Val bene una massaLa crisi di legittimità dei leader politici francesi

Emmanuel Macron, François Bayrou e Marine Le Pen hanno bisogno di rafforzare la loro immagine all’interno del Paese, ognuno con le sue esigenze

AP/Lapresse

I principali leader della politica francese stanno vivendo una delle fasi più incerte della storia recente. Emmanuel Macron è protagonista a livello internazionale, ma fatica a parlare alla Francia. Il premier François Bayrou è schiacciato da un’agenda economica necessaria ma impopolare. Marine Le Pen, condannata in primo grado per appropriazione indebita di fondi pubblici, è fuori gioco per l’Eliseo. Per motivi diversi i tre leader si muovono all’interno di un orizzonte comune: la ricerca di legittimità. Politica, istituzionale o elettorale.

Macron continua ad avere un ruolo centrale nella scena internazionale. Il presidente francese ha assunto una funzione attiva nel sostenere l’Ucraina sia diplomaticamente che militarmente ed è il leader più vicino a Volodymyr Zelensky. La Francia guida il gruppo dei volenterosi insieme al Regno Unito e Parigi continua a ribadire l’importanza dell’autonomia strategica europea, promuovendo iniziative per rafforzare la difesa comune.

Negli ultimi giorni ha accolto a Parigi Friedrich Merz nella sua prima uscita ufficiale da cancelliere tedesco. L’obiettivo è chiaro: rinsaldare l’asse franco-tedesco per rafforzare la difesa europea all’interno della Nato. Macron inoltre firmerà con il polacco Donald Tusk un trattato di cooperazione rafforzata in materia di difesa ed economia, in risposta alle crescenti minacce regionali. Tra le potenze europee manca all’appello l’Italia che per il momento resta ai margini delle discussioni più importanti a causa delle ambiguità del Governo sui temi strategici.

Il rapporto con Donald Trump è invece teso ma pragmatico. Il francese ha sempre cercato di tenere un dialogo aperto con la Casa Bianca ma non sono mancati gli attriti come nella sua ultima visita a Washington quando Macron ha corretto pubblicamente il Presidente americano sul sostegno all’Ucraina.

Tuttavia, l’inquilino dell’Eliseo sembra intravedere nelle oscillazioni politiche di Trump un’opportunità per accelerare il rafforzamento dell’autonomia europea in settori chiave come quello militare e tecnologico. Lo ha fatto capire chiaramente qualche giorno fa alla Sorbona di Parigi quando ha lanciato insieme ad Ursula von der Leyen il programma “Choose Europe for Science” che prevede un investimento di seicento milioni di euro (cinquecento dall’Unione europea e cento dalla Francia) per rafforzare la leadership nella ricerca scientifica e attrarre ricercatori dalle università americane.

Macron finirà il secondo mandato nel 2027 e la prossima tappa del suo percorso potrebbe portarlo lontano da Parigi per un ruolo internazionale di primo livello. Una brillantezza a livello internazionale che si scontra con una certa impopolarità in Francia dove viene percepito sempre di più come un leader distante e poco empatico. Le riforme di questi anni — spesso necessarie — sono state anche profondamente impopolari e i sondaggi dicono che il consenso interno ne ha risentito pesantemente.

Una difficoltà che di riflesso colpisce anche il governo e il suo primo ministro François Bayrou che a dicembre è diventato il quarto premier francese in un solo anno (un primato di instabilità inusuale in Francia). Bayrou è stato subito costretto ad affrontare delle sfide complicate come la chiusura del bilancio in una situazione economica molto complessa.

Per approvare la legge finanziaria 2025 ha fatto ricorso all’articolo 49.3 della Costituzione, che consente di bypassare il voto parlamentare, scatenando le proteste da parte dell’opposizione. Nonostante abbia superato tre mozioni di sfiducia, l’immagine è di un esecutivo debole e Bayrou si muove in un perimetro stretto: deve costruirsi legittimità e consenso politico ma per farlo avrebbe bisogno un margine economico e di spesa che al momento non ha.

Ma di fronte ad un Governo in difficoltà, nemmeno l’opposizione naviga in buone acque. Marine Le Pen sarà ineleggibile per i prossimi cinque anni a seguito della sentenza di condanna del 31 marzo per appropriazione indebita di fondi pubblici. Un duro colpo per il Rassemblement National nella corsa all’Eliseo per il 2027. Le Pen ha definito la sentenza una “decisione politica” ma il suo tentativo di mobilitare l’opinione pubblica organizzando grandi manifestazioni di piazza non ha riscosso l’adesione sperata.

Il suo successore naturale sembra essere Jordan Bardella, giovane presidente del RN che potrebbe correre per l’Eliseo e proporre Le Pen come primo ministro. La coabitazione con la leader storica aprirebbe scenari inediti di gestione del potere, con il rischio di continue sovrapposizioni e difficoltà nel definire ruoli e responsabilità. Già all’interno del partito sono emerse alcune divergenze non solo sulla linea politica estera ma anche sulla strategia comunicativa e sul posizionamento rispetto alle istituzioni.

Bardella spinge per una linea più moderata e atlantista, in sintonia con il profilo assunto da Giorgia Meloni. La corrente di Le Pen invece ha sempre tenuto posizioni più filorusse ed euroscettiche. Una transizione della leadership tutt’altro che semplice da gestire. La presenza ingombrante di Le Pen, ancora molto influente nonostante l’interdizione, rende complicata la piena affermazione di Bardella. La leader storica del partito peraltro ricorrerà in appello contro la sentenza di primo grado.

La sfida cruciale dei tre principali protagonisti della politica francese sarà consolidare la propria legittimità. Macron resta forte fuori dai confini, ma fatica internamente. In ogni caso tra due anni lascerà definitivamente l’Eliseo e i liberali dovranno trovare qualcuno che raccolga la sua eredità. Bayrou potrebbe avere ancora qualche margine se riuscirà a far coesistere il rigore economico con la ricerca di consenso, un compito arduo. Le difficoltà del Rassemblement National, infine, evidenziano i limiti di un progetto che, con rare eccezioni, non è ancora riuscito ad esprimere una classe dirigente pienamente all’altezza. Molto dipenderà ancora una volta dalle mosse di Marine Le Pen.

In questo momento, i due principali poli politici francesi sono alla ricerca di un nuovo baricentro e probabilmente a fare la differenza sarà proprio la capacità di governare questa delicata fase di transizione.

X