Oltre le etichetteCoca Puma: non c’è trucco, solo orecchie

Traghettandoci da un genere all’altro, regala frammenti ben amalgamati di elettronica, nu-jazz, rnb, funk, dream pop, indie post rock. Scrive i testi in italiano e il suo timbro delicato resta fisso in testa. Il suo tratto distintivo è un cappello calato sugli occhi. suona chitarra e tastiere, poi si serve di estratti di messaggi vocali come fossero strumenti. Costanza Puma, in arte Coca Puma, si racconta

Courtesy of Coca Puma

Olivia è una gatta che andava a trovare Costanza nella casa di campagna che apparteneva ai suoi nonni. Testimone dei momenti sospesi in cui l’artista confeziona il suo progetto da solista, il felino ha finito per ispirare il nome del primo album di Coca Puma. Ci troviamo ri-trascritto il dualismo dell’universo ovattato della Valle del Treja, in cui a volte si rifugia, e la realtà di Roma, fatta di caos, sensazioni forti e tanti stimoli. Un’incursione delicata tra i paesaggi verdeggianti della sua infanzia, che si confonde con suoni urbani più elettrizzanti. «L’obiettivo di Panorama Olivia era mettere da parte le etichette. Non soffermarsi ad incasellare le dieci tracce», ci confida la giovane artista, classe 1998. 

Ascoltandolo, emerge un mix di sonorità. Ce ne sono di calde, prese in prestito al jazz, al funk, di frammentate che ricordano i classici dell’hip-hop, di rotonde, che dobbiamo all’rnb, ed altre rimpastate con il ritmo più metallico dell’elettronica; più leggero, il pop si canticchia con piacere. Difficile definire questo stile di giovani artisti italiani che collezionano successi cucinando i generi più svariati. Eppure la tendenza si fa sentire: dai Post Nebbia in Veneto (compagni di etichetta discografica di Coca Puma, i Dischi Sotterranei), passando da Daniela Pes in Sardegna, fino a Maria Chiara Argirò a Londra.

Courtesy of Coca Puma

Ciò che distingue Coca Puma dai colleghi, forse, è una voce giovane, determinata, che non ha paura di cantare ansie e insicurezze. Al tempo stesso ci traghetta da un genere all’altro con nonchalance. I testi sono scritti in italiano, la lingua più adatta a comunicare le emozioni di una donna sensibile, dal timbro che incanta ma non sfugge, resta fisso in testa: «con il mio primo gruppo scrivevamo testi in inglese. Maturando, ho capito che l’italiano è la mia lingua, quella che sento più vicina. Soprattutto volevo provare a fare qualcosa qui, in Italia». Canta, suona chitarra e tastiere, poi si serve di estratti di messaggi vocali come fossero strumenti. «Scelgo gli strumenti pensando alla loro timbrica e a come questa possa funzionare all’interno di un brano, non c’è un trucco… solo orecchie!». In scena il suo tratto distintivo è un cappello calato sugli occhi che probabilmente si è procurata a Porta Portese, a cui dedica una traccia del disco. Forse scelto per celare la timidezza, l’accessorio si trasforma in una di quelle aggiunte che diventano parte del personaggio, che fanno sì che la gente si ricordi di te.

Courtesy of Coca Puma

La musica ha sempre fatto parte di lei. C’è un che di nostalgico che la trascina, risale agli anni Ottanta, quando ancora non era stata concepita. Ricordate le collane di audiocassette di Repubblica? Erano la sua passione. Con il padre ascoltava un sacco di disco-music, nei viaggi in auto insieme il cantautorato italiano si alternava al rock anglofono. Da piccolissima le regalano una pianola, poi un pianoforte elettrico per la Prima Comunione. È ancora bambina, quando il suo primo professore, amico del padre, parte improvvisamente in Africa, lasciandola sperimentare un’inaspettata carriera da autodidatta. «Era uno sfogo, un hobby, una cosa che mi rendeva felice, non stavo a correggermi la postura, né a decifrare un pentagramma».

Maglione over infeltrito, sguardo limpido, è proprio dalla campagna viterbese che Costanza prosegue il suo tuffo nel passato. Scopro che alla fine del liceo, decide di trasferirsi a Valencia per seguire Lorenzo e Julien, due studenti della Berklee che diventano anche membri del suo primo gruppo, i Quiver. Non potendosi permettere le rette astronomiche dell’università americana, prende lezioni private nel campus spagnolo della Berklee, carpendo i segreti del mestiere da professori altamente qualificati. Di rientro nel Belpaese, si laurea in composizione jazz al conservatorio di Roma, un percorso accademico formativo che andava intrapreso, che però la segna meno rispetto all’anno trascorso in Spagna. Da allora Roma è rimasta la sua casa, «ci litigo e poi ci faccio pace!».

Courtesy of Coca Puma

Chiamatela romantica, ma Costanza crede nell’amore:  «per fare le cose come si deve, per stare bene, ci vogliono cura e amore da condividere con le persone che ci circondano». Crede anche nel cinema, ricorrente tanto quanto la musica nel suo vissuto familiare, basta pensare che il fratello è sceneggiatore. Forse è uno dei motivi per cui, parallelamente al suo primo album, si è lasciata imbarcare in un’avventura tutta al femminile, che l’ha portata a scrivere le musiche di Quasi a casa, il primo film di Carolina Pavone. Guardando uno dei video di Costanza, la regista prende spunto per la sua storia e decide di contattarla. «Con Carolina abbiamo stretto un legame speciale: lei stava scrivendo il suo primo film e io stavo maturando l’idea di realizzare il mio primo disco. Abbiamo vissuto un momento molto simile, anche se in due ambiti diversi». 

In questa sfilza di prime volte hanno finito per farsi forza a vicenda, coinvolgendo anche un’attrice protagonista e una montatrice che debuttavano nel loro primo, grande progetto. «È stato molto catartico», riassume Costanza con un occhio già rivolto al futuro: «Tra qualche anno invecchierò, e mi auguro di continuare il mestiere. Forse i tour diminuiranno e avrò più spazio per concentrarmi sulla musica applicata ad altri ambiti, è un esercizio che mi affascina». Detto, fatto. Le hanno già chiesto di mettere in musica alcune pillole d’archivio di pochi minuti dell’Istituto Luce e di ricostituirne i suoni: le vacanze in città, i bagni nel Tevere… Un altro modo per riscoprire i segreti della sua Roma. 

La playlist di Coca Puma x Linkiesta Etc:

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