Eleganti, con il becco giallo appuntito e le piume bianche e nere, le lunghe zampe arancioni e le grandi ali, le cicogne sono un simbolo dell’Alsazia. I loro nidi sono parte del paesaggio e completano il profilo di torri, campanili, tetti e guglie. E se c’è un posto dove non è difficile immaginare che siano i maestosi uccelli a portare i bambini, un posto dove credere nelle favole è del tutto naturale, questo posto è l’Alsazia. Le case a graticcio, le fontane, gli orologi, le mura dei villaggi, le botteghe degli artigiani, i ponti, tutto disegna una cornice perfetta per immergersi in un clima da fiaba. Borghi come Riquewihr, che ha ispirato il paese del disneyano “La Bella e la Bestia”, o come Kaysersberg, dove sembra di vivere in una cartolina del regno delle fate.
Ma il fascino dell’Alsazia sta in primo luogo nella sua identità culturale, quella di un mondo per secoli sospeso lungo il confine segnato dal Reno, conteso da francesi e tedeschi e forse proprio per questo ancorato alla sua tradizione. Lingua, arte, sapori: tutto qui è particolare e affascinante.

Philippe Daverio, sicuramente l’alsaziano più famoso d’Italia, raccontava il suo primo giorno di scuola a Mulhouse. Era l’autunno del 1955 e lui debuttava in un’aula, seduto a un banco. In cattedra il maestro, che si presentò con due castagne in mano. Il piccolo Philippe sapeva pochissimo francese. In casa si parlava dialetto alsaziano. Il maestro mostrò alla scolaresca le due castagne e sillabò: «Deux marrons» invitando i bambini a ripeterlo. Ma Philippe faceva fatica a capire. Quei due frutti per lui erano kaschd: così si chiamano in alsaziano. Marrons non lo aveva mai sentito e non riusciva neppure a pronunciarlo. Insomma, una mattinata da choc. «Per questo – raccontava con un pizzico di ironia – ancora oggi il ricordo del mio primo giorno di scuola è legato indissolubilmente a quella immagine: due marroni».
Accenti tedeschi nei sapori di Francia
E se l’alsaziano è un dialetto tedesco in terra di Francia, a definire i sapori della Regione sono inflessioni di oltre confine: nomi come flammekueche, baeckeoffe, kugelhopf hanno un suono teutonico, a rispecchiare una cucina fatta di salumi e formaggi, di crauti e di salsicce, di gusti robusti e contrastanti. Piatto simbolo della cucina locale è senz’altro la choucroute, versione locale del tedesco sauerkraut: in poche parole crauti acidi, fermentati come da tradizione e serviti con patate e carni di maiale miste, pancetta, lardo, salsicce, carrè salato, prosciutto. La ricetta non è complicata, ma gli ingredienti devono essere quelli giusti, a partire dalle caratteristiche salsicce di Strasburgo, cui si possono aggiungere quelle Igp di Montbéliard.

Tra le specialità più note anche la flammekueche, in francese tarte flambée, simile a una pizza solo nell’aspetto: la pasta, sottilissima, è guarnita con pancetta affumicata, cipolle e panna acida, cotta in forno a legna e gustata rigorosamente con le mani. E poi il baeckeoffe, uno stufato di carne (manzo, maiale e agnello), patate e verdure, cotto lentamente; la fleischschnacka, un rotolo di pasta sfoglia ripieno di carne bollita; la matelote, zuppa di pesce d’acqua dolce; e ancora wädele, cosciotto di maiale, grumbeerekiechle frittelle di patate, e lewerknepfle, quenelle di fegato.
Ad accompagnare il tutto il re dei pani nella regione, il bretzel, dalla caratteristica forma di nodo, perfetto da gustare anche solo con una birra. Per finire il formaggio, a partire dal munster, saporitissimo, a crosta lavata, dell’altopiano dei Vosgi; e con il formaggio fresco si prepara il bibeleska, con aglio, erba cipollina e prezzemolo, servito ad accompagnare le patate lesse o fritte. Da non dimenticare, tra le specialità regionali, il foie gras che a Strasburgo si prepara fin dal Settecento.
Golosissimi i dolci, dal pain d’épices, speziato di zenzero e cannella, tipicamente natalizio, al kugelhopf, soffice, burroso e gonfio, fino alla torta al fromage blanc (formaggio fresco e cremoso) o a quella meringata al rabarbaro.
A regalare soddisfazione al turista goloso non sono solo i piatti, in Alsazia, ma anche i calici: i vigneti che disegnano le linee del paesaggio e lo colorano di un verde brillante donano vini eccellenti, a partire da uve come Gewürztraminer e Riesling, Muscat e Sylvaner. Deliziosi i Crémants d’Alsace, delicatamente effervescenti, prodotti secondo il metodo tradizionale con una seconda fermentazione in bottiglia. Chi visita l’Alsazia non deve perdere una visita ai vigneti e alle cantine, come quelle organizzate dalla Maison Arthur Metz nel cuore del villaggio di Marlenheim, a pochi minuti da Strasburgo, oppure dal Domaine Paul Blanck.

Da non dimenticare poi la birra, che qui vanta una tradizione antica e una qualità eccellente. Per sorseggiare un buon bicchiere e per gustare i piatti più genuinamente alsaziani niente di meglio di un winstub, tipici locali simili a rustici bistrot, dove un tempo si servivano le eccedenze di vino e oggi ci si ritrova per mangiare in compagnia preparazioni generose e autentiche. Tra i più famosi locali di questo genere, Chez Yvonne a Strasburgo, storico winstub frequentato oggi da vip e personalità.
E Strasburgo è sicuramente la prima meta, gastronomica e culturale, di un viaggio in Alsazia. La capitale della regione, antica e affascinante, risplende di uno stile che mischia architetture tedesche e francesi e incanta con i suoi monumenti, i musei, i suoi canali, i ponti coperti e le case a graticcio. Splendida la cattedrale di Notre-Dame, trionfo gotico da ammirare in ogni dettaglio e al cui interno si rimane a naso in su mentre si aspetta che il famoso orologio astronomico batta le ore.

Per visitare la città un buon punto di partenza può essere Les Regent Contades, hotel di carattere in centro, mentre per una cena tradizionale si può scegliere il ristorante Saint-Sépulcre, dove oltre a una squisita choucroute si possono gustare escargots, stinco di maiale brasato, coq au Riesling e irresistibili selezioni di salumi e formaggi.
Se Strasburgo è famosissima anche perché sede del Parlamento Europeo, ci sono altre città dell’Alsazia che meritano una visita approfondita. A partire da Colmar, con i suoi canali che disegnano il quartiere della “Piccola Venezia”, le case colorate, il mercato coperto dove comprare le specialità locali, le vie dove passeggiare e le barche che portano i turisti attraverso il piccolo centro. Gli appassionati di arte non devono tralasciare una visita al Museo Unterlinden, dove è conservato il famoso Retablo di Issenheim.
Gli amanti di cibo e vino troveranno soddisfazione nei tanti ristoranti della città, a partire dal Wistub Brenner dove gustare foie gras, testina di vitello e altre specialità di cucina tradizionale.
Per dormire, un indirizzo sicuro è l’Hôtel Le Maréchal, della collezione Teritoria, ospitato in un’autentica casa a graticcio del sedicesimo secolo.

Indirizzi utili
Hôtel Le Maréchal
Quartier Petite Venise, 4/5 Place des Six Montagnes Noires, Colmar
5 Terres Hotel & Spa MGallery
11 Place De L Hotel De Ville, Barr
Domaine Cattin
35 Rue Roger Frémeaux, Vœgtlinshoffen
Arthur Metz
102 Rue du Général de Gaulle, Marlenheim
Cheneaudière Hôtel Spa
3 Rue du Vieux Moulin, Colroy-La-Roche
Domaine Paul Blanck
29 Grand-Rue, Kaysersberg Vignoble
Wistub Brenner
1 Rue Turenne, Colmar
Restaurant Saint-Sépulcre
15 Rue des Orfèvres, Strasbourg

