
Il 24 marzo è la Giornata Europea del Gelato Artigianale, l’unica celebrazione ufficiale dedicata a uno dei prodotti che viene associato all’alta qualità italiana in tutto il mondo. L’edizione del 2025 va a inserirsi nel contesto del Giubileo, infatti il gusto ufficiale di quest’anno prende il nome (molto evocativo) di “Hallelujah”, ed è composto da una combinazione di gianduia, nocciole tostate e variegatura di cioccolato puro, una scelta che ha l’obiettivo di celebrare gli ingredienti del territorio e, allo stesso tempo, alcuni dei gusti più richiesti, come cioccolato e nocciola.
Non solo la Capitale, ma anche Milano si mobilita con la Gelato Week 2025, organizzata da Con-gelato, una manifestazione che non si limiterà alla sola giornata del 24 marzo, ma che coprirà tutta la settimana, fino al 30, coinvolgendo 25 gelaterie in città, tra gusti ad hoc ed eventi, percorsi e iniziative tematiche.
Il gelato è quindi oggi più che mai un simbolo del made in Italy, e non solo per la cultura ancora radicata nel nostro Paese verso l’artigianalità nella sua produzione – che di certo è fondamentale in termini di gusto, di riconoscibilità e di esperienza – ma anche e soprattutto perché l’Italia ha mantenuto le redini salde su tutta la filiera, diventando così un simbolo non solo del prodotto in sé e per sé, ma anche dell’indotto, dell’industria e degli addetti impiegati. Un traguardo non da poco e che caratterizza il Belpaese come patria del gelato in tutto e per tutto, non solo a livello teorico ma anche e soprattutto pratico.
I numeri del gelato artigianale
Vediamo qualche numero. Il settore del gelato artigianale continua a crescere e confermarsi come pilastro dell’economia italiana. Come riportato da Sigep World, nel 2024 il fatturato ha raggiunto i tre miliardi di euro (+0,7 per cento rispetto all’anno precedente), grazie alla presenza di ben 39.000 punti vendita tra gelaterie (9.300), pasticcerie (12.000) e bar (18.000). L’Italia si conferma leader europeo con il maggior numero di gelaterie, seguita da Germania (9.000) e Spagna (2.200).
Ormai il gelato non è più solo prodotto estivo, e questo ha sicuramente aiutato a superare le difficoltà legate alla stagionalità (come il meteo non favorevole), ma è stato sdoganato in tutti i periodi dell’anno: il 65 per cento degli italiani consuma gelato anche in inverno e, allo stesso tempo, le gelaterie si sono attrezzate per offrire alternative o varianti adatte alle temperature più fredde (gusti più ricchi e cremosi, abbinamenti con dolci delle feste come gelato al mascarpone e panettone, ma anche riconversioni da gelateria a pasticceria nella stagione invernale). Complessivamente, la filiera artigianale impiega oltre centomila addetti e genera un valore superiore ai quattro miliardi di euro, considerando anche la produzione di ingredienti, macchinari e attrezzature specifiche.
Il mercato del gelato industriale
Non solo di artigiani vive la filiera del gelato, anzi, l’Italia si conferma leader anche nel comparto industriale. Nel 2023, la produzione italiana ha raggiunto le 168.170 tonnellate per un valore di quasi 1,9 miliardi di euro. Il consumo pro-capite è di 2,14 chilogrammo, e le vendite nel periodo gennaio-settembre 2024 hanno toccato quota 3,3 miliardi di porzioni. L’Italia è il primo produttore europeo per valore e il terzo per volume, dietro a Germania e Francia.

Anche l’export gioca un ruolo fondamentale: nel 2023 sono state esportate 80.400 tonnellate per un valore di 345 milioni di euro, con destinazioni principali in Europa (75 per cento del totale), Stati Uniti e Germania. Secondo l’indagine di AstraRicerche per l’Istituto del Gelato Italiano, condotta intervistando duemila persone tra Stati Uniti, Regno Unito, Spagna, Francia e Germania, per analizzare le loro abitudini di consumo, durante la bella stagione, il 59,3 per cento degli intervistati consuma gelato con frequenza settimanale, con il 29,8 per cento che lo mangia una o due volte a settimana e il 29,5 per cento che lo consuma tre o più volte. Anche se in inverno accade meno frequentemente, quasi due terzi degli intervistati (63,5 per cento) continua a gustarlo almeno una volta al mese, soprattutto in Paesi cardine per il nostro export come Germania, Regno Unito e Stati Uniti.
Un modello da imitare
Con una tradizione secolare, un tessuto imprenditoriale vasto e dinamico e una filiera che coinvolge decine di migliaia di addetti, l’Italia si conferma la patria indiscussa del gelato: l’arte gelatiera italiana non solo rappresenta l’alta qualità gastronomica, riconosciuta in tutto il mondo, ma è anche un motore economico di rilievo per il Paese. Un modello virtuoso che unisce un forte riconoscimento per il “brand gelato” in giro per il mondo a una concreta valorizzazione e supporto al tessuto industriale: un nome da esportare, certo, ma che significa allo stesso tempo un ritorno tangibile per la società e le persone che possono, in Italia, effettivamente “vivere di gelato”. Un paradigma che potrebbe e dovrebbe essere preso come punto di riferimento (anche) da altri settori per i quali il Paese è ricco di storie, tradizioni (e marketing), ma che non sempre si traducono in un supporto concreto a economia e persone.
