
C’era da temere che una manifestazione pro Europa promossa da Repubblica e dal Partito democratico per il 15 marzo fosse una fregatura. Elly Schlein, la sponsor politica, e Michele Serra, l’ideatore, ce lo confermano. Da loro è arrivato un no secco – anzi, umido di buoni sentimenti detti pacifisti – alla proposta di riarmo dell’Europa avanzata dalla presidente della Commissione europea dopo lo sfregio di Donald Trump.
Oggi su Repubblica Serra denuncia il progetto di riarmo come un tradimento dei valori etici su cui l’Europa è stata fondata, come un tentativo di «gonfiare con gli anabolizzanti un corpo fiacco e senile».
Schlein da parte sua ha mosso critiche al progetto von der Leyen sostenendo che la difesa deve essere rafforzata su base europea e non nazionale, ma non le ha espresse con un “sì, ma” come gli altri leader socialisti europei che lo hanno valutato un buon punto di partenza. Schlein ha preferito allinearsi col suo no ai Cinquestelle vicini a Donald Trump e Vladimir Putin, oltre che al Partito democratico in Italia.
L’Europa che Repubblica e il Partito democratico non vogliono è la stessa che non voleva la sinistra italiana nei passaggi decisivi del Novecento: no alla Ced (Comunità Europea di Difesa) nel 1954, no alla Ueo (Unione Europea Occidentale) nel 1954 dopo il fallimento della Ced, no agli Euromissili nel 1979, e naturalmente no alla Nato nell’immediato dopoguerra.
Certamente il Partito democratico e Repubblica non si sentono e non vogliono essere eredi di questa tradizione segnata dal Pci, ma ne riproducono il riflesso isolazionista rispetto alle responsabilità del mondo occidentale, che oggi pesano soprattutto sull’Europa.
Rifiutano l’idea di una Europa che si apra la strada fra le potenze globali, e che smetta di guardarsi come un bene pubblico planetario cui nessuno, neppure il nemico più ostile, potrebbe mai rinunciare. È stato bello crederlo per tanti decenni ma il mondo di ieri si è sfarinato.
I valori costitutivi dell’Europa oggi si difendono anche costruendo una potenza militare in gradi di confrontarsi, Nato o non Nato, con la minaccia costante dell’imperialismo russo e la brutale prepotenza dell’America trumpiana. Una manifestazione che non riconosca la necessità di questo passaggio è ingannevole e, peggio ancora, inutile.