«Odio gli indifferenti anche per questo: perché mi dà fastidio il loro piagnisteo da eterni innocenti. Chiedo conto a ognuno di loro del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto».
È una citazione ormai abusata di un testo di Antonio Gramsci. Gli indifferenti in realtà non esistono perché, come fa notare Gramsci, le loro azioni e le loro omissioni mostrano la loro vera natura, li collocano dentro un determinato contesto sociale e, a volte, ideologico.
L’intelligenza artificiale nasce con la pretesa di essere neutra e indifferente. Gli output forniti dal software mostrano una realtà diversa. Con modalità spesso ambigue e sfuggenti, le risposte fornite dai bot fanno emergere i principi sociali e ideologici su cui è costruito il singolo sistema di intelligenza artificiale. Ho provato a chiedere a ChatGpt quali sono le criticità del diritto del lavoro in Italia. Alcune risposte sono molto interessanti.
Tra i vari punti elencati da ChatGpt, mi ha molto colpito quello relativo al lavoro nero e allo sfruttamento. Secondo l’Ai, infatti, «l’elevata pressione fiscale e la burocrazia spingono molte aziende (soprattutto in alcuni settori come agricoltura, edilizia e servizi alla persona) a ricorrere al lavoro nero o a condizioni di sfruttamento». Potenziali reati sarebbero quindi dovuti esclusivamente alle troppe tasse da pagare e alla burocrazia. Una giustificazione quantomeno parziale, a voler essere buoni.
Un altro punto che mi ha fatto riflettere è relativo alla rigidità nelle assunzioni e nei licenziamenti. ChatGpt sostiene che «nonostante il Jobs Act abbia semplificato alcuni aspetti, le regole sui licenziamenti rimangono complesse e soggette a interpretazioni giurisprudenziali spesso mutevoli». Una considerazione che riflette soltanto il punto di vista dei datori di lavoro senza tenere in considerazione le tutele dei dipendenti.
Insomma, le risposte fornite da ChatGpt indicano il punto di vista con cui l’intelligenza artificiale guarda al lavoro in Italia: quello aziendale. E in questo non c’è assolutamente niente di male. L’importante è saperlo.
*La newsletter “Labour Weekly. Una pillola di lavoro una volta alla settimana” è prodotta dallo studio legale Laward e curata dall’avvocato Alessio Amorelli. Linkiesta ne pubblica i contenuti ogni settimana. Qui per iscriversi