Fondato da Luca Cremona, Edoardo Monti e Sole Castelbarco Albani, Fertile è un’ex vetreria che funge da nuovo centro culturale, situata in un antico complesso artigianale, e che nasce come una costola di Palazzo Monti. Il progetto nasce per promuovere l’arte contemporanea italiana e internazionale, e per creare una sinergia tra artisti e laboratori e fabbriche bresciane. Con la prima mostra, intitolata “XXL”, verranno presentate al pubblico una selezione di opere di grande formato dalla collezione di Palazzo Monti. La seconda esposizione, invece, realizzata in collaborazione con la galleria The Address di Brescia, aprirà il 24 maggio 2025 e vedrà la partecipazione della curatrice Anna Ruth e dell’artista Davide Dicorato. A pochi passi da Fertile si trova Spettro, una realtà indipendente dedicata alla ricerca musicale, che collaborerà con Fertile per eventi e performance, creando contaminazioni tra le discipline, una sinergia tra arti visive e musica. In occasione della nuova apertura abbiamo intervistato i fondatori dello spazio.

Cosa ha ispirato la creazione di Fertile e come si inserisce nel contesto culturale di Brescia?
Fertile nasce quasi per necessità: volevamo che questo spazio – che per anni è stato un luogo creativo grazie a al primo resident di Palazzo Monti Leonardo Anker Vandal (artista multidisciplinare che lavora con diversi mezzi espressivi, tra cui pittura, scultura, installazione e scrittura, ndr) –, continuasse a vivere nell’arte. Brescia è una città ricca di fermento culturale e ci sembrava naturale ampliare il progetto di Palazzo Monti con un posto che fosse ancora più aperto alla comunità. Fertile è uno spazio di incontro, di scambio e di crescita, un punto di riferimento per artisti e appassionati, ma anche per chi è semplicemente curioso di avvicinarsi all’arte in un modo più diretto e informale.
Che ruolo ha una residenza artistica nel processo creativo di un artista?
Per un artista, una residenza è una sorta di bolla creativa dove può sperimentare, confrontarsi e dedicarsi totalmente al proprio lavoro. A Palazzo Monti – e ora con Fertile – offriamo non solo uno spazio fisico, ma anche un ambiente di scambio continuo: con altri artisti, curatori, e con la comunità. Il bello è che da queste esperienze nascono connessioni che durano ben oltre il periodo della residenza. E il nostro impegno è quello di continuare a supportare gli artisti anche dopo, dando visibilità al loro lavoro e creando nuove opportunità.

Come si inserisce Fertile all’interno del più ampio ecosistema culturale creato da Palazzo Monti e dal suo Art Trust?
Fertile è una sorta di evoluzione naturale di Palazzo Monti. Dopo otto anni di lavoro con artisti da tutto il mondo, sentivamo il bisogno di espandere il progetto, rendendolo ancora più aperto e multidisciplinare. Qui ci sarà spazio per le arti visive, ma anche per musica, cucina, performance… insomma, vogliamo sperimentare, senza limiti. Palazzo Monti continuerà a essere il cuore della residenza artistica, mentre Fertile sarà un punto di aggregazione, un luogo di crescita collettiva dove l’arte prende forme sempre nuove.
In che modo Fertile si propone di essere un punto di riferimento per la comunità locale e come intende coinvolgere il pubblico in attività artistiche e culturali?
Fertile non è pensato solo per gli addetti ai lavori: vogliamo che sia un posto accogliente per tutti. Oltre alle mostre organizzeremo eventi, incontri, workshop e momenti conviviali per far sì che la comunità si senta parte di questo spazio. L’idea è quella di abbattere le barriere che spesso rendono l’arte distante dalle persone e creare occasioni di scambio, anche informali. Ci piacerebbe che chiunque entri a Fertile si possa sentire a casa e trovi il suo modo di vivere l’arte, che sia con una mostra, un concerto o semplicemente una chiacchierata con gli artisti.

Oggi in Italia si tende a disinvestire sulla cultura, perché invece è importante avere dei centri culturali in città?
La cultura è l’anima di una città. Senza spazi che la alimentano, tutto diventa più piatto, meno stimolante. Fertile – come altri centri culturali – serve proprio a creare occasioni di incontro, di confronto e di crescita per chi ci vive e per chi passa di qui. Non si tratta solo di esporre opere, ma di costruire esperienze e momenti di scambio. L’arte non è qualcosa di distante o elitario, dovrebbe essere accessibile, vissuta e condivisa. È questo che rende una città più viva.