Sembrano passati dei decenni, in realtà i dipendenti italiani possono godere del congedo obbligatorio di paternità soltanto a partire dal 2012. La Riforma Fornero, infatti, ha previsto per la prima volta che il padre lavoratore fosse tenuto ad astenersi dal lavoro per un giorno entro i cinque mesi dalla nascita del figlio. Per utilizzare il congedo, il dipendente era tenuto a informare l’azienda con quindici giorni di preavviso. Non proprio un inno alla genitorialità condivisa, diciamo.
Nel 2022 il congedo obbligatorio di paternità è stato esteso a dieci giorni da utilizzare negli ultimi mesi della gravidanza o dopo la nascita del figlio per prendersi cura rispettivamente della madre e del figlio. Secondo gli ultimi dati forniti dall’Inps, nel 2013 il 19,2 per cento dei padri usufruiva del congedo di paternità, mentre dopo dieci anni la percentuale è salita al 64,5 per cento. Quasi due papà su tre utilizzano questo strumento che, tuttavia, dovrebbe rappresentare un diritto esercitato da tutti i potenziali beneficiari. La diffusione del congedo, inoltre, è maggiore nelle famiglie in cui anche le donne contribuiscono attivamente alla ricchezza familiare.
Infatti, il settantasei per cento dei padri residenti nel Nord Italia si astiene dal lavoro in concomitanza con la nascita del figlio, mentre al Sud questa percentuale è praticamente dimezzata. Numeri che, per certi versi, sembrano sovrapporsi a quelli relativi all’occupazione femminile. Tanto è vero che nel mezzogiorno lavora il 39 per cento delle donne contro il dato del sessantasette per cento registrato nelle regioni settentrionali. I numeri ci dicono che una donna con un impiego riesce a condividere meglio le responsabilità genitoriali con il suo partner.
Anche le dimensioni contano. In particolare, la percentuale dei padri che utilizza il congedo di paternità raggiunge l’ottanta per cento nelle aziende con più di cento dipendenti e si dimezza nelle realtà più piccole con meno di quindici dipendenti. Un contratto stabile, inoltre, incentiva i lavoratori a utilizzare il congedo, mentre i padri con rapporti precari sono più restii ad astenersi dal lavoro per fare i genitori.
Insomma, un dipendente a tempo indeterminato di una grande azienda con una compagna che lavora molto probabilmente utilizzerà il congedo di paternità alla nascita del figlio. Viceversa, un lavoratore precario di una piccola impresa costretto a mantenere da solo la famiglia sarà meno incline ad assentarsi dal luogo di lavoro. Quando si parla di occupazione di qualità, si parla anche di queste cose qui.
*La newsletter “Labour Weekly. Una pillola di lavoro una volta alla settimana” è prodotta dallo studio legale Laward e curata dall’avvocato Alessio Amorelli. Linkiesta ne pubblica i contenuti ogni. Qui per iscriversi