
Se vivessimo in un romanzo di Jane Austen, riceveremmo inviti scritti a mano con una minuta grafia, ci recheremmo a cena con il nostro abito migliore ed entreremmo in sala da pranzo al braccio di gentiluomini affascinanti che scosterebbero la sedia dal tavolo per farci accomodare. Ci stringeremmo alla vita corsetti che impedirebbero di respirare, figuriamoci di mangiare, e a tavola dedicheremmo ogni sguardo ai gentiluomini sopra descritti, poiché «è cosa nota e universalmente riconosciuta che uno scapolo in possesso di un solido patrimonio debba essere in cerca di moglie». Ma non viviamo in “Orgoglio e pregiudizio”, e certi comportamenti sono ormai decisamente anacronistici: intendiamoci, fa sempre piacere che un uomo apra lo sportello della macchina a una signora o la lasci passare per prima entrando in un locale, ma l’eccesso di galanteria può essere dietro l’angolo.
La tavola è sicuramente il luogo dove certi luoghi comuni legati all’essere donna si fanno più evidenti, ma non è il solo, e i pregiudizi di genere legati al cibo vanno ben più in là del semplice gesto di versare il vino prima alle signore. Ci sono stereotipi legati ai comportamenti, ai gusti, al modo di mangiare, alle convenzioni, al servizio, persino ai condimenti, immagini dure a morire, come dura a morire è la convinzione che le donne debbano essere creature eteree. Ne abbiamo individuato qualcuno per celebrare l’8 marzo.
Offro io
Entriamo in un ristorante accompagnate da un lui. Poco importa che il lui in questione sia o meno nostro marito o il nostro fidanzato: si dà per scontato che a pagare debba essere lui. Tanto che in alcuni ristoranti, in genere elegantissimi, ancora si usa dare alla dama un menu censurato, dove non sono riportati i prezzi. I riferimenti al vil denaro potrebbero forse ferire i nostri occhi femminili. Poco importa che magari la donna guadagni il doppio dell’uomo seduto con lei. Poco importa che il signore in questione sia un collega di lavoro, o il fratello, o semplicemente un amico, ché mica siamo obbligate a mangiare solo con consorti o corteggiatori. Poco importa anche che, magari, poi si faccia alla romana e si divida. Le apparenze vanno rispettate, e l’uomo deve almeno fare il gesto, anche se ci si trova in un pub, e dire «offro io».
Cosa ci fa una bella ragazza come te tutta sola….
…in un posto come questo? Come quale? Un’enoteca? Una pizzeria? Un ristorante stellato? Un autogrill? Cosa ci faccio, ci sono venuta in pausa pranzo per lavoro, aspetto un treno e mi mangio un gelato, mi godo un momento di tranquillità senza marito e figlio, assaporo una cena speciale senza dover fare conversazione, sono in vacanza da sola perché mi piace girare il mondo. Ci sono migliaia di motivi che possano spingere una donna a mangiare da sola, ma ancora quando la si incontra sembra una stranezza.
Mangia come un uccellino
La donna deve essere attenta alla linea. Anzi, la donna istintivamente e per natura non mangia tanto, chiede le mezze porzioni, avanza sempre qualcosina nel piatto, se ordina l’antipasto non prenderà anche il secondo, e sicuramente evita i cibi grassi. Uno stereotipo talmente radicato che noi donne lo abbiamo fatto nostro e se siamo in compagnia di qualcuno che ci piace anche solo un pochetto, entriamo in parte e becchettiamo pochi bocconcini dal piatto. O almeno, alcune di noi (troppe) lo fanno: fortunatamente molte donne sono consapevoli che per nessuno dovremmo mai fingere di non essere interessate allo spritz.
L’insalata
Questo è un mito che fa danni anche gravi. Tutte le donne amano l’insalata. E a pranzo, con decine di colleghi di sesso diverso, le insalate vengono sistematicamente servite alle femmine, i panini agli uomini. Smettiamola: anche gli uomini possono desiderare una niçoise.
Ha gusti raffinati e un palato delicato
Lui e lei a colazione. L’ordine è semplice, un cappuccino e un latte macchiato. Il cameriere è sicuro: il cappuccio a lui, il latte a lei. Lui e lei a cena. L’ordine non è certo più complicato: una carbonara e una sogliola ai ferri. Ovviamente la sogliola verrà servita a lei, la pasta a lui. Lui e lei dopo cena. La richiesta è di una tisana e una grappa. A chi la tisana? A lei, e la grappa a lui. Ma, si diceva, non siamo in un romanzo di Jane Austen, e i signori non si alzano dopo cena per andare a fumare il sigaro e a sorseggiare un liquore. Lei vuole la grappa, la carbonara, il cappuccino. Ci sono donne che amano le frattaglie e la cacciagione, i condimenti piccanti, i sapori forti, e uomini che impazziscono per il cocktail di gamberetti. Quindi? Non è una provocazione, è una dura realtà e va accettata.
I vini per signorine
Lo stereotipo di genere arriva al ridicolo se si parla di vino. Il gentil sesso apprezza vini freschi e fruttati, profumati di primavera, meglio se frizzantini, ancor meglio se rosati, perché il rosa, si sa, è il colore delle ragazze. Senza dimenticare i vini dolci, vera passione di ogni signorina: insomma, l’ideale è un vino rosa, dolcino e con le bollicine. Eppure tante, tantissime donne amano il rosso, anche un rosso impegnativo, da sorseggiare con un piatto adeguato o anche da solo, o addirittura – orrore – da sole. E l’uomo, povero, può conservare la sua virilità anche se gli piace concedersi un calice di bollicine, anzi, persino se a volte cede alla tentazione di bere un rosato.
Assaggia il signore?
«No, il signore non si accorge se il vino sa di tappo e non sa distinguere uno Champagne di pregio dal vino in cartone». A volte avremmo voluto rispondere così. Ma non lo abbiamo fatto. Perché siamo il gentil sesso. E siamo beneducate. Ovvio, ci sono uomini che sanno tutto di vino, e donne che non saprebbero assaggiare neanche un’aranciata. Ma come sempre il problema è il non fare di tutta l’erba un fascio. Assaggia chi ne capisce di più. Fine. Abbiamo sentito addetti ai lavori raccontare di machissimi accompagnatori che non solo ordinano il vino per la loro signora, ma addirittura vogliono assaggiarlo prima che le venga servito. Ecco. Le donne sono perfettamente in grado di scegliersi e assaggiarsi il vino da sole. E potrebbero anche non ordinare un rosatello.
L’ordine
Se la scelta del vino è appannaggio maschile, in alcuni casi lo è anche l’ordine. Non solo il gesto (apparentemente innocuo) di chiamare il cameriere e riferire quanto scelto dai commensali. No. Ci sono ancora casi in cui il lui della situazione si sente in dovere di scegliere per la sua lei. Senza ricordarsi che a casa quella svampita creatura, incapace evidentemente di avere una propria volontà, sceglie il menu di pranzo e cena, compra gli ingredienti, li cucina e li serve in tavola. Certo, perché al di là di ogni retorica, sono ancora tante le case in cui la donna è l’angelo del focolare. E nulla più.
Il cioccolato
Alle donne piace il cioccolato. È un postulato incontestabile. Una verità aristotelica da cui non ci si può discostare. Ne consegue che alle donne piace ricevere in dono cioccolatini. Ne consegue, di nuovo, che se una donna non gradisce il dono, viene guardata con sospetto. Ma oltre a esistere donne a cui non piace il cioccolato, esistono donne a cui piacciono anche altre cose: regalare un salame forse non è poetico, ma una selezione di formaggi? Un vasetto di foie gras? Sono regali per soli uomini? Come lo sono le salse per il barbecue, noto e millenario appannaggio maschile?
La mimosa
Infine la protagonista del giorno. L’8 marzo ogni locale, ogni ristorante, ogni bar si tinge di giallo, in un abbraccio collettivo al genere femminile che dura esattamente ventiquattro ore. Eppure, anche qui: ci sono donne che preferirebbero meno mimose e più opportunità di carriera, e magari lavorano proprio in quei locali. Ci sono donne che non amano le mimose, proprio come ci sono donne che non amano il cioccolato. E ci sono perfino donne che alle mimose sono allergiche. No, non in senso metaforico, ma nel senso che stanno male a contatto con i delicati fiorellini.
