Waco 2025La guerra dei cessi è finita da tempo, ma guai a dire chi l’ha persa

La giustizia britannica ha stabilito che chiedere chi entra nei bagni non è odio, ma buon senso. Peccato che i segugi delle sfumature perdano l’olfatto quando serve dire chi ha sbagliato finora

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A Waco, dopo aver ricevuto la soffiata che l’Fbi aveva in programma di perquisire il ranch della setta dei davidiani per sospetta detenzione illegale di armi, un reporter locale chiese a un passante indicazioni stradali per arrivarci; solo che il passante era, chi l’avrebbe mai detto, un davidiano. Il passante corse ad avvisare i confratelli, questi si asserragliarono con donne, bambini, un deposito di armi e una fede incrollabile. 

Il mondo è pieno di reporter locali, persone che non escono mai di casa, ma quando lo fanno sono convinte di poter arrivare a Waco indenni, un posto dove il figlio di una quattordicenne e di un falegname aveva convinto persone instabili di essere il Messia. A Waco 2025 il gruppo dei reporter locali della complessità ha chiesto indicazioni ai passanti su dove si trovasse la Corte Suprema di Londra, ed è finito a chiedere in quale bagno andare.

La battaglia dei cessi va avanti da anni. Spero sia chiaro a tutti che se un uomo vuole entrare nel bagno delle donne, lo fa a prescindere. Quello che sembra non essere chiaro a tutti, per incapacità o malafede o spesso entrambe le cose, è che se lo Stato, o l’azienda, o il proprietario della baracca dei cessi dice che gli uomini sono autorizzati a entrare in quel bagno, lo Stato, o l’azienda, o il proprietario della baracca dei cessi stanno autorizzando un rischio. Se non vedete il rischio, o se minimizzate il rischio, il problema non sono i bagni, ma è che non riuscite a vedere un abuso nemmeno quando lo subite.

I reporter locali della complessità amano dire che una cosa che succede in continuazione in realtà non è mai successa, o se è successa cosa ti cambia, a cui segue solitamente un editoriale appassionato sul gaslightingQuello che non è mai successo davvero, invece, è che i segugi delle sfumature abbiano scritto, in uno dei loro editoriali del dolore, per quale motivo la volontà delle persone trans dovrebbe prevalere sui diritti delle donne. Ve lo dico io: è perché qualcuno ha deciso che le persone trans hanno uno standard di purezza che gli altri non hanno, come succede in tutte le religioni, perché nei dogmi non c’è niente di complesso. 

Invadere gli spazi altrui non è un diritto, e infatti nessun diritto è stato negato alle persone trans dalla Corte Suprema inglese. Quello che non è successo è che il Rotary Club delle pagine culturali abbia ricordato come il Rape Crisis Center di Edimburgo sia stato quasi smantellato perché l’amministratore delegato del centro, la trans Mridul Wadhwa, non ha protetto le vittime di stupro e i loro spazi. Roz Adams, che lavorava in questo centro, si dimette.

La causa, riprendo dalla Bbc, «era incentrata su un processo disciplinare iniziato dopo che la signora aveva ripetutamente chiesto chiarezza su come rispondere a una sopravvissuta agli abusi che voleva sapere se un operatore di supporto che si identificava come non-binario fosse un uomo o una donna». Adams li ha portati in tribunale e ha vinto. Questa, ribadiamolo sempre, è una delle tante cose che nella Fantasilandia culturale non succede.

I prossimi Pulitzer della complessità avevano chiesto informazioni anche agli amici sulla sentenza della Corte Suprema inglese, gli amici avevano assicurato che tutte le donne trans sono donne, e poi che senso ha fare domande sui dogmi, l’approccio affermativo è come l’Immacolata Concezione, è così e basta. Il problema è che l’approccio affermativo alla realtà non è dettato dalla convinzione, ma dalla convenienza. Kendrick Lamar in una canzone dice che quando si inizia a intrattenere i mediocri bisognerebbe smetterla, e alla fine il Pulitzer lo hanno dato a lui e a loro no. 

Non c’è nessuna ragione per dire che una persona nata uomo possa competere in una gara sportiva contro una donna, perché è come se fosse doping. Io li ho letti quelli che minimizzavano le gare universitarie perché non erano mica le Olimpiadi, e ho provato l’imbarazzo per procura garantito da ogni «cosa vuoi che sia». Non c’è nessuna ragione per non dire: superala, fai altro, leggiti un libro. «Quando una donna dice no è no» lo abbiamo letto in ogni editoriale che il dio della retorica ci ha mandato in terra, ma non vale quando il no è indirizzato alle persone che piacciono. 

Di solito, a questo segue editoriale su Adolescence e su quanto la generazione di genitori che non riesce a dire «no» ai figli maschi sia una generazione di falliti: eppure, un leggero sospetto dovrebbe venirgli. La mia cosa preferita, tuttavia, è la cosa su cui più si sono risentiti tutti: i festeggiamenti. JK Rowling è un mostro, le femministe sono dei mostri, non è affermativo né elegante dire a Napoleone che non è davvero Napoleone. Una volta a uno che diceva di essere Napoleone facevi un Trattamento sanitario obbligatorio, ma poi hanno stabilito che dire di essere Napoleone non è un problema di disturbo mentale perché metti che gli viene lo stigma napoleonico, e intanto le diagnosi di persone Napoleone sono aumentate in maniera esponenziale. 

Esistono persone allergiche all’acqua e diagnosi alla nascita di malattie incompatibili con la vita, esistono anche persone con la disforia di genere, e a queste persone deve essere garantito un percorso serio e non un primato di purezza. 

Tre donne si sono incontrate diversi anni fa su un forum di mamme. Io quel forum lo leggo sempre perché è la versione internazionale del gruppo delle mamme di Milano, e c’è una formula standard per le domande sul forum: AIBU?, che vuol dire Am I being unreasonable? Anni fa tre signore stavano cercando indicazioni su degli sconti, e nel 2025 quelle signore sono uscite felici dalla Corte Suprema inglese non per un reclamo sui buoni sconto, ma per una sentenza storica che spero dia loro un sacco di punti fragola. 

L’altro giorno una signora ha chiesto se fosse irragionevole ritenere una stronza la figlia del marito che aveva invitato al suo matrimonio tutta la famiglia tranne la figlia che lei aveva avuto dal precedente matrimonio. No signora, non è irragionevole, e sono assolutamente certa che il tempo le darà ragione. 

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