Questo è un articolo del nuovo numero di Linkiesta Etc dedicato al tema della Fede. Disponibile nelle edicole di Milano e Roma, negli aeroporti e nelle stazioni di tutta Italia, e ordinabile qui (senza spese di spedizione)

La ricerca artistica di Zander Olsen si sviluppa in un ritrovato dialogo tra essere umano, luce e ambiente. Il suo lavoro rappresenta una sintesi unica dei suoi dolori e delle sue esperienze personali, combinando il segno del colore con la fotografia e l’architettura del paesaggio. Olsen indaga la percezione, interrogandosi sulla realtà di ciò che vediamo: è autentica o un susseguirsi di visioni effimere illuminate da brevi istanti di chiarezza?

Il suo progetto più emblematico è Tree Line a cui lavora sin dal 2002: l’idea nasce dal desiderio di evadere dalla grande città, Londra, per ristabilire un legame profondo con la sua terra d’origine, il Galles, e le sue radici. Olsen reinterpreta le foreste della sua infanzia avvolgendo i tronchi degli alberi con tessuti monocromi, dando vita a scatti fotografici non alterati digitalmente che sfidano la percezione dello spettatore.
In queste opere, luce e paesaggio si intrecciano in un’ambiguità visiva che invita a mettere in discussione la realtà. Queste immagini esplorano il significato metafisico del “vuoto”, ridefinendo il rapporto tra essere umano, ambiente antropizzato e natura in un contesto in cui tutto appare distante e irraggiungibile.

L’artista opera prevalentemente in inverno, quando gli alberi spogli tracciano con nitidezza la linea dell’orizzonte. Il risultato è la trasformazione delle illusioni ottiche in un paesaggio al tempo stesso utopico e tangibile. D’altronde, l’artista stesso chiarisce: «Le mie immagini non sono trucchi o illusioni, ma un modo per spingere l’attenzione su qualcosa che è già presente, al di là del visibile».