I giovani non sono interessati al mondo che li circonda e sono indifferenti a tutto, soprattutto ad attivismo e politica. Ora che abbiamo dato spazio a questo luogo comune, possiamo procedere con la realtà: molti giovani italiani sentono l’esigenza di attivarsi per le loro comunità e per la loro generazione, consci che anche nelle altre nazioni i loro coetanei vivono le stesse esigenze e difficoltà.
Questa energia non si sfoga nella politica, spesso sorda, ma nell’associazionismo. Se nell’immaginario comune questi sono i ritrovi della gioventù abbiente e dai sorrisi perfetti, la realtà è diversa e coinvolge ragazzi e ragazze a prescindere dalla disponibilità economica e dalla provenienza.
Il merito è anche dell’Unione europea: da anni investe nella creazione di un network di giovani europei con programmi come Erasmus Plus. Sono nel per il periodo 2021-2027 sono stati investiti ventisei miliardi per formare e far incontrare i giovani europei: ogni anno circa settecentomila europei partecipano a queste iniziative. Nel concreto questo è possibile grazie alla capillare presenza di associazioni del terzo settore che organizzano attività e scambi culturali in tutta Europa. Le associazioni italiane si sono unite in una rete: Europiamo.
Europiamo connette oltre centocinquanta membri, trenta enti associativi e più di duemilacento partecipanti ai propri eventi, unendo le nuove generazioni alle opportunità offerte dall’Erasmus+ e dal Corpo Europeo di Solidarietà. L’obiettivo è costruire una cittadinanza europea concreta e attiva. Tra le migliori pratiche, il festival torinese “Uè Giovane!”, finanziato dall’Agenzia Italiana per la Gioventù e dalla Commissione Europea, ha coinvolto nel 2023 oltre trecento giovani e venti associazioni locali. Talk, workshop e attività musicali hanno affrontato temi cruciali per le nuove generazioni, in un Paese in cui la spesa sociale per i giovani resta tra le più basse d’Europa.

Aderire a queste iniziative può cambiare la vita di un giovane ancora in formazione. Immaginateveli ancora sbarbatelli, lanciati per due settimane in un contesto multiculturale dall’altra parte dell’Europa. Vi trovate poi a lavorare su temi come l’inclusione sociale, la costruzione di politiche attive o il cambiamento climatico con una trentina di vostri coetanei dagli altri ventisette stati europei. Il tutto completamente gratuito, voli compresi. In pochi giorni scambierete idee, conoscenze, farete amicizie e magari ci sarà anche qualche cotta. La costruzione di una comunità europea passa anche da lì. Non a caso si contano circa un milione di bambini nati da genitori conosciuti in programmi Erasmus negli ultimi trent’anni.
Nella quotidianità però la sfida più grande è ingrandire la bolla. Assicurarsi che a godere delle opportunità europee ci siano sempre più giovani, da tutte le estrazioni sociali e da tutti i contesti. A questo servono eventi come quello organizzato due settimane fa a Bari con la ong locale Eurosud e la sezione locale dell’Erasmus Student Network. La ricetta è sempre la stessa: educazione non formale, coinvolgimento e ascolto.
Anche le organizzazioni non governative sono molto attive: i Global Shapers sono nati su iniziativa del World Economic Forum nel 2011, riuniscono giovani tra i diciotto e i trent’anni impegnati in progetti di innovazione e di impatto sociale e ambientale. In Italia ci sono circa dieci gruppi in altrettante città, da Milano a Palermo, e hanno appena svolto il loro raduno nazionale a Bari, lo ShapeITA 2025.

Come realtà internazionale ha dei pilastri comuni, ma poi ogni hub cittadino ha una propria declinazione. Gli hub di Bari e Torino portano avanti progetti di educazione finanziaria nelle scuole e attraverso giochi, mentre gli attivisti di Firenze , Venezia e Genova si occupano di sensibilizzare i giovani sula questione ambientale con workshop e laboratori. Gli Shapers di Roma portano avanti “nDonnamo?”, per un maggior riconoscimento delle figure femminili nella toponomastica e nella storia della capitale, a Milano aiutano i giovani a orientarsi nel mondo del lavoro, mentre gli Shapers di Palermo con il progetto 90100 Lab cercano di far tornare i giovani al Sud. C’è poi un progetto che quasi tutti gli hubs portano avanti, Heroes Never Sleep, per raccontare le storie delle persone comuni che stanno realizzando con le loro forze gli obiettivi dell’Agenda 2030.
L’eterogeneità delle attività è dovuto alla struttura community base: chi entra a far parte del gruppo sceglie le attività da fare, all’interno degli ampi obiettivi della community. È questo che permette di avere oltre trecento attivisti in tutta Italia: non serve dire ai giovani che cosa devono fare, sono loro che decidono cosa è prioritario e come realizzarlo.
Il loro incontro a Bari è stata un’occasione per rinforzare i legami territoriali, scambiarsi buone pratiche su tanti altri temi su cui i GS sono impegnati: educazione sessuale, salute mentale, difesa personale. È stata anche un’occasione per dare uno sguardo nuovo al Sud: è il secondo anno di fila che il raduno nazionale dei GS si tiene in una città meridionale, un successo considerano che inizialmente c’erano solo hub nel nord d’Italia. Il calore e la sana confusione degli ottanta radunati a Bari ha fatto sì che anche il sindaco Vito Leccese volesse incontrarli. Può sembrare esagerato? Non lo è, anzi è proprio questo ciò di cui dovrebbero occuparsi le nostre istituzioni: dei giovani, della loro visione del mondo e delle azioni concrete per portarle avanti.
L’approccio di Europiamo e Global Shapers dovrebbe essere di grande lezione alla politica e ai partiti. Queste realtà permettono ai giovani di agire in autonomia, dando la direzione e non ricevendo direttive, spesso figlie di una visione vecchia del mondo.
Ecco perché la politica, le istituzioni e gli enti locali devono finalmente cominciare a trattare realtà come Europiamo e Global Shapers non come belle esperienze giovanili da guardare da lontano e a cui dare pacche sulle spalle a qualche evento, ma come partner strategici da valorizzare e coinvolgere nei processi decisionali. I giovani non chiedono di essere guidati, chiedono che la loro visione venga ascoltata. Per farlo basta non approcciarsi a loro con paternalismo, non sono né inesperti né ingenui.