
La repubblica di Moldova è diventata uno dei principali obiettivi dell’imperialismo russo, ma nonostante questo continua a essere trascurata dalla stampa occidentale. Per molti, i risultati elettorali di fine 2024 – la vittoria di Maia Sandu alle presidenziali dello scorso ottobre e quella del sì al referendum sull’ingresso nell’Unione europea – sono bastati per chiudere la questione e ritenere conclusa l’offensiva del Cremlino contro il Paese; prospettiva che, però, viene costantemente smentita dalla cronaca nazionale e dagli ultimi sviluppi del dibattito politico moldovo.
Chișinău è particolarmente importante in questo periodo storico perché contro di questa la Russia sta sperimentando ogni mezzo usa che usa quotidianamente contro l’Europa: dalla minaccia militare alla disinformacja, passando per il ricorso agli agenti stranieri sul territorio. La Moldova sta subendo un attacco massiccio, condotto su più livelli, e la sola resistenza del fronte politico potrebbe non bastare di fronte all’aggressione russa. È per questo che bisogna comprendere chiaramente cosa stia avvenendo nel Paese.
Abbiamo già raccontato i casi dei deputati al servizio della Federazione russa – la rete dell’oligarca Ilan Sor – e le contromisure adottate dall’esecutivo contro la guerra ibrida di Mosca: Putin può contare su un esercito personale di fedeli collaborazionisti che operano all’interno della Moldova per annientarne la sovranità nazionale, ma le quinte colonne, da sole, non bastano.
Dopo la risposta governativa alle operazioni degli agenti stranieri sul territorio, la Russia ha deciso di alzare il tiro ricorrendo alla sua arma tradizionale: la disinformazione online. Nei giorni scorsi la rete Matrioshka, una struttura della disinformacja russa, ha lanciato la sua prima campagna contro la Moldova. Un attacco coordinato che ha preso di mira la presidente Maia Sandu contro la quale sono state diffuse accuse di golpe, fake news e presunti retroscena governativi che ne dovrebbero minare la figura.
Il caso è particolarmente interessante perché mostra il modus operandi russo in purezza: la mole degli attacchi di Matrioshka dimostra l’efficacia della macchina di Mosca, ma i contenuti e le accuse rivolte alle istituzioni sono oggettivamente grezzi e attingono a piene mani da un bagaglio retorico tanto ridicolo quanto campato in aria.
Tuttavia, da italiani, sappiamo che è stata proprio la retorica ridicola a fare la fortuna dell’area filorussa. Ne sono una dimostrazione i diversi video in cui si accusa Sandu di voler «fare come l’Ucraina» sottomettendo la chiesa ortodossa al volere dello stato. Secondo questa accusa, la presidente intende subordinare l’eparchia di Chisinau della chiesa ortodossa russa a quella della chiesa rumena, spingendo così per l’unificazione, prima religiosa e poi territoriale, tra Moldova e Romania.
L’intento è quello di premere sul nervo scoperto dei rapporti con il Paese limitrofo e provocare i nazionalisti moldovi, ma basta una conoscenza superficiale della disinformacja russa per ricordare che questa stessa accusa viene rivolta, da anni, al presidente ucraino Volodymyr Zelens’kyj, dipinto dai media di Mosca come un autocrate interessato a sfruttare la sfera religiosa della propria nazione per perseguire i suoi piani politici.
Del resto, gli attacchi di Matrioshka non fanno che riciclare la propaganda anti-Ucraina calandola nel contesto moldovo (un’altra produzione della rete Matrioshka è il finto spot governativo in cui si invita la popolazione ad assumere «atteggiamenti tolleranti verso omosessuali e disabili» [sic], con l’obiettivo di spaventare la popolazione di fronte ai degenerati valori europei). Questo connubio tra mezzi all’avanguardia e rozzezza ideologica è alla base della campagna anti-Sandu.
La maggior parte del materiale diffuso su X e Bluesky viene firmato da inesistenti accademici e analisti politici europei, molto spesso introdotto da descrizioni che fanno passare questi video come produzioni straniere che però finiscono sempre per tradirsi da soli.
Ne è un esempio l’intervento di un presunto accademico francese, il quale sostiene che Sandu sia coinvolta in un grande scandalo di corruzione e che abbia fatto pressioni per controllare il parlamento moldovo, facendo pressioni sui suoi oppositori interni. Il caso citato per rafforzare questa tesi è quello di Evghenia Guțul, trattenuta per settantadue ore dal centro anti-corruzione di Chișinău.
Confrontandolo con i video sulla degenerazione europea e sulla minaccia ai valori della religione, la finta analisi sul sistema corrotto moldovo – anche qui il richiamo alla narrazione su Kyjiv è palese – può sembrare quasi realistica, ma questa ennesima produzione di Matrioshka omette volutamente un dettaglio: il fermo di Evghenia Guțul arriva dopo la fuga, risalente a poche settimane fa, dei due esponenti politici legati a Ilan Sor, suoi compagni di partito.
Guțul, governatrice della Gagauzia, è accusata di falsificazione di documenti ufficiali e di aver ricevuto finanziamenti illegali per la campagna elettorale che l’ha portata alla guida della regione; in seguito al suo arresto sono accorsi a sostenerla gli ex deputati del partito di Sor Reghina Apostolova e Vadim Fotescu, il suo vice, Victor Petrov, e la leader del partito Rinascimento (Renaștere), Natalia Parasca, tutti politici esplicitamente organici al Cremlino e coinvolti nella latitanza dei due agenti russi.
Come se non bastasse, poco dopo il suo arresto, Evghenia Guțul ha scritto una lettera a Vladimir Putin chiedendogli di liberarla da questa detenzione «illegale e abusiva». Per quanto possa sembrare grottesco, dietro il lavoro di Matrioshka c’è un’operazione costata, secondo il servizio segreto moldovo, un milione di dollari al giorno.
«La loro strategia» spiega il capo del Servizio di Sicurezza e Intelligence (Sis) Alexandru Musteaţă «era, è e sarà nel 2025 quella di infiltrarsi nell’ambiente politico con individui e organizzazioni legati o controllati dalla Federazione Russa, compresi quelli protetti dalla Federazione Russa, al fine di ottenere il controllo del parlamento e, di conseguenza, delle altre istituzioni del Paese». L’obiettivo dei russi è sabotare le elezioni parlamentari che si terranno il prossimo settembre. È per questo che il caso di Matrioshka è solo un esempio di un lavoro appena iniziato.