribuendo a Kyjiv la responsabilità della guerra iniziata con l’invasione russa il 24 febbraio 2022. «Sentiamo dire che (gli ucraini, ndr) non sono stati invitati ai negoziati. Ma sono lì da tre anni. Avrebbero dovuto risolvere la questione molto prima. Non avrebbero mai dovuto iniziare la guerra», ha detto il presidente degli Stati Uniti. Sembra una inquietante riedizione americana della favola del lupo e l’agnello di Esopo: non importa quali siano i fatti, il più forte cercherà sempre un pretesto per incolpare la vittima.
Nel corso della conferenza stampa, Trump ha anche messo in dubbio la legittimità della leadership di Volodymyr Zelensky, affermando che il presidente ucraino dovrebbe indire nuove elezioni, citando un presunto crollo del suo indice di gradimento al quattro per cento. Un dato che non trova riscontro da nessuna parte; anzi, un sondaggio pubblicato lo scorso dicembre dal Kyiv International Institute of Sociology ha indicato che il cinquantadue per cento degli ucraini continua a sostenere Zelensky. Interrogato sulla possibilità che gli Stati Uniti accettino le richieste russe di indire elezioni in Ucraina, Trump ha risposto: «Non è una richiesta della Russia, è qualcosa che arriva da me e da molti altri Paesi», non citando però quali.
Il presidente americano ha inoltre suggerito che l’Ucraina potrebbe aver avuto un esito migliore se avesse accettato un compromesso con Mosca prima dello scoppio della guerra. «Io avrei potuto negoziare un accordo per l’Ucraina che le avrebbe garantito quasi tutto il territorio, senza che nessuno fosse ucciso e senza che le città venissero distrutte».
Le false dichiarazioni di Trump sono arrivate dopo la prima discussione diplomatica diretta tra funzionari americani e russi dall’inizio della guerra. Al centro del confronto avvenuto a Riad, la capitale dell’Arabia Saudita, ci sono state le condizioni per un possibile cessate il fuoco. L’incontro ha incluso il Segretario di Stato americano Marco Rubio, il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov e il consigliere del Cremlino Yuri Ushakov. Assenti sia la delegazione ucraina che i principali alleati europei. Trump ha dichiarato di essere «molto più fiducioso» dopo i colloqui con Mosca, aggiungendo che «la Russia vuole mettere fine alla barbarie». Ha poi lasciato intendere di voler incontrare di persona Vladimir Putin «probabilmente entro la fine del mese».
Zelenskyy ha reagito con durezza alla sua esclusione dalle trattative, dichiarando: «Le decisioni sulla fine della guerra in Ucraina non possono essere prese senza l’Ucraina. Non si possono imporre condizioni senza il nostro coinvolgimento». Anche diversi leader europei hanno espresso preoccupazione per la direzione dei colloqui. Dopo il summit informale a Parigi per elaborare una risposta comune a Trump, il premier britannico Keir Starmer ha affermato che qualsiasi accordo di pace dovrà includere garanzie di sicurezza statunitensi per impedire nuove aggressioni da parte della Russia. Olaf Scholz, cancelliere tedesco, ha dichiarato invece che discutere l’invio di truppe europee in Ucraina è «prematuro», mentre la presidente del Consiglio italiana Giorgia Meloni ha definito l’ipotesi di un intervento europeo «complessa e poco efficace»-
In un post su X, l’ex ambasciatore americano in Russia Michael McFaul, ha dichiarato che l’amministrazione Trump avrebbe offerto a Mosca una serie di concessioni significative, tra cui la rinuncia all’adesione dell’Ucraina alla Nato, la cessione di alcuni territori, il ritiro delle truppe statunitensi dall’Europa e l’alleggerimento delle sanzioni contro la Russia. «L’offerta di Putin in cambio? Nulla».