La grande occasioneL’Europa deve attrarre i cervelli in fuga dagli Stati Uniti, ma non sa come fare

Diversi ricercatori stanno lasciando l’America a causa del taglio dei fondi alla ricerca scientifica, ma scelgono la Svizzera e il Regno Unito rispetto all’Ue. La burocrazia soffoca i progetti, gli stipendi sono bassi e gli investimenti insufficienti. Se vogliamo diventare un polo globale dell’innovazione, servono azioni concrete

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Immaginate di essere un giovane ricercatore, cresciuto nel sogno americano della scienza e dell’innovazione, ma ora immerso in un’America trasformata che vede la cultura con sospetto. Un paese in cui le università pubbliche perdono finanziamenti, la ricerca viene subordinata agli interessi privati e alla propaganda. Se vi trovate lì, probabilmente state già pensando a un’alternativa, a un nuovo luogo dove far crescere le vostre idee. Ma l’Europa sarà in grado di offrirvi ciò di cui avete bisogno? 

Nel momento in cui gli Stati Uniti si boicottano, l’Europa ha la possibilità di diventare un nuovo centro per la ricerca e l’innovazione. Il punto, però, è capire se l’Europa ha il coraggio di agire con determinazione, investire e costruire un ecosistema che possa essere all’altezza delle aspettative di chi cerca opportunità altrove. 

Yann LeCun, uno dei massimi esperti di intelligenza artificiale nonché vice presidente e chief Ai scientist presso Meta, ha recentemente lanciato un messaggio chiaro all’Europa: gli scienziati andranno dove avranno i mezzi migliori per esprimere la loro creatività e produttività. Le condizioni necessarie non sono un mistero: accesso a studenti brillanti, finanziamenti con poca burocrazia, retribuzioni competitive al livello di Svizzera e Canada, libertà di ricerca, infrastrutture adeguate e poco tempo da dover dedicare a burocrazia e insegnamento. Se l’Europa vuole giocarsi questa partita, deve dimostrare di poter offrire questi elementi. Ma come siamo messi attualmente? 

Ad oggi queste condizioni nel continente raramente ci sono, a eccezione di Svizzera e Regno Unito, che però sono fuori dall’Unione. Diversi siti, molto visitati dagli accademici lo mostrano chiaramente, anche se fare queste analisi non è semplicissimo poiché ci sono diversi livelli di ricercatori e ci sono diversi livelli di benefit e finanziamenti alla ricerca che possono rendere attrattiva un’università. 

Un altro dato significativo è la classifica Qs delle migliori università al mondo, che conferma il predominio di Stati Uniti e Regno Unito. Tra le prime venti università globali, ben undici sono americane, tra cui Mit, Harvard e Stanford ai vertici. Anche il Regno Unito ha una forte presenza con Oxford, Cambridge e Imperial college London. L’unica università dell’Europa continentale a figurare nella top 10 è Eth Zurich, confermando quanto sia ancora difficile per l’Unione europea competere ai massimi livelli accademici. 

La prima europea in senso stretto nel ranking è la Université Psl (Paris Sciences & Lettres), in Francia, al ventiquattresimo posto. Uno studio condotto nel 2023 dal Center for studies in higher education dell’Università della California-Berkeley ha analizzato l’attrattività della carriera accademica in Italia, Regno Unito, Francia e Germania. Un ricercatore italiano all’inizio della carriera guadagna in media ventotto euro netti all’anno, mentre nel Regno Unito il salario iniziale è di quarantanovemila euro e in Germania supera i cinquantamila. Salendo di livello, le differenze si amplificano: un professore ordinario in Italia arriva a poco più di cinquantasettemila euro, contro i novantamila del Regno Unito e gli oltre ottantamila in Germania. Questa situazione spinge molti giovani a cercare fortuna altrove, contribuendo alla fuga di cervelli che ormai caratterizza il nostro paese. 

Inoltre e guardiamo agli Stati Uniti, la disparità è ancora più netta. Un assistant professor nelle migliori università americane può partire da circa ottantamila dollari all’anno, con possibilità di rapida crescita grazie a finanziamenti pubblici e privati molto più consistenti. I professori più esperti possono superare facilmente i centocinquantamila dollari annui, con incentivi legati alla ricerca e ai progetti accademici. Oltre agli stipendi, un altro fattore cruciale è l’accesso ai fondi di ricerca: negli Stati Uniti i finanziamenti per i progetti accademici e industriali sono nettamente superiori rispetto all’Europa, creando un ambiente di lavoro più dinamico e attrattivo. 

Se nel settore accademico abbiamo ancora molto da fare, il panorama privato potrebbe offrire qualche speranza? Nel settore dell’Intelligenza artificiale e della data science, gli stipendi sono più alti, ma l’Europa continua a essere meno competitiva rispetto ad altre aree del mondo. In Germania, un data scientist può arrivare a guadagnare settantacinquemila euro all’anno, in Francia circa sessantacinquemila, mentre in Italia la media si ferma a quasi cinquantottomila. Svizzera e Regno Unito, invece, si confermano come le mete più remunerative. 

È evidente che, senza un intervento strutturale, l’Europa rischia di non essere abbastanza attrattiva per i migliori talenti. Negli Stati Uniti, però, i numeri sono ben diversi. Un data scientist junior può guadagnare tra i novantamila e i centomila dollari l’anno, mentre per i ruoli senior si superano spesso i centocinquamila  dollari, con incentivi e bonus legati a progetti di ricerca e sviluppo. Inoltre, le aziende tech americane offrono pacchetti retributivi che includono stock options, bonus annuali e altri benefici che rendono il settore molto più attrattivo rispetto all’Europa. 

Non basta sperare che la qualità della vita e il fascino delle città europee possano compensare la differenza salariale. Certo, vivere a Berlino, Parigi o Milano per alcuni può essere più piacevole rispetto a molte metropoli americane, ma un giovane ricercatore non può basare la sua scelta solo su questo. Servono incentivi concreti, politiche di finanziamento pubblico mirate e una strategia di lungo termine che renda la ricerca un pilastro dello sviluppo economico europeo. E se Francia e Germania comunque sono nelle condizioni di giocarsi la partita, l’Italia è in una situazione ancora più critica. 

L’Europa ha davanti a sé un’opportunità storica. Può scegliere di essere un punto di riferimento per la ricerca e l’innovazione, offrendo condizioni migliori rispetto agli Stati Uniti in declino. Ma questa occasione va colta con determinazione, con investimenti reali e con una visione che non si limiti a piccoli aggiustamenti. Un tempo avrei concluso dicendo che i prossimi anni saranno decisivi, ma adesso credo sia il caso di parlare di soli pochi mesi. Saremo in grado di cogliere un’occasione unica per tornare competitivi a livello mondiale?

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