Bottom-upContro l’individualismo contemporaneo i giovani provano a creare una nuova idea di comunità

La tombolata in occasione del Natale, il confronto filosofico su macrotemi di attualità, la volontà di partecipazione democratica, e il ruolo che hanno queste forme di aggregazione per i millennials e per la Gen Z. Tre realtà che provano a ridefinire l’idea di comunità

Spazio NOCE, Ph. Alessandra Cristiani. Courtesy of Spazio NOCE

La solitudine, nell’era post-moderna, rappresenta uno status quo, un equilibrio necessario da creare e mantenere in modo quasi sterile rispetto al singolo individuo. La tendenza a proteggersi dall’esterno, da fattori che fisicamente possano potenzialmente diventare stressanti e disgregare il benessere conquistato, è un elemento chiave dell’era individualista che travolge le nuove generazioni più di altre proprio per la possibilità di reperire alternative non materiche alle quali riferirsi. “L’era del vuoto”, così la battezza Gilles Lipovetsky attraverso una serie di saggi che definiscono le società postmoderne come avide di particolarizzazione nelle identità, di realizzazione personale e immediata dell’individuo. Gli impulsi, l’incontro con l’altro, le necessità quotidiane vengono mediate digitalmente e le possibilità di essere continuamente bombardati da scambi virtuali e notifiche chiude maggiormente alla voglia di incontrarsi (non solo fisicamente) lasciando in sospeso i messaggi arretrati che crescono e si accumulano sullo smartphone.

La presenza fisica è superflua, non per gli individui, ma per il sistema. Lo conferma la crisi che si portano dietro anche i luoghi di incontro solitamente adibiti allo svago, che ora si fanno cornice di situazioni mordi e fuggi, possibilmente con consumazione obbligatoria. In controtendenza, interessi comuni e insoliti passatempi fanno da collante per i più giovani che, secondo un approccio bottom-up, creano appunto dal basso delle alternative comunitarie a quelle ormai superate.

L’associazionismo under 35 può quindi rappresentare la chiave di svolta in uno schema che mercifica sulla chiusura in sé stessi e sulla solitudine? La soluzione non è mai immediata e banalizzabile rispetto a questi temi universali e radicati, ma sembra incredibile notare come, ad esempio, i corsi di maglia, i running club, i tornei di burraco o le serate figurative possano diventare l’alternativa di incontro. Abbiamo individuato tre associazioni culturali che attraverso la loro specificità stanno operando su territori differenti, dal nord al sud dell’Italia, per ricompattare la comunità.

Courtesy of Spazio NOCE

Spazio NOCE
Il dialogo come forma comunicativa capace di plasmare immaginazione e realtà è centrale nel lavoro di Spazio NOCE, un’associazione culturale che opera prettamente a Milano con lo scopo di farsi “luogo di flusso”. Una “nicchia aperta”, dove il confronto è scandito attraverso incontri dedicati. Ogni mese la riflessione si snoda a partire da un macro-tema, che viene esplorato attraverso una varietà composita di attività e di linguaggi, non solo verbali. Oltre ai gruppi di dialogo, infatti, vengono proposte una serie di altre discipline che promuovono la condivisione di idee, sensazioni e suggestioni, in un flusso di lavoro guidato. Tra i temi trattati fino ad ora ci sono stati “Futuro”, “Coscienza”, “Corpo” e “Straniero”, mentre quello di questo mese è “Forma”. Tra le attività a cadenza settimanale ne vengono inserite di varie, di ispirazione teatrale, ma anche musicale, artistica e filosofica, permettendo un incontro e uno scontro di codici sullo stesso tema. Il lavoro comunitario viene effettuato su un determinato argomento attraverso gruppi di dialogo, serate cinema, eventi d’arte o forme di training teatrale. Quanto emerge da questi incontri viene raccolto in un giornale, composto da due parti: “Dentro la noce” è la sezione che raccoglie testi di matrice saggistica e analitica sulle riflessioni dei gruppi di dialogo, mentre “Fuori dalla noce” è la sezione che presenta testi più esplorativi.

Spazio NOCE. Courtesy of Spazio NOCE

NON APS
L’associazione “NON APS” nasce in seguito alla creazione di “NON Magazine”, una rivista che dal 2021 si pone lo scopo di raccontare il sud Italia e, in particolare, la Calabria, in modo altro rispetto alle narrazioni che il sensazionalismo del giornalismo nazionale e lo stereotipato punto di vista sul meridione della penisola non favoriscono. Una comunicazione priva di stereotipi e veicolata partendo da un punto di vista giovanile diventa il fulcro del lavoro del magazine e dell’associazione, in primis per riportare l’attenzione su una fascia d’età poco informata sugli aspetti attuali territorio, visto anche l’alto tasso di emigrazione che interessa persone tra i diciotto e i quarant’anni. Al magazine sono stati affiancati una serie di eventi live e progetti volti a migliorare il territorio: dalla mostra sul “Non finito calabrese”, che racconta le opere pubbliche incompiute tipiche di molte regioni del sud Italia, «un fenomeno sociale più profondo fatto di opere private, industrie e fabbriche iniziate e mai finite, case di famiglie, gente comune, che ha messo anno dopo anno mattoni e pilastri, cemento e ferri, con lo scopo forse di dare un tetto da vivere ai propri figli, un futuro alle nuove generazioni, ma di cui siamo ancora in attesa», alla tombolata che riscopre le tradizioni in occasione del Natale per fornire un’alternativa comunitaria concreta sul territorio. Evento centrale è “NON CI SIAMO”, una serata dedicata all’esperienza da fuorisede che suona come un grido di protesta per la perdita di centosessantaduemila giovani negli ultimi vent’anni, proponendo una serie di percorsi alternativi, di Odissee di persone che riscoprono il futuro nella propria terra.


 Associazione Culturale Pro.M.E.T.EU.S
Sostenibilità ambientale e inclusione sociale si costruiscono di pari passo attraverso l’approccio intersezionale dell’Associazione Culturale Pro.M.E.T.EU.S. Fondata a Viterbo, dal 2014 l’organizzazione no-profit si appoggia sulle esperienze, in Italia e all’estero, delle persone under 35 che la compongono per promuovere la partecipazione democratica sul territorio. Il lavoro sulla marginalizzazione, unito all’approccio non formale nell’insegnamento di competenze tecniche, sono parte integrante del lavoro che coinvolge sia i giovani sia gli adulti. Incontri con giovani di altre culture e Paesi diversi, lezioni sulla riduzione dell’impronta di carbonio, sulla gestione sostenibile dei rifiuti e sull’importanza di preservare le risorse naturali in modo pratico fornendo un incoraggiamento all’imprenditorialità, sono solo alcune delle attività promosse. Il progetto europeo ESSENCE, per esempio, mira sempre a questa ibridazione tra contesti sociali e geografici, permettendo lo sviluppo di competenze trasversali e concentrandosi su anziani provenienti da contesti socioeconomici svantaggiati, donne vittime di violenza e persone migranti o rifugiate.

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