
Sebbene inizialmente lo avessi concepito come il diario di una scrittrice improvvisatasi investigatrice di crimini di guerra compiuti dopo l’invasione russa dell’Ucraina nel 2022, questo libro si è trasformato in una raccolta di storie di donne straordinarie. Tra le protagoniste ci sono Evhenia Zakrevska, un’avvocata di successo diventata soldata che ha preso parte alla liberazione di alcuni villaggi nella regione di Kharkiv e partecipato da remoto a un processo storico direttamente dal fronte; Oleksandra Matviichuk, direttrice di un’organizzazione nata per documentare decine di migliaia di crimini di guerra e vincitrice del premio Nobel per la Pace nel 2022; Yulia Kakulya-Danylyuk, la coraggiosa bibliotecaria del villaggio dello scrittore Volodymyr Vakulenko, che è riuscita a trovare un video fondamentale per ricostruire la storia del rapimento e dell’omicidio del mio collega.
La scelta delle protagoniste è profondamente personale, perché tutto ciò che riguarda la guerra russo-ucraina è personale. Come tanti altri ucraini, dopo il 24 febbraio 2022 anche io mi sono trovata a dover compiere scelte che avrebbero avuto un impatto sulla mia vita ancor più che sulla mia scrittura. Ho concepito questo libro come una sorta di romanzo poliziesco. A partire dagli attacchi russi del 2014, e poi con l’attuale invasione su larga scala, io e milioni di altri ucraini chiediamo una sola cosa: giustizia. Questa ricerca ha trasformato me, scrittrice e madre, in una investigatrice di crimini di guerra. Ho trascorso l’ultimo anno a fotografare crateri sui muri delle biblioteche e macerie di scuole e centri culturali; ho registrato le parole dei sopravvissuti e dei testimoni oculari di quelle atrocità. L’ho fatto per svelare la verità, per assicurare la sopravvivenza della memoria e dare una possibilità alla giustizia e a una pace duratura.
Quello stesso impulso mi ha fatto tornare a scrivere, così che potessi raccontarvi la missione del mio Paese nel suo cammino verso la giustizia. Il lavoro di documentazione sui crimini di guerra richiede la conoscenza dei principi del diritto umanitario internazionale. Bisogna essere preparati per gestire persone profondamente traumatizzate senza causare loro ulteriori ferite. Si devono seguire degli appositi protocolli per individuare gli aspetti essenziali di un presunto crimine di guerra. Roman Avramenko, direttore esecutivo della ong Truth Hounds che lavora in questo ambito da quasi dieci anni, mi ha insegnato che, per considerare un lavoro ben fatto, basta concentrarsi su due semplici obiettivi, facendo passare il resto in secondo piano.
Il primo obiettivo è stabilire se il caso costituisce un crimine di guerra per il diritto umanitario internazionale. Il secondo è identificare i responsabili e determinare il loro grado di coinvolgimento. Tengo a mente i consigli di Roman ogni volta che lavoro sul campo. Tuttavia, anche se cerco di concentrarmi sui responsabili mentre registro le testimonianze dei sopravvissuti o fotografo i danni causati dai bombardamenti, la mia priorità nelle pagine di questo libro è rispondere alle domande cruciali che ruotano attorno al concetto di giustizia, le stesse che tutte le persone del mondo si pongono.
Cos’è la giustizia? Chi siamo disposti a perdonare e chi no? Come possiamo convivere con la consapevolezza che i responsabili dei crimini più terribili possono rimanere impuniti? In che modo possiamo cambiare questa situazione? Quali armi abbiamo a disposizione per riportare la giustizia in questi nostri tempi bui? La tastiera del computer? La fotocamera? Il diritto internazionale? La forza di un racconto oppure un obice M777? Per chi aspira a una giustizia reale nessuna scelta è semplice, e per molti di noi l’esito della battaglia è ancora sconosciuto.
Nel giugno del 2022 scrissi a Oleksandra Matviichuk, l’avvocata dei diritti umani: «Vedo lo sforzo incredibile che stai facendo con i tuoi colleghi per dare alla giustizia una speranza. Malgrado tutto, potremmo non farcela. E se non dovessimo farcela, vorrei almeno raccontare la storia della nostra missione. Ti chiedo di aiutarmi a raccontare anche la tua storia». Oleksandra rispose immediatamente, fissando un appuntamento negli uffici del Center for Civil Liberties. La sua prontezza e la sua disponibilità nell’accogliermi sono state la forza motrice che ha trasformato il mio diario nel libro che state per leggere. Sono molto grata a Oleksandra e a tutte le donne che fanno parte di questo progetto e della mia vita.
Questo volume copre gli eventi a partire dal 17 febbraio 2022 fino al giorno del nostro incontro a Izyum, per celebrare la memoria di Volodymyr Vakulenko, lo scrittore per bambini ucciso dai soldati russi durante l’occupazione e il cui diario avevo ritrovato e donato al museo di letteratura di Kharkiv dedicato agli scrittori perseguitati o giustiziati dal regime sovietico e russo. Le mie annotazioni non sono scritte con una cadenza regolare e non sono datate in modo preciso, e proprio per questo assomigliano così tanto al diario di Volodymyr Vakulenko.
Victoria Amelina, Vika per gli amici, è stata una scrittrice e militante dei diritti umani ucraina. Il 27 giugno 2023, mentre si trovava a cena in un ristorante di Kramatorsk con una delegazione di scrittori colombiani che stava accompagnando nella regione di Donetsk, è stata ferita dall’esplosione di un missile russo ed è morta il primo luglio, a soli trentasette anni, all’ospedale Mechnykov di Dnipro. Linkiesta le ha conferito il suo Premio donna europea dell’anno per il 2023.
Questo è un articolo del numero di Linkiesta Magazine con gli articoli di World Review del New York Times. Si può comprare, qui sullo store, con spese di spedizione incluse.