Ciarlatano-in-chiefLe bugie di Trump sul canale di Panama non sono diverse dalla propaganda putiniana

Il presidente degli Stati Uniti spara numeri a caso, e fa finta di non sapere che oggi il passaggio navale in Centroamerica è così appetibile perché i panamensi hanno speso metà del loro pil per raddoppiarne la capacità

AP/Lapresse

Nel 1965 il presidente degli Stati Uniti Mark Hollenbach propose di annettere agli Stati Uniti Canada e Scandinavia, «creando un blocco cui saranno poi costretti ad aggiungersi Regno Unito, Germania e Francia». Nel 2025, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump propone di annettere Canada e Groenlandia, di riprendersi il Canale di Panama e di trasformare la Striscia di Gaza in un resort. La differenza? Hollenbach era un personaggio di fantasia, protagonista del romanzo di fantapolitica “La notte di Camp David” di Fletcher Knebel – famoso anche per un altro precedente romanzo di fantapolitica su un golpe negli Stati Uniti da cui fu tratto il film “Sette giorni a maggio”. In uno scenario appunto fantapolitico, «esternava» in privato a un senatore cui voleva proporre la vicepresidenza, e che dunque ovviamente spaventato si muoveva subito per farli interdire. Riusciva infine a farlo dimettere, risolvendo così l’allarmante imbroglio. Ma, era l’avvertimento del libro, il fatto che un presidente vada fuori di testa «è una lacuna del sistema di governo americano. È difficile stabilire l’incapacità mentale e dunque non è possibile redigere una legge che risolva il problema. Dobbiamo limitarci a sperare che il presidente mantenga la propria salute mentale».

Un incubo ormai abbondantemente superato dalla realtà di un presidente che non in privato e di nascosto ma in pubblico annuncia in continuazione la sua intenzione di voler fare del Canada il «cinquantunesimo Stato», e ha ufficialmente proclamato le sue mire sulla Groenlandia e sul Canale di Panama addirittura nel suo primo discorso davanti al Congresso.«Non è più uno scherzo. C’è una ragione per cui i canadesi, quando escono per una partita di hockey, fischiano quando viene eseguito l’inno nazionale americano… siamo stati insultati. Siamo furiosi. Arrabbiati», ha risposto la ministro degli Esteri canadese Mélanie Joly in un’intervista alla Bbc.

«La Groenlandia appartiene ai groenlandesi. Non siamo americani, non siamo danesi, perché siamo groenlandesi. Questo è ciò che gli americani e i loro leader devono capire. Non siamo in vendita e non possiamo semplicemente essere presi», ha scritto in un post su Facebook il primo ministro della Groenlandia Múte B. Egede in risposta alla promessa di Trump sull’isola (ha detto: «Ci serve e in un modo o nell’altro l’avremo»).

Già Vladimir Putin nel fare una guerra di aggressione per annettersi territori era tornato a prima del 1947 e alle rivendicazioni di Adolf Hitler su Austria, Sudeti e Danzica, ma se non altro là si agita un principio ottocentesco di autodeterminazione, per quanto declinato in modo farlocco e a colpi di falsificazioni. Con Trump, invece, si ritorna addirittura a quando nel 1740 Federico II di Prussia occupò la Slesia perché, spiegò, gli «servivano le sue miniere».

Il tutto acquisisce un sapore ancora più assurdo quando si pensa che Porto Rico, “Stato Libero Associato” agli Stati Uniti, ha fatto ben quattro referendum con cui ha chiesto di diventare il cinquantunesimo Stato: nel 2012, 2017, 2020 e 2024. Sapete perché il Congresso ha sempre detto no? Perché a Porto Rico c’è come lingua ufficiale lo spagnolo oltre l’inglese, e si voleva evitare il precedente. Cosa significherebbe l’annessione di Canada e Groenlandia? Che si dovrebbero fare lingue ufficiali anche francese, danese e inuit. E cosa ha appena stabilito Trump con uno dei suoi ordini esecutivi? Che l’inglese è l’unica lingua ufficiale anche dal punto di vista formale, oltre che di fatto.

Una giustificazione, in compenso, ha provato a tirarla fuori per Panama. Ma qua siamo veramente al livello di quando Putin e i suoi ripetitori insistono sulle «quattordicimila vittime del genocidio fatto dagli ucraini nel Donbas», mettendo nella cifra anche i soldati ucraini caduti nel conflitto, e perfino i passeggeri e equipaggio del volo Volo Malaysia Airlines 17 tirato giù da un missile dei filorussi. «Gli Stati Uniti, voglio dire, pensateci, hanno speso più soldi di quanti ne abbiano mai spesi prima per un progetto e hanno perso trentottomila vite nella costruzione del Canale di Panama», ha detto Trump. «Siamo stati trattati molto male da questo stupido regalo che non avrebbe mai dovuto essere fatto. E la promessa di Panama nei nostri confronti è stata infranta. Lo scopo del nostro accordo e lo spirito del nostro trattato sono stati totalmente violati. Le navi americane sono state gravemente sovraccaricate e non trattate equamente in alcun modo, forma o aspetto, e questo include la Marina degli Stati Uniti. E soprattutto, la Cina sta gestendo il Canale di Panama, e non siamo stati noi a darlo alla Cina. L’abbiamo dato a Panama e ce lo stiamo riprendendo».

In realtà, il Panama fu costruito in tre fasi. L’idea venne infatti nel 1879 al francese Ferdinand de Lesseps, a vent’anni dall’inizio dei lavori per il suo progetto di Suez e a dieci anni dalla sua realizzazione. «Una follia l’ho già fatta, nella mia vita. Perché non dovrei ripeterla?», disse, annunciando al mondo l’intenzione di replicare il miracolo di un canale scavato al livello del mare.

Ma tra il Mediterraneo e il Mar Rosso c’era un deserto di sabbia, e l’unico accorgimento necessario fu quello di realizzare una ferrovia, per portare acqua e rifornimenti agli sterratori man mano che avanzavano. Sull’istmo di Panama c’erano invece giungla, paludi e furiose piogge tropicali che colmavano in continuazione gli scavi di frane e infettavano gli operai di febbre gialla e malaria.

«Devo scavare dalle 5.30 della mattina fino alle 6 di sera, sotto il sole e sotto i diluvi dei tropici. E la notte mi divorano le zanzare», scriveva alla moglie uno dei migliaia di operai francesi, corrispondente al nome destinato a diventare famoso di Paul Gaugain. Inoltre c’era il problema che il livello del Pacifico è in media di venti centimetri più alto dell’Atlantico, e la pendenza faceva riversare l’acqua indietro.

Dopo venticinquemila morti, il prosciugamento di 1,2 miliardi di franchi di fondi e il colossale scandalo per cui si suicidò un ministro dell’Interno, nel 1889 Lesseps e il figlio finirono in tribunale, per bancarotta e appropriazione indebita. Quando gli americani dunque nel 1902 rilevarono l’impresa a prezzi di fallimento, per prima cosa fomentano l’insurrezione che portò all’indipendenza di Panama dalla Colombia. Fu la guerra forse meno sanguinosa della storia, visto che a rimanerci secco fu solo un cinese sorpreso da un bombardamento mentre era sotto effetto di oppio. E così gli americani ottennero subito da un governo compiacente l’amministrazione perpetua di una zona estesa per 8,1 chilometri su ogni lato del costituendo Canale. Il colonnello William Gorgas procedette dunque alla radicale bonifica che in meno di due anni eliminò zanzare e topi. Infine fu inventato il sistema di chiuse che permette alle navi di seguire il naturale rilievo dell’istmo.

Ma Trump ha notevolmente sopravvalutato il numero di vite americane perse durante la costruzione del canale. Furono circa settemilaseicento persone le vittime durante la fase americana di scavo del 1904-14, secondo i conti che ha fatto Noel Maurer nel libro “The Big Ditch: How America Took, Built, Ran, and Ultimately Gave Away the Panama Canal”. Ma i due terzi di loro venivano dalle Indie Occidentali, molti erano spagnoli, e i cittadini statunitensi non più di un migliaio. Insomma, mentre Putin gonfia le vittime civili (di entrambi i lati) della guerra del Donbas, Trump aumenta addirittura di trentotto volte.

Il Trattato Carter-Torrijos e il Trattato di Neutralità del 1977, per cui il Canale fu restituito a Panama nel 2000, prevedevano poi che «i pedaggi e gli altri oneri per il transito e i servizi accessori devono essere giusti, ragionevoli, equi e coerenti con i principi del diritto internazionale». Oggi i pedaggi sono due volte e mezzo un quarto di secolo fa. Sulla base delle statistiche fornite dai panamensi, gli esportatori americani e gli utenti nazionali hanno pagato a Panama circa due miliardi di dollari nel 2023, ovvero il cinquantanove per cento di tutte le entrate del canale. Il commento di Trump sulle navi americane «gravemente sovraccaricate e non trattate equamente» potrebbe dare la falsa impressione che alle navi americane vengano addebitati prezzi più alti rispetto a quelle di altri Paesi. Ma per il Trattato gli Stati Uniti non hanno diritto ad alcun trattamento speciale, eccetto di poter avere la precedenza nella fila. Insomma, pagano tutti uguale, ma gli americani passano prima.

C’è poi un altro punto. In realtà, il Canale retrocesso dagli Stati Uniti a Panama era ormai obsoleto per le sue dimensioni, ed esisteva addirittura il termine Panamax per indicare la portata massima delle navi in grado di transitare per le chiuse: 294,1 metri di lunghezza, 32,3 di larghezza, dodici di pescaggio e 57,91 dal livello dell’acqua al punto più alto, per un dislocamento medio di sessantacinquemila tonnellate. Eccezionalmente poteva essere consentito anche il transito di natanti fino a 62,5 metri di altezza o 32,61 di larghezza, e anche oltre. Ma non si era mai andati oltre i 296,57 di lunghezza, e i 33,025 di larghezza: specie quest’ultima, una misura ormai largamente oltrepassata dalle navi cosiddette post-Panamax, sempre più numerose a partire dagli anni Novanta.

Post-Panamax sono in particolare le petroliere, per venire incontro alla prosciugante sete di petrolio dei Paesi di nuova industrializzazione, come Cina e India, e anche per ammortizzare i costi di un barile di greggio dai prezzi sempre più galoppanti. E sono post-Panamax le navi porta-container, le cui dimensioni dipendono dalle esigenze di movimentazione. Già nel 1999, quando gli americani “restituirono” il Canale a Panama, l’otto per cento del naviglio mondiale era post-Panamax. Nel 2011 questa proporzione sarà cresciuta al trentasette per cento. E queste navi erano costrette a passare per Capo Horn, come prima del Canale.

Così fu lanciato un progetto che tra 2010 e 2016 ne raddoppiò la capacità, e che è stato finanziato da Panama spendendoci oltre metà del Pil nazionale. Insomma, se adesso il Canale è di nuovo appetibile, è perché si tratta del nuovo Canale fatto dai panamensi. Cosa che Trump ignora bellamente.

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