Il rapporto tra arte e moda funziona secondo il principio dei vasi comunicanti: quando due recipienti con forme diverse tra loro ma “comunicanti” appunto, vengono riempiti con uno stesso fluido, quest’ultimo raggiunge il medesimo livello in tutti i contenitori. Così anche arte e moda funzionano allo stesso modo. Comunicando tra loro in modo costante, promuovono una libertà creativa capace di trasmettere la bellezza in ogni sua sfaccettatura, in modalità differenti. Unite da un legame biunivoco in cui l’una cita l’altra, arte e moda si contaminano fino a fondersi, o a distinguersi nettamente. Nel 2025 ce lo ricordano Saint Laurent e Miu Miu.
Il momento decisivo che ha consolidato questa biunivocità risale al 1965, quando lo stilista francese Yves Saint Laurent citò nella collezione autunno/inverno i quadri modulari dalle forme geometriche semplici e la palette colori limitata di Piet Mondrian, esponente del Neoplasticismo, un movimento artistico nato nei Paesi Bassi tra il 1916 e il 1917 caratterizzato dall’unione di diverse discipline: dall’architettura alla pittura, passando per la letteratura. L’abito che rappresenterà tutta la collezione, almeno nella memoria collettiva, sarà proprio il “Mondrian Dress” in vendita all’epoca a centotrenta mila lire, e oggi esposto come opera d’arte al Victoria and Albert Museum di Londra.
Nonostante questo progetto sia ricordato come “Collezione Mondrian” in sfilata c’erano anche abiti ispirati ad altri artisti, come il pittore russo Serge Poliakoff e Kazimir Malevič, fondatore del Suprematismo, primo movimento artistico del Novecento a promuovere la pura astrazione geometrica come “essenza suprema della visione”. Ma l’attenzione si catalizzò sulla griglia ortogonale di linee nere, poi rettangoli bianchi, rossi e gialli che decorava gli abiti in lana e jersey senza colletto e senza maniche. Un’idea all’apparenza semplice, ma dietro il color-blocking, in realtà, si distingueva una costruzione tecnica minuziosa, perché le linee seguivano la silhouette del corpo, rendendo le cuciture invisibili a occhio nudo.

A distanza di sessant’anni, nella stessa maison il connubio arte-moda si ripropone in una nuova veste con la campagna estiva 2025. Questa volta è l’arte a portare nel “suo” territorio la moda, Saint Laurent, infatti, ha commissionato all’artista Francesco Clemente, esponente della Transavanguardia (un movimento artistico italiano nato negli anni Settanta) una serie di dipinti in cui sono state ritratte le attrici Zoë Kravitz e Isabella Ferrari e le modelle Penelope Ternes e Ajus Samuel.
L’artista nato a Napoli si trasferisce a Roma negli anni Settanta per iscriversi alla facoltà di Architettura, dove entra in contatto con gli artisti Alighiero Boetti, Luigi Ontani e Cy Twombly, la cui pittura ricca di segni e di linee lo influenza profondamente. Lavora con acquerelli, pastelli, dipinti ad olio, i disegni, gli affreschi e i mosaici e per questo progetto Clemente trasforma in figure simboliche gli abiti, dimostrando «un’intima padronanza della femminilità». Anche Anthony Vaccarello, direttore creativo di Yves Saint Laurent, ha riconosciuto la potenzialità dell’approccio espressivo di Clemente, che pone la figura umana al centro delle sue opere, mantenendo un costante equilibrio tra la dimensione narrativa e quella immaginativa.
«Ho scoperto per la prima volta il lavoro di Clemente negli anni Novanta. Immaginavo perfettamente la mia collezione ritratta dal suo uso poetico dei colori», confida Vaccarello, «esiste un solo linguaggio della forma ed è lo stesso della tenerezza», prosegue. La recente collaborazione tra Clemente e Saint Laurent riflette il costante impegno del direttore creativo a collaborare con artisti visionari e poliedrici, attingendo da varie discipline artistiche.

Anche Miuccia Prada è dello stesso parere. Iniziative culturali, collaborazioni con artisti di tutto il mondo, dal design all’arte alla letteratura (e non solo), fanno parte del patrimonio estetico e culturale di Prada e Miu Miu. Quest’ultimo alle spalle vanta diverse collaborazioni con artisti del calibro di John Wesley, esponente della pop art, le cui stampe invasero i capi della collezione primavera-estate 2020. Quest’anno, invece, Miu Miu con la campagna di lancio delle nuove borse, “Ritratti sospesi”, si è ispirata alla ritrattistica classica dell’alta società del Ventesimo secolo. A posare è la top model Gigi Hadid, con lo styling di Lotta Volkova, mentre porta in spalla o in mano, i modelli “Wander ”e “Arcadie” nel nuovo matelassé Miu Miu in camoscio.
Gli scatti di Steven Meisel sono stati poi rimaneggiati, creando l’effetto “dipinto” ma realizzato digitalmente a mano, attraverso “pennellate” e sfumature che richiamano diversi stili storici. Ma non si tratta soltanto di un dipinto digitalizzato, perché osservando gli scatti si evince una certa ambiguità che fluttua tra pittura e fotografia, tra presente e passato. Altri esempi virtuosi che collegano moda e arte, si contano difficilmente sulle dita delle mani, ricordiamo tra questi, anche la campagna autunno-invero 2023 di Magliano ritratta dall’artista Giovanni Copelli. I soggetti raffigurati sono letterati, lavoratori, outsider in luoghi ordinari che ricordano la Bologna del designer emiliano. Come per gli abiti, le sfilate e le presentazioni, anche nei quadri di Copelli, gli sguardi dei personaggi sembrano guardarci dentro, comunicando fragilità e il finito.

Oggi come ieri, sono molti i casi in cui questi due mondi hanno comunicato in maniera virtuosa. Uno su tutti: i pois dell’artista giapponese Yayoi Kusama per Louis Vuitton. La maison francese creò un’intera collezione ispirata ai puntini nel 2012, per poi collaborare di nuovo con l’artista nel 2023 ma, in quest’occasione, anche i negozi furono protagonisti di un rebranding, affiancati a una serie di installazioni site specific, dalle dimensioni mastodontiche, in cui le famose zucche decorate a pois di Kusama e dai colori cangianti invasero le piazze delle più importanti capitali del mondo.