In cosa crediamo ancora? È questa la domanda che si cela dietro la nostra nuova copertina, pensata come una moderna pala d’altare. Ma al posto dei santi ci sono gli oggetti e i volti del nostro quotidiano. E allora ci chiediamo: quali sono i rituali della nostra contemporaneità?
Ogni storia è una via, un cammino nella fede di oggi: dalle nuove tribù di tifose che vivono il calcio al femminile, a chi ha fatto del proprio corpo un manifesto d’amore (vedi alla voce Cicciolina). Dagli oggetti magici che rendono sacra la casa, alle nuove frontiere dell’AI che crea etichette discografiche e artisti virtuali, sfumando i confini tra creazione e umanità. Fino a una domanda finale: la moda è ancora culto o solo investimento? Tutto questo – e molto altro, inclusa una playlist inedita dell’artista Coca Puma – nel nuovo numero in edicola dal 3 aprile. Fino al 2 aprile puoi preordinare il nuovo numero del cartaceo de Linkiesta Etc a questo link, poi ci vediamo in edicola!
«Nel Paradosso della fede, Kierkegaard descriveva la fede come un salto nell’assurdo, un affidarsi a qualcosa che sfida la logica e trascende la razionalità. Non un’illusione, ma un rapporto esistenziale con il divino, un atto che spezza la disperazione e il nichilismo. Ma in un’epoca iperconnessa, ossessionata dalla performance e dominata dalla tecnologia, ha ancora senso credere? Forse la vera questione non è “in cosa”, ma “come”. Abbiamo sostituito la fede con idoli mutevoli, senza accorgerci che nessuno di essi è capace di dare un senso autentico all’esistenza. La sfida oggi è recuperare un credo essenziale, non figlio di una dipendenza – dal consumo, dall’eterna giovinezza, dal sogno dell’immortalità – ma capace di riconciliarci con il nostro limite, anziché spingerci a eluderlo. Kierkegaard ci insegnerebbe che il salto della fede non è rinuncia alla ragione, ma il coraggio di attraversare l’angoscia senza cedere alle illusioni. Ed è forse proprio questo il salto di cui abbiamo bisogno. In queste pagine abbiamo oltrepassato muri e burroni, esplorando mondi paralleli, interiori o pop. Ma non è mai stato un salto nel vuoto: è stato un salto nella speranza».
Valentina Ardia