RincariL’anno nero di chi ha vissuto l’aumento del costo del cioccolato sulla propria attività

Prezzo più che raddoppiato, fattori naturali ed economici, una filiera lunga e coinvolta nella sua quasi totalità. L’approccio dei professionisti del settore e la decisione di (non) ribaltare le conseguenze sul consumatore

Credits Gay-Odin

Il 2024 è stato di certo un anno che i coltivatori, i produttori e i professionisti che lavorano con il cacao difficilmente dimenticheranno. I prezzi hanno raggiunto numeri record, con un picco che ha toccato quasi quattro volte tanto la media dell’ultimo decennio, una stima che vede un aumento generalizzato del 170 per cento rispetto a inizio 2024. Tra le principali problematiche c’è stato il cambiamento climatico, con eventi atmosferici estremi che hanno colpito alcuni tra i principali Paesi produttori, arrivando a causare una riduzione della resa dei raccolti che ha raggiunto il trenta per cento.

Un calo generalizzato della produzione non ha però visto un calo della domanda, anzi, e questo ha scatenato il più classico meccanismo: alta domanda, scarsità di prodotto, incremento generalizzato dei prezzi. Il fatto che tante aziende produttrici siano quotate in borsa non ha aiutato, rendendo il settore anche altamente dipendente dalle fluttuazioni del mercato.

Guardando oltre le catastrofi ambientali, le leggi dell’economia e le logiche della borsa, rimangono soprattutto i piccoli produttori e gli artigiani, che hanno visto il loro lavoro completamente stravolto nelle stime quasi senza preavviso. I primi hanno temuto di veder mantenute remunerazioni comunque basse da parte delle grandi aziende, nonostante i mancati guadagni derivati da una parte del raccolto che è stata praticamente cancellata dagli eventi atmosferici; gli ultimi hanno rischiato di dover ribaltare i costi ulteriori sui clienti, creando a tutti gli effetti un mercato del cioccolato per le élite, oppure hanno ammortizzato in prima persona gli aumenti, abbassando i margini e quindi le possibilità per le piccole aziende di investire in personale, ricerca e sviluppo, innovazione.

Strategie di sopravvivenza
«Il dilemma principale è emerso nel dover adeguare i prezzi per far fronte all’aumento dei costi, senza però allontanare i clienti e rimanere competitivi sul mercato. Questa sfida ha richiesto una gestione attenta per bilanciare la necessità di coprire i costi con quella di mantenere la domanda all’interno di un mercato altamente dinamico», spiega Massimo Schisa, membro del consiglio di amministrazione di Gay-Odin, “la fabbrica del cioccolato” di Napoli.

Gay-Odin

L’approccio adottato da Gay-Odin ha unito l’ottimizzazione operativa e la diversificazione delle forniture, l’aumento dei prezzi e la comunicazione aperta e trasparente con i clienti, «consentendoci di gestire l’impatto economico dei rincari, mantenendo alta la qualità e la competitività dei nostri prodotti». In un contesto di questo tipo ogni cambiamento può fare la differenza: «Una mossa fondamentale è stata la sottoscrizione di un contratto di acquisto del cacao per dodici mesi. Questo accordo ci ha permesso di assicurare l’approvvigionamento e di stabilire un prezzo fisso per l’intera stagione che va da settembre a settembre, definendo un costo “standard” su cui modulare gli aumenti dei listini», aggiunge Schisa.

Da Sud a Nord Italia, l’onda d’urto dei prezzi non ha risparmiato nessuno. «La differenza c’è stata e si è fatta sentire: lo scorso anno il prezzo del cioccolato è quasi raddoppiato. L’impatto più grande è stato, e questo non me l’aspettavo, sui flussi di cassa: prima pagavo a sessanta giorni, con un limite di circa ventimila euro di credito, una cifra che non superavo mai, mentre nel 2024 sono arrivata a dover corrispondere l’intero importo già a ottobre e novembre. Un problema per un’attività stagionale come la mia, in cui sono chiusa per i mesi estivi e a settembre/ottobre ci prepariamo per il picco di fine novembre/dicembre: ho quindi dovuto corrispondere la somma per le scorte di cioccolato che mi servivano per preparare il momento di massima richiesta già in mesi in cui in realtà la stagionalità è ancora molto bassa», spiega Charlotte Dusart, titolare dell’omonima cioccolateria a Milano.

@Charlotte Dusart

Aumento dei prezzi sì, ma contenuto
Anche se le strategie per affrontare la crisi sono state diverse, sia per le misure messe in atto che per i contesti all’interno del quale hanno operato, le ripercussioni sul consumatore ci sono state, ma in modo più contenuto.

«La sfida è stata quella di trovare il giusto equilibrio tra la sostenibilità economica e il mantenimento di un’esperienza unica per chi sceglie il mio cioccolato. Ho quindi deciso, nonostante questo rincaro significativo, di non trasferire tutto l’aumento sui miei clienti e ho optato per un aumento dei prezzi solo del dieci per cento, cercando di mantenere l’accessibilità dei miei prodotti. Abbiamo puntato su una selezione più ampia, che permettesse a tutti di continuare a godere delle nostre creazioni. È stato un cambiamento necessario, anche in considerazione di un profondo cambiamento del mercato. Oggi, infatti, un prodotto in fascia media non è più così appetibile: ci sono solo due segmenti principali, da una parte la fascia alta, che cerca prodotti esclusivi, e dall’altra chi è molto attento al prezzo ma non vuole rinunciare alla stessa qualità del prodotto», spiega Simona Solbiati, titolare di Solbiati Cioccolato, a Milano.

Simona Solbiati

Un approccio condiviso anche da Gay-Odin: «Abbiamo scelto di trasferire solo parzialmente l’aumento dei costi al cliente finale, assorbendone una parte noi stessi, per mantenere competitività e coerenza con la nostra domanda di riferimento. Abbiamo chiuso il bilancio 2024 con un incremento di fatturato e un significativo aumento dei volumi di produzione. Questo è un segnale incoraggiante, che conferma come i clienti siano rimasti al nostro fianco». Una strategia ben mirata per non perdere fette di clientela, già colpita dai rincari dell’inflazione e degli altri ingredienti aumentati esponenzialmente nel corso dell’ultimo anno, come burro e caffè.

«Ho affrontato la situazione pensando al mio cliente finale: ho alzato alcune referenze (come le barrette di cioccolato), mentre il resto l’ho lasciato allo stesso prezzo, perché preferisco avere clienti che tornano. Ho quindi prediletto più il volume che i margini, dopotutto non ho iniziato questa professione per diventare ricca, mi basta avere una giusta remunerazione per me e soprattutto per le mie dipendenti, mantenendo un prodotto di qualità, che la gente comunque si può permettere», conclude Dusart.

Un 2025 per sperare
L’anno appena iniziato ha portato flebili raggi di speranza, con una leggera diminuzione e un’apparente stabilizzazione dei prezzi al momento, nonostante le previsioni degli analisti registrino un contesto ancora altamente incerto. Analizza Massimo Schisa: «Un dato ormai certo è che, anche qualora il mercato dovesse trovare un nuovo equilibrio, lo farebbe comunque a livelli di prezzo più alti rispetto al 2023. Questo porta a un vero e proprio riposizionamento del settore del cioccolato di qualità, con dinamiche di mercato sempre più selettive. La differenziazione non potrà più basarsi solo sul prezzo, ma dovrà puntare su un’eccellenza sempre più percepibile sia nella qualità del prodotto che nell’esperienza complessiva legata al cioccolato».

Gay-Odin

Dopotutto, la coltivazione intensiva del cioccolato, che in alcuni Paesi africani e del Sud America ha portato allo sradicamento di altre colture – in certi casi centrali per l’alimentazione della popolazione locale – per far posto alla pianta del cacao, potrebbe non essere sostenibile nel lungo periodo, anche e soprattutto dal punto di vista etico. Utilizzare “l’oro degli Dei” focalizzandosi su produzioni di eccellenza potrebbe essere una conseguenza (positiva) di un problema sempre più negativo, ma con il rischio di esercitare l’effetto opposto.

«In ultimo, una riflessione: temo che, per non deludere le aspettative del pubblico in termini di prezzo, molti produttori possano optare per l’utilizzo di una materia prima di bassa qualità. Questo potrebbe compromettere l’intero settore, poiché i consumatori potrebbero associare a un prezzo più basso un prodotto di qualità, minando così il valore percepito del cioccolato e della sua autentica qualità», conclude Solbiati. Di certo, l’ultimo anno e mezzo è stato un periodo di grande cambiamento e rivoluzione per il settore, che potrebbe portare a un assestamento su nuove pratiche, in caso di stabilizzazione dei prezzi per un periodo medio-lungo. Fondamentale è non lasciarsi scappare le (ormai poche) possibilità che ne possono scaturire.

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