Crescita disegualeLa Grecia cresce, ma resta tra i Paesi più poveri e insoddisfatti d’Europa

Sebbene il Pil greco cresca più della media europea, una fetta rilevante della popolazione vive in condizioni di vulnerabilità economica. Salari stagnanti, giovani in fuga e un welfare carente mettono in discussione la tenuta sociale del paese

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La lunga crisi economica che ha colpito la Grecia a partire dal 2009 sta continuando a manifestare le sue conseguenze sulle condizioni di vita di una porzione significativa della popolazione ellenica, alle prese con problematiche di sussistenza ed esclusione sociale. L’Agenzia statistica dell’Unione Europea (Eurostat) ha evidenziato in un rapporto, riportato da Greek Reporter, come il 26,9 per cento dei cittadini sia a rischio povertà ed esclusione sociale, la terza percentuale più alta del blocco comunitario dopo quelle di Bulgaria e Romania e superiore al ventuno per cento che rappresenta la media degli Stati membri dell’Unione Europea.

La situazione è peggiorata tra il 2023 e il 2024, con una crescita percentuale dello 0,8 per cento e il dato reale potrebbe essere ancora più alto perché i gruppi più marginalizzati, come la minoranza Rom e i detenuti in carcere, vengono spesso esclusi da questi conteggi. L’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse) ritiene, invece, che i greci siano i secondi più poveri d’Europa dopo i bulgari, con i salari reali che si sono ridotti del trenta per cento rispetto ai livelli pre-crisi del 2009.

Il governo del primo ministro Kyriakos Mitsotakis ha provato a limitare le ricadute dell’aumento del costo della vita incrementando i salari minimi, che dallo scorso 1 aprile sono passati da ottocentotrenta a ottocentottanta euro al mese. Si tratta di una misura che ha riguardato oltre un milione di dipendenti pubblici e privati ed è il quinto aumento dei salari minimi implementato dal 2019 a oggi.

Le condizioni di vita dei cittadini greci contrastano con gli indicatori macroeconomici del Paese, significativamente migliorati nel corso degli ultimi anni. L’economia di Atene ha registrato un tasso di crescita superiore a quello della zona euro sin dal 2021, con un incremento del 2,4 per cento del Prodotto interno lordo nel 2024 e buone prospettive di crescita, come riportato dall’Ocse, anche nei prossimi anni.

Le previsioni indicano, inoltre, che il tasso di disoccupazione dovrebbe ridursi dall’11,1 per cento del 2023 all’8,9 stimato per il 2026 e che il debito pubblico, che pochi anni fa sfiorava il duecento per cento del Prodotto interno lordo, si contrarrà dal 163,9 per cento del 2023 al 148,1 per cento del 2026.

Il quotidiano svizzero Neuer Zürcher Zeitung ha riportato le voci di alcuni osservatori scettici, come l’analista politico e giornalista Nick Malkoutzis, che ricorda come i progressi siano in parte dovuti a fattori temporanei come il Recovery Fund dell’Unione Europea, da cui Atene ha ricevuto aiuti molto significativi e che è destinato a esaurire i suoi effetti nel 2026.

La crescita economica è stata trainata dal settore turistico e da quello edile, che hanno sperimentato una significativa ripresa nella fase post-pandemica, ma il consulente economico indipendente Jens Bastian ritiene che proprio la dipendenza dal turismo rappresenti un fattore di rischio e che siano presenti debolezze strutturali e deficit che non compaiono nei dati macroeconomici. L’inefficienza dell’amministrazione pubblica e delle imprese statali, ma anche gli effetti del cambiamento climatico, come l’aumento del numero di incendi annuali e le inondazioni che provocano perdite di vite umane e danneggiano il settore agricolo e turistico.

Il Financial Times aveva provato a fornire una spiegazione sulla bizzarra situazione in cui si trova la Grecia, alle prese con alti tassi di povertà e di crescita. Il quotidiano britannico ha evidenziato come la Grecia abbia subito danni economici eccezionali in seguito alla crisi del 2010 e questo shock, secondo il dirigente economista del Mazars Wealth Management George Lagarias, non ha quasi precedenti nei tempi moderni se si esclude la grande depressione americana degli anni Trenta.

Questa situazione ha prodotto conseguenze nefaste su molti settori produttivi mentre il tasso di natalità, in forte decremento, ha registrato un picco minimo nel 2022 che si associa a un progressivo invecchiamento della popolazione, con molti giovani che lasciano il Paese ogni anno per cercare fortuna all’estero. La crisi, secondo il Financial Times, ha creato una voragine che potrebbe richiedere tempi molto lunghi, pari a una generazione, per essere superata del tutto e la ripresa economica va, dunque, inserita in un contesto di forti precarietà e difficoltà.

Non è così strano, dunque, che i greci, secondo quanto riportato dall’Eurostat e citato dal portale Tovima, siano al secondo posto tra le popolazioni meno soddisfatte della propria vita tra gli Stati membri dell’Unione Europea e al terzo posto se si prende in considerazione l’intero continente.

L’insoddisfazione e la precarietà economica rischiano di generare conseguenze politiche ma, al momento, il partito conservatore Nuova Democrazia di Mitsotakis, al potere dal 2023, continua a godere di consensi significativi. I sondaggi più recenti lo vedono oscillare tra il ventinove e il trenta per cento dei voti mentre il campo delle opposizioni è molto frammentato.

Il partito populista di sinistra e anti-establishment Rotta per la Libertà si contende la seconda posizione con i socialisti del Pasok, ma entrambi oscillano di alcuni punti percentuali sopra o sotto il quindici per cento dei consensi. Syriza, provata da una lunga fase di crisi, ha meno del dieci per cento dei voti e lo stesso vale per il Partito comunista, mentre la destra ultranazionalista di Soluzione Greca è stimata intorno al dieci per cento dei consensi.

La presenza di un sistema elettorale proporzionale con premio di maggioranza e la litigiosità dei partiti politici greci favorisce, al momento, Nuova Democrazia e il premier in carica, consentendogli di guardare con fiducia alle elezioni previste per il 2027. I problemi socio-economici dei greci potrebbero, però, rivelarsi un boomerang di lungo corso per l’esecutivo in carica

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