Toxic positivity I danni della retorica nel mondo della ristorazione

Al Gastronomika Festival 2024 Aurora Storari, pastry chef del ristorante stella Michelin Hémicycle a Parigi, si è confrontata con Carlo Cracco sulle difficoltà che si incontrano all’inizio di questo percorso professionale, dai momenti di solitudine ad alcuni inevitabili timori. Oggi condivide sui social un pensiero sempre attuale e concreto sullo stato della ristorazione e ne raccogliamo l’essenza, in attesa di riprendere il discorso tra pochi giorni di nuovo sul palco dei Bagni Misteriosi di Milano

©LorenzoCevaValla

A 33 anni appena compiuti, una riflessione da anziana.

Questa positivity forzatissima ad ogni costo della serie “amo il mio lavoro!”

“Ama quello che fai e non lavorerai un giorno della tua vita”.

“I miei colleghi, la mia famiglia”.

Sono messaggi mistificanti e soprattutto ci allontanano dalla realtà dei fatti, e se il nostro settore oggi è in crisi non è colpa del fine dining, bensì di questa retorica falsissima dove devi essere felice fino alla nausea, dimenticandoci che essere chef è, sì, tantissime cose, ma in primis è un mestiere, anche molto duro.

Cucinare per me è fondamentale, mi permette di esprimermi, mi rende libera, ma per anni ho pensato che bastasse essere appassionati ma, spoiler: con la passione non ci campi, anzi se non la sai gestire ti logora.

Non è un mestiere facile, è usurante e a volte i nervi non reggono, a volte crei un piatto che fa schifo, a volte lavori come un cane per poi fare un servizio di merda.

Succede e alle nuove leve bisognerebbe insegnare che è un impegno, svegliarsi ogni giorno e fare qualcosa per qualcuno che non ci conosce e ci paga per un servizio, che serve pragmatismo, che non si può sempre sognare, perché a forza di parlare di sogni e passione ci ritroviamo ad essere, oggi, una delle categorie di lavoratori con meno tutele.

Bisognerebbe smetterla di far credere che sia sempre bello perché la passione ci muove, e forse cominciare a vederlo per quello che è, un lavoro con i suoi pro sicuramente, ma altrettanti contro.

Che poi questa roba le nuove generazioni la capiscono eccome, siamo noi che siamo cresciuti col pensiero tossico che un ristorante sia la famiglia a cui devi voler bene per forza.

©LorenzoCevaValla

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