Alta priorità Cos’è l’afta epizootica e come l’Unione europea sta gestendo l’emergenza sanitaria

La malattia che colpisce gli ungulati si sta riportando al centro delle preoccupazioni di governi e allevatori per via dei nuovi casi rilevati in Ungheria, Slovacchia e Germania

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L’afta epizootica è tornata sotto i riflettori in Europa a causa di nuovi focolai registrati in particolare nell’Est del continente. Considerata una delle malattie virali più preoccupanti per gli animali da allevamento e non, la sua elevata contagiosità e il potenziale impatto economico hanno spinto le autorità europee a intervenire con misure di emergenza.

Secondo il ministero della Salute, l’afta epizootica, conosciuta anche come foot-and-mouth disease (Fmd), è una malattia virale altamente contagiosa che colpisce gli ungulati, ovvero animali dotati di zoccoli. Tra le specie domestiche più vulnerabili ci sono bovini, suini, ovini, caprini e bufali, ma il virus può infettare anche animali selvatici. È causata da un virus del genere Aphthovirus, appartenente alla famiglia Picornaviridae e, oltre a febbre, deperimento e ridotta produzione di latte, porta alla formazione di lesioni vescicolari (bolle) in punti come bocca, mammelle e zampe.

Tra i sintomi clinici può comparire un’eccessiva salivazione, accompagnata da movimenti involontari e ripetitivi di labbra e lingua, che producono un suono tipico simile a quello della suzione o di un bacio. In forme meno comuni, il virus può interessare anche organi interni, dando origine a manifestazioni atipiche della malattia, come la miocardite, che può portare a morte improvvisa, in particolare negli animali giovani.

L’infezione può instaurarsi attraverso le vie respiratorie, modalità più frequente nei bovini, o per via orale, più comune nei suini. Il virus si trasmette in diversi modi: tramite secrezioni corporee, contatto diretto tra animali, inalazione di aria contaminata, oggetti infetti, ma anche attraverso il consumo di residui alimentari non trattati, come gli scarti di cucina contaminati, in particolare nei suini, o di latte infetto. Altre vie di trasmissione includono l’inseminazione artificiale con seme contaminato e l’inalazione di aerosol virali trasportati dal vento, che può diffondere il virus anche a grandi distanze. Il virus dell’afta epizootica è inoltre molto resistente e può sopravvivere nel suolo o nel letame per oltre un mese, rendendo ancora più complessa la sua eradicazione.

L’afta epizootica rientra tra le cinque malattie animali a più alta priorità secondo il Regolamento (UE) 2016/429, noto anche come “Normativa in materia di sanità animale”. Questo status impone agli Stati membri l’applicazione immediata di misure di controllo, contenimento e, ove possibile, eradicazione.

Per la sua elevata capacità di diffusione, anche tra Paesi confinanti, la gestione della malattia è affidata a un coordinamento europeo che coinvolge autorità veterinarie nazionali, il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc) e l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa).

Focolai recenti e risposta dell’Unione europea
L’emergenza è esplosa nel marzo 2025 quando è stato confermato un focolaio in Ungheria, in un allevamento di bovine da latte nei pressi della città di Győr, vicino al confine slovacco. A distanza di pochi giorni, sono stati segnalati casi anche in Slovacchia e Germania, alimentando i timori di una rapida diffusione.

L’Unione europea ha reagito imponendo misure restrittive ai confini e in Slovacchia e Repubblica Ceca sono stati attivati controlli sui camion provenienti dalle zone a rischio, con ispezioni e disinfezioni obbligatorie. Questo ha causato ingorghi significativi, in particolare sull’autostrada D2 in direzione della Repubblica Ceca.

Anche l’Italia ha adottato misure di sicurezza, mobilitando l’esercito per sanificare i mezzi pesanti in ingresso dal confine con la Slovenia. Di fronte al rischio di una diffusione transfrontaliera, Coldiretti ha infatti chiesto un blocco temporaneo delle importazioni di animali vivi e prodotti zootecnici dai Paesi coinvolti e un rafforzamento dei controlli lungo tutte le frontiere.

La diffusione di un’epidemia avrebbe effetti disastrosi su un settore già duramente colpito dalla peste suina africana (Psa), con danni gravissimi dovuti all’abbattimento di decine di migliaia di capi e al divieto di trasporto di bestiame da un’area all’altra.

Un pericolo per l’economia
L’afta epizootica rappresenta una seria minaccia per la stabilità del commercio zootecnico su scala globale, soprattutto nei Paesi in cui la malattia è endemica e dove persistono restrizioni severe e durature alle esportazioni. Nelle aree considerate indenni, anche un singolo focolaio può provocare danni ingenti, dall’abbattimento forzato degli animali infetti ai costi legati alle operazioni di sanificazione e al blocco delle attività commerciali internazionali.

Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità animale (Woah), oltre cento nazioni nel mondo non sono ancora libere dalla malattia, un dato che conferma quanto l’afta epizootica continui a costituire una minaccia concreta per la sicurezza e la sostenibilità dell’economia agricola globale.

La Woah ha sviluppato un piano articolato per contrastare l’afta epizootica, basato su interventi rapidi e strategie di prevenzione a più livelli. Tra le misure fondamentali c’è l’obbligo di segnalare ogni nuovo caso entro ventiquattro ore, per favorire una risposta tempestiva e coordinata a livello internazionale. A questo si aggiungono severe restrizioni nel trasporto degli animali vivi, quarantene e rigorose pratiche di biosicurezza negli allevamenti per contenere la diffusione del virus, specialmente oltre i confini. L’abbattimento degli animali infetti o sospetti, seguito da uno smaltimento sicuro delle carcasse, rappresenta un passaggio importante per fermare la trasmissione. Nei Paesi endemici, dove la malattia è presente in modo stabile, si ricorre a vaccini inattivati per un controllo continuativo, mentre nelle situazioni d’emergenza si attivano campagne vaccinali mirate per frenare la diffusione.

L’afta epizootica non è una zoonosi, quindi non si trasmette all’uomo, ma ha conseguenze rilevanti sul piano economico. L’abbattimento degli animali infetti e l’interruzione della commercializzazione dei prodotti comportano delle perdite e i costi per la gestione delle epidemie sono altrettanto alti.

La chiave per evitare la diffusione del virus rimane, come al solito, la prevenzione, che si traduce in biosicurezza nelle aziende agricole, sorveglianza epidemiologica, trasparenza nella comunicazione e cooperazione internazionale.

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