Nel suo libro “Guardando le donne guardare la guerra. Diario di una scrittrice dal fronte ucraino”, Victoria Amelina racconta la storia di Svitlana Povalyaeva, la poetessa ucraina che, al momento dell’invasione su larga scala, è rimasta a Kyjiv per aiutare l’esercito, i vicini di casa e i cani che vagavano per la capitale svuotata. Entrambi i figli di Svitlana erano al fronte, arruolati come volontari. Roman Ratushny, il più giovane, noto attivista di Euromaidan e impegnato contro l’edilizia abusiva della capitale, aveva solo ventiquattro anni quando si è arruolato volontario dopo l’invasione su larga scala. Victoria scherzava dicendo che Svitlana doveva già iniziare a prendere appunti perché Roman sarebbe diventato il futuro presidente dell’Ucraina.
Vasyl Ratushny, il maggiore, ma solo di un anno e pochi mesi, anche lui attivista di Euromaidan, si era arruolato già nel gennaio del 2015, dopo la prima invasione della Russia in Crimea e nelle regioni di Donetsk e Luhansk. Nel 2022, dopo l’invasione su larga scala della Russia, era tornato in servizio.
Roman è stato ucciso dai russi l’8 giugno 2022 nei pressi di Izyum, la città che sarebbe stata liberata a settembre dello stesso anno e dove sono state trovate fosse comuni con il corpo dello scrittore per bambini Volodymyr Vakulenko. Vasyl è stato ucciso l’altro ieri, il 27 febbraio 2025, in una delle zone più calde del fronte. Era un operatore di droni; la sua postazione è stata colpita da un drone militare russo. I suoi commilitoni sono sopravvissuti, ma il colpo principale ha centrato proprio Vasyl.
Svitlana non ha più figli che possano aiutare a respingere l’invasione russa.
Dopo questa breve frase, l’articolo potrebbe chiudersi, perché cos’altro c’è da dire e da scrivere sulla tragedia di una madre che ha perso entrambi i figli solo perché volevano vivere la loro vita in un Paese libero ed europeo? Solo perché il Paese vicino ha deciso di dettare le proprie regole, cambiando le vite e i percorsi delle persone, invadendo il loro Paese alla luce del sole nel XXI secolo, in mezzo al continente europeo. Due vite interrotte, due ragazzi che rimarranno per sempre giovani, che non diventeranno mai padri, che non contribuiranno mai alla ricostruzione del loro Paese.
Tra le pagine del suo libro, Victoria Amelina riflette su cosa scrivere alla sua amica Svitlana subito dopo aver ricevuto la notizia della morte di Roman Ratushny. Sceglie le parole una per una, ma tutte le sembrano inadatte. Anche oggi, nelle varie chat tra amici e colleghi, cercavamo queste parole per esprimere la nostra vicinanza a Svitlana, che è stata privata anche del secondo figlio.
Tra pochi giorni si terrà il funerale militare di Vasyl Ratushny nel centro di Kyjiv, nella cattedrale di San Michele, dove si svolgono tutti i funerali dei militari ucraini e dove si è tenuto anche il funerale di Roman a giugno del 2022. Ci sarà tanta gente, ci saranno le bandiere ucraine e la poetessa Kateryna Kalytko cercherà di trovare le parole giuste per salutare il primogenito della sua amica.
In memoria di Roman Ratushny, a Kyjiv è stato fondato un festival che ha già avuto due edizioni e ha accolto scrittori, fotografi, cineasti e ricercatori ucraini e internazionali. Si svolge nel parco che Roman Ratushny ha salvato dall’edilizia abusiva. Probabilmente nei prossimi giorni il festival verrà rinominato in memoria dei due fratelli Ratushny e ci saranno altri gesti per commemorare il sacrificio di due uomini coraggiosi, due fratelli esemplari, due figli di Svitlana. Perché l’Ucraina si ricorderà per sempre di loro, del loro impegno e del loro sacrificio, e chiederà anche al mondo di ricordarli.
Ho tradotto le poesie di Svitlana Povalyaeva per la rivista Sotto il vulcano, numero 7/10, intitolata “Sopravvissuti” e curata da Paolo Giordano. Questo articolo si chiude con le parole di Svitlana:
Quanto amore può contenere il cuore
tanto quanto il dolore.
Quando valicherai il limite che non c’è?
Il paese ha i confini, la sofferenza no invece.
Il vento soffia nell’area sincera
del fitto vacuo.
Ci sarà sempre lo spazio per l’amore e il dolore
ma mai per una via di fuga.